GLI EDITORIALI DI LUCA ROSSI

In questa sezione trovate una serie di articoli redatti da Luca Rossi che parlano di vita quotidiana. Sono espressioni di eventi e stati umorali che riguardano il mondo ai giorni nostri. 

Se vi piace leggere abbiate cura e scorrete ogni articolo a cuor leggero e con qualche sorriso, per ricavare la stessa amozione di chi quel giorno lo ha redatto.

Buona lettura...


 VERITÀ NASCOSTE: Cani non fate cagate!

 Il Mondo non ha verità assolute, c'era chi diceva che la verità è come l'acqua, prende la forma del contenitore che la contiene. Tempo fa mi sono chiesto che contenitore mi fosse congeniale, forse il pitale, ma allora non trovai risposta.

Col tempo poi ho capito che il mondo e l'umore delle persone cambiano così rapidamente che la verità non esiste, ossia, esistono verità personali, quelle di quel momento lì.
Per questo motivo non si può pensare che esistano leggi immutabili, esistono parole e pensieri che cambiano, si evolvono e molto spesso si perdono in deliri che ai giorni nostri sono sempre più frequenti.
Amarcord che in Austria ho finto di essere sordo e muto.
Magalì ed Estrid correvano in un grande prato tra le case, all'improvviso si è fermato un furgone con su un krukko che urlava ed imprecava verso i cani, poi continuando a sbraitare è giunto verso me mentre urlava frasi a me incompresibili. Il burgundo, si tappava il naso e diceva hunde, hunde, hunde, ho inteso volesse dirmi che i kani kagano e quindi puzzano.
Io a gesti gli ho fatto capire che non sentivo, che non potevo parlare, ed è stato impressionante osservare come ciò abbia prodotto un cambiamento simultaneo nel suo atteggiamento. Era spiazzato, attonito, quasi imbarazzato, il "magnawurstel" non poteva replicare. La mia disabilità, fortunatamente simulata, aveva cambiato il punto di vista, la realtà, per questo era inutile seguitare.
Al Signor Kartofen è rimasta una sola alternativa, salire sul suo scalcinato furgone (che emetteva un puzzolente fumo nero) e proseguire verso la sua meta, mentre Io richiamavo Magalì ed Estrid a gesti, per sostenere la parte del sordo muto fino in fondo.
Non esiste una sola verità o una sola realtà, ma ne esistono tante, tante quanti sono gli individui. E' quindi difficilissimo avere il potere dell'etica della circostanza, la gestione di quell'esatto momento. La realtà è falsata dagli stati d'animo e dall'immediato pregresso. Non è facile essere giusti, bisogna stare concentrati.
Per non restare ammorbato e per esperienza faccio fatica a pensare che ci siano regole e dogmi assoluti, mi viene meglio ipotizzare una serie di cambiamenti continui (che amo chiamare evoluzione) tesi alla ricerca estenuante della realtà, che ancor oggi sfugge sempre e comunque.
Non ho voluto discutere con il kaiserfranz inferocito, forse così furioso per aggressività ridiretta causata dalle intemperanze mattutine della sua amata frau. Di certo i miei cagnotti ed il loro sfintere non c'entravano niente con i suoi guai.
Così, come ospite in terra straniera, ho cercato di capire il suo punto di vista, le sue ragioni, anche le sue convizioni se vogliamo, ma mi è risultato difficile condividerle.
Si sa che tutti i kani kagano, ma si sa che basta "raccoglierla", ed Io avevo 4 buste del supermercato Billa, che avrebbero raccolto le deiezioni di tutto il circondario canino del Kaiser Franz Joseph e della Prinzessin Sissi.
La mente umana è capace di modificare la realtà fino a rendere le balle credibili, per questo motivo diventa necessaria la tolleranza, soprattutto nel nostro tempo, per mantenere la dignità degli uomini giusti.
L.R.


AVE MARIA
"Eh la Madonnaaaa" è l'affermazione più usata dal meneghino Renato Pozzetto davanti alle poppe nude ed insaponate della prosperosa Edwige Fenech.
Ehhh taaac, la Vergine Maria è tirata in ballo per chiedere la grazia, miracoli e per imprecare contro la malasorte degli eventi della vita. Spesso è Lei che viene vilipesa in originali frasi blasfeme, che purtroppo, la vedono tristemente protagonista nelle espressioni quotidiane di uomini e donne, stizziti o furiose.
I Veneti e i Toscani sono il top nelle classifiche dei bestemmiatori. L'Immacolata concezione è oltraggiata in continuazione e con lei suo figlio che, spessissimo, viene tirato in ballo. Ho un Amico meccanico toscano che bestemmia prima e dopo ogni parola e che a volte non resiste, taglia la parola in due e ci pianta dentro "una Madonna". (serba ... bestemmia ... toio)
La Madonna che piange, che appare e scompare come nel nascondino, manifestazioni mariane che da sempre accompagnano veggenti e visionari più o meno farlocchi.
Povera Beata Vergine, stiracchiata per le celesti vesti in giro per il pianeta.
Uno dei più grandi esperti viventi, l'abbé René Laurentin, ha redatto un monumentale Dizionario dedicato alle apparizioni della Beata Vergine Maria, pubblicato in italiano nel 2010, una raccolta di oltre duemila interventi straordinari della Madonna dagli inizi del cristianesimo a oggi.
Solo quindici apparizioni hanno avuto un riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa.
Per il Vaticano, la Madonna ha determinato la sua presenza in giro per il globo a:
Laus (Francia) 1664-1718, Benôite Rencurel;
Roma 1842, Alfonso Ratisbonne;
La Salette (Francia) 1846, Massimino Giraud e Melania Calvat;
Lourdes (Francia) 1858, Bernadette Soubirous;
Champion (Usa) 1859, Adele Brise;
Pontmain (Francia) 1871, Eugène e Joseph Barbedette, François Richer e Jeanne Lebossé;
Gietrzwald (Polonia) 1877, Justine Szafrynska e Barbara Samulowska;
Knock (Irlanda) 1879, Margaret Beirne e diverse persone;
Fatima (Portogallo) 1917, Lucia Dos Santos, Francesco e Giacinta Marto;
Beauraing (Belgio) 1932, Fernande, Gilberte e Albert Voisin, Andrée e Gilberte Degeimbre;
Banneux (Belgio) 1933, Mariette Béco;
Amsterdam (Olanda) 1945-1959, Ida Peerdemann;
Akita (Giappone) 1973-1981, Agnes Sasagawa;
Betania (Venezuela) 1976-1988, Maria Esperanza Medano;
Kibeho (Ruanda) 1981-1986, Alphonsine Mumereke, Nathalie Ukamazimpaka e Marie-Claire Mukangango.
La Chiesa si è espressa favorevolmente attraverso decreti che riconoscono la presenza mariana nei luoghi sopra indicati.
E' già da qualche anno che si sente parlare della Madonna di Medjugorie in Bosnia Erzegovina. Centinaia di pullman, con a bordo gruppi di fedeli mariani, lasciano il bel paese recitando l'Ave Maria sgranando il Santo Rosario, con destinazione la terra delle apparizioni. Fedeli in cerca di redenzione, grazie e miracoli per un futuro di speranza e consolazione.
Di certo tornano da Madjugorie con santini, rosari e statuette, nei negozi di articoli religiosi, si trova una strana coroncina del Rosario, ha infatti, sette volte tre grani, non è una bizzarria commerciale, ma serve a recitare sette Pater, Ave e Gloria. I viaggiatori portano a casa anche il set di piatti in ceramica, compresi nel prezzo del biglietto della speranza, corrisposto all'agenzia organizzante. E pensare che nel Settembre 1995, due Tornado dell' Aeronautica decollati a quaranta chilometri da casa mia, con il loro carico di bombe Nato, colpirono i bunker e gli arsenali dell' esercito di Ratko Mladic.
Come cambia in fretta il mondo!
La questione delle misteriose apparizioni della vergine Maria, è tornata alla ribalta dopo le dichiarazioni del vescovo di Mostar, Ratko Peric, che sul sito della diocesi, ha pubblicato una scottante dichiarazione. Secondo l'alto prelato l'apparizione della Beata vergine, sarebbe tutta una montatura!
Il vescovo infatti afferma senza peli sulla lingua: "Tenendo conto di tutto quel che è stato esaminato e studiato da questa Curia diocesana, incluso lo studio dei primi sette giorni delle presunte apparizioni, si può pacificamente affermare: La Madonna non è apparsa a Medjugorje!
"Eh la Madonna" esclamerebbe Pozzetto!!!!
Secondo il vescovo di Mostar, sotto la cui giurisdizione ricade la cittadina delle presunte apparizioni mariane, quella che sarebbe apparsa a Medjugorie è una immagine ambigua:
"La figura femminile che sarebbe apparsa a Medjugorje si comporta in modo del tutto diverso dalla vera Madonna, Madre di Dio, nelle apparizioni riconosciute finora come autentiche dalla Chiesa: di solito non parla per prima; ride in maniera strana; a certe domande scompare e poi di nuovo ritorna; obbedisce ai 'veggenti' e al parroco che la fanno scendere dal colle in chiesa sebbene controvoglia. Non sa con sicurezza per quanto tempo apparirà; permette ad alcuni presenti di calpestare il suo velo steso per terra, di toccare la sua veste e il suo corpo. Questa non è la Madonna evangelica".
I fedeli, e in primis il giornalista Paolo Brosio, dovranno farsene una ragione o tappare la bocca al Vescovo di Mostar che pare provi piacere a tirarsi la zappa sui piedi. Forse sarebbe preferibile cercare la Vergine Maria a mani giunte in una riflessione personale, nella propria intimità casalinga, e chiedere forza, coraggio e consolazione per un futuro migliore!
... per la Madonna.... hip hip urrà!
L.R.


BENETTON DE BENETTONI
...ma un Paperon de Paperoni, quanto danaro si deve imbertare ancora per raggiungere la felicità? E' evidente che il ricco sfondato, deve per forza essere affetto dall'ossessione di contar danaro, dove, il livello pulsionale è esageratamente eccessivo rispetto al livello razionale della necessità.
Mi viene da pensare che il nababbo più ne ha, più ne vorrebbe.
Faccio riferimento a famiglie notoriamente abbienti che, per nepotismo o per abilità imprenditoriali, hanno l'oro nei rubinetti del cacatolo di casa.
Questi famosi danarosi, si prestano direttamente o indirettamente a speculazioni che spolpano il popolazzo, che avendo le tasche vuote, elegge tribuni urlanti imprecazioni e reclami.
Lasciamo stare i fannulloni ante litteram, guardiamo piuttosto ai giorni nostri, anche il volenteroso piccolo imprenditore gronda sangue e disperazione. Anche la media borghesia non ce la fa più a pagare i dipendenti, a far fronte alla tassazione e a sfamare i propri figli.
Colpa del sistema!
L'idea di recuperare risorse per rilanciare l'economia non mi pare una brutta ispirazione, anche nella parsimonia famigliare di norma si fa così, si controllano le spese, si cerca di ponderare gli acquisti, si vende qualcosa che non si usa più, ed il ricavato si investe per rilanciare il sistema produttivo di mamma e papà, il tutto per il bene comune.
Così pare semplice!
Nell'era del baratto poi, si usava la legge del" Do ut Des" questa è una frase latina dal significato letterale «io Do affinché tu dia» e senso traslato «scambiamoci queste cose in maniera ben definita» anche in Amore dovrebbe essere così (Vi comunico che in questi giorni ho capito che da anni prima ho imparato ad amare e poi sono diventato un architetto dell'amore più spiccio, quello da materasso).
Oggi invece, se desidero comprare una televisione nel centro commerciale, entra nella trattativa un soggetto per me indesiderato, la Banca.
Così imperano finanziamenti a lungo termine, veri e propri obblighi studiati a tavolino dai potenti economisti per fidelizzare l'acquirente ed obbligarlo a cedere. All'interno del SuperTVCenter non si può più pagare in contanti, o almeno fino ad una certa cifra.
Ecco che l'economia fittizia riesce ad intrufolarsi nel baratto del popolo, li comincia le speculazione e va avanti su tutti i fronti spudoratamente.
Il denaro che circola deve passare dalla Banca!
Le storie delle autostrade e del ponte crollato a Genova, sono operette da quattro soldi.
Un momento, chiniamo pure la testa e "zitti e mosca" per il rispetto che si deve a chi innocentemente ha perso la vita, ma questa tragedia immane, dovrà pur insegnare qualcosa, dovrà pur obbligare a mescolare il mazzo e portare ad un cambiamento radicale e migliorativo.
Il primo passo è l'indagine.
Io non lo so, la butto lì.... la butto lì, il ponte è crollato perché vecchio, perché progettato per un numero di transiti inferiori e meno pesanti rispetto alle esigenze attuali, perché non sono stati fatti ne' controlli scrupolosi sulla staticità dei carichi, ne' eventuali interventi tesi ad irrobustire la struttura dove necessario. Bingo!
Chi doveva fare tutto questo? Il Proprietario del ponte o il suo concessionario secondo un contratto di locazione. Il Proprietario è lo Stato Italia, il locatario è La Società Autostrade per l'Italia spa. Questa società per azioni italiana, è stata costituita nel 2002 ed ha come attività la gestione in concessione di tratte autostradali, nonché lo svolgimento della rispettiva manutenzione. Atlantica incassa milioni di euro al giorno grazie si pedaggi autostradali. La società fa parte del gruppo Atlantia, che ne possiede il 100% del capitale sociale e fa riferimento, come principale azionista, alla famiglia Benetton.
I pedaggi autostradali pagati in continuazione da chi usa l'asfalto della A10 vanno ad Atlantia, che in parte dovrebbe usarli per la manutenzione di strade e ponti, e in parte vanno nei dividendi degli azionisti ed in primis alla famiglia Benetton.
Mo basta, .... basta inviare i pedaggi autostradali, fiumi di dobloni ogni giorno nel deposito di Ponzano Veneto di Benetton de Benettoni, mi domando se non ne abbiano già abbastanza per la nuotata ossessiva, come da anni fa appassionatamente il papero Disneyano.
Se la responsabilità dal punto di vista probatorio pare essere di Atlantia, se il giudizio finale del tribunale confermerà le attuali ipotesi, bisognerà bloccare immediatamente mentecatti, caratterizzati da sfacciataggine giustificatoria che rasenta l'impudicizia, e far pagare alla società Autostrade per l'Italia, il conto del grave evento funesto causato alla capitale del pesto.
Ma non basta, e qui che si deve mescolare il mazzo!
Invece di declassare a bettola piena di mediocri siurette e nullafacenti il nostro Parlamento, bisogna tutti insieme, tutti insieme, accendere un cero alla Madonna, affinché chi legifera, chi vota e chi governa, si prenda davvero a cuore le sorti di questa sgangherata Italia per rimetterci sulla retta via.
La logica dopo sentenza fa pensare che:
Il ponte a Genova lo deve ricostruire la Società Autostrade per l'Italia.
I danni a cose e persone causati dal crollo del ponte, li deve pagare la Società Autostrade per l'Italia.
Le autostrade sono di proprietà dello Stato Italiano e la loro costruzione è già stata pagata dagli abitanti con anni di costosi pedaggi. Basta speculazioni.
Lo Stato deve togliere i pedaggi autostradali, via caselli, via tele pass, via code alle uscite, ed istituire la vignetta per l'uso delle autostrade come fanno da anni altre nazioni europee. Una quota annuale fissa, per chi usa la viabilità veloce per un anno intero, e una quota ridotta per uso con tempo limitato di dieci giorni. L'incasso delle quote annue va utilizzato per la manutenzione ed i controlli di tutta la rete affidate, dopo regolare bando, a società locali speciali certificate e controllate.
Quello che è in alto è destinato a cadere, si chiama forza di gravità, bisogna andare sotto terra con le gallerie e non in cielo!
Con quella faccia un po'così
Quell'espressione un po'così
Che abbiamo noi prima d'andare a Genova
E ogni volta ci chiediamo
Se quel posto dove andiamo
Non c'inghiotte, e non torniamo più...
L.R.


... CHE CULO!
A queste due parole, siamo soliti dare più significati a seconda del contesto in cui vengono pronunciate. Siamo sempre in bilico, più o meno su per giù, tra la fortuna e l'estetica del didietro di una donna o di un uomo. Si perché, pare che anche le donne siano particolarmente attratte dal deretano, ovviamente da quello dei maschietti. Quindi se scrivo culo non tacciatemi di volgarità, è inutile prendersela con le parole, badate ai concetti.
Un uomo che si trova alle spalle di una femmina, difficilmente porta i suoi occhi sulle sue scapole, di norma lo sguardo è volto più in basso. Il motivo per cui ciò avviene, è da ricollegarsi al fatto che l'organo in questione vive di vita propria, indipendentemente dalla donna che lo porta in giro. Alcune signore lo mostrano con orgoglio, altre vorrebbero che passasse inosservato, ma "lui", è sempre capace di attirare l'attenzione di chi gli sta vicino. La donna tuttavia, con le sue movenze, può dare un valore aggiunto al nostro modello, anche se i movimenti consentiti non sono poi cosi numerosi. E' proprio la forma, ed il fatto che sia diviso in due "mele", che gli consente di comunicare. Ad esempio, ve ne sono alcuni timidi, altri vistosi, altri vispissimi. Personalmente conosco un "melista", non certo discreto ammiratore, che minaccia il suo harem di aprirle tutte in due come una mela!
Ci sono poi fondoschiena che desiderano proprio farsi notare, costringendo inconsciamente la gentil signora a spingerlo all'indietro, in maniera da sporgere il più possibile. Per la donna è semplice, basta scaricare il proprio peso prima su una gamba e poi sull'altra alternativamente, così lo "strumento" si mette in bella mostra.
Il linguaggio del "paniere" poi si eleva durante il movimento. Durante la camminata da il meglio di se, si muove avanti, indietro, di lato, in su, in giù, in tondo e le "mele" lo accompagnano in modo asincrono in questo spettacolo motorio che è in grado di scaldare negli uomini il cuore e anche un pò più in giù. Insomma è una tempesta perfetta!
Dallo studio approfondito della cinematica (materia che studia i movimenti) rilevo una serie di moti propri del podice e adesso ve li spiattello per bene così accontento il popolazzo:
SINCRONIZZATO: lieve movimento laterale collegato al passo della donna. Andatura lenta.
A PENDOLO: movimento largo laterale che porta l'organo vicino alle mani del passante
A GONDOLA: il movimento è mosso avanti e indietro con dondolio alternato.
RITMATO: le due mele si alternano in movenze su e giù. E' uno dei miei preferiti.
BALLONZOLATO: si muove da tutte le parti in modo imprevedibile è indisciplinato.
TRAINATO: è mal sopportato e di norma accompagna educande e donne di chiesa che hanno fatto tutto nella vita, ma arrivano vergini all'altare.
Il fondoschiena poi, viene utilizzato nelle espressioni del volgo correnti, in decine di modi ed abbinato ad aggettivi o altri sostantivi, decreta la sua duttilità di utilizzo. Vi faccio alcuni esempi linguistici correnti per vostro diletto:
... essere culo e camicia: di due persone amiche e molto affiatate
... faccia da culo: faccia tosta sfrontato spudorato insolente
... leccare il culo: adulare ammiccare incensare leccare i piedi
... mandare a far in culo: mandare a farsi friggere non volerne più sapere di qualcuno
... metterlo nel culo: ingannare tradire buggerare frodare
... pigliare per il culo: deridere raggirare ridicolizzare canzonare
... avere culo: avere fortuna
... botta di culo: significato bivalente, colpo di fortuna improvviso, emissione di gas
... presa per il culo: celia beffa burla
... prenderlo in culo: rimanere fregati
Come avete letto il nostro modello è in grado di suscitare entusiasmi sia maschili che femminili, ma ora che siete arrivati a leggere fin qui, dimenticate ciò che hanno divorato i vostri occhi, perché le parolacce non si dicono e si rischia poi di fare figure del ca..o!
L.R.


OGNI RAZZA SIEDE SULLA PROPRIA FORTUNA E NON LO SA!
Per vivere bene ci vuole del culo, non basta la cultura, (che già di per se ricorda il bistrattato organo) neppure i quattrini, neppure l'amore che va e che viene e che fa soffrire, incazzare.....ci vuole del culo, solo quello, perché poi il resto arriva da sè!
La frase "ci vuole del culo" quindi significa avere fortuna.
Io non capisco che cosa c'entri la buona sorte con il fondoschiena? Si perché non è solo un modo di dire italiano, gli spagnoli per esempio dicono "tener culo" e gli inglesi booty (fondoschiena) che vuol dire anche bottino, vincita, da li, fortuna.
Secondo me il termine culo, non dovrebbe essere sprecato e quindi andrebbe usato solo per riferirsi a quello delle donne, perché quello maschile è tutt'al più un deretano, per i bambini poi diventa popò, sia per i maschi che per le femmine senza nessuna distinzione. Il culo unisce tutti i popoli perché è una di quelle sei parole che sono alla base culturale di qualsiasi etnia, in italiano poi è parola breve, facile da ricordare, e quando la si pronuncia, la bocca prende proprio la forma del centro del nostro argomento.
L'etologo Desmond Morris ha dedicato diverse pagine all'argomento, nel bellissimo libro "L'uomo e i suoi gesti". Allora adesso che mi sono documentato per bene, vi spiego il significato evolutivo che hanno i glutei?
Per fare questo bisogna osservare che uso ne fanno le specie più vicine a noi, ovvero i primati come ad esempio i babbuini dal culo rosso. "Pare che le grosse e rotonde natiche femminili siano un antico segnale di richiamo sessuale, l'equivalente umano del gonfiore delle femmine degli altri primati" scrive Morris. "Per lanciare un segnale sessuale al maschio, la scimmia femmina gli presenta il posteriore nel modo più cospicuo possibile". Tale mutamento non ha luogo invece nella femmina umana: le natiche rimangono 'gonfie' per tutta la fase riproduttiva della sua vita (quella ha un bel culo) proprio come lei stessa è sempre sessualmente responsiva. Ai due emisferi delle natiche femminili fanno riscontro i due emisferi dei seni. Così, quando l'uomo ha iniziato a stare in piedi verticalmente a causa della nostra peculiare postura di locomozione, la parte 'di sotto' (i seni) è diventata 'il davanti' e questo davanti è l'area più prontamente disponibile per le esibizioni sessuali. Ora capite perché gli uomini guardano volentieri un bel generoso seno femminile. Dunque, i glutei sono un segnale primario di disponibilità sessuale, mentre il seno è un segnale derivato: riproduce le forme dei glutei sul davanti, ma sono anche segno di fecondità: un sedere rotondo segnala la presenza di estrogeni e di sufficienti riserve di grasso per affrontare la gravidanza e l'allattamento, evviva le "busgnone" che riscaldano freddi e lunghi inverni e sfamano poppanti che altrimenti strillerebbero.
Ma non è tutto. "In alcuni gruppi etnici" aggiunge Morris "il segnale delle natiche raggiunge estremi molto maggiori di quanto si sia abituati a vedere in occidente. Nelle tribù africane dei boscimani e degli ottentotti esiste una condizione nota come steatopigia, in cui le natiche diventano due enormi protuberanze grasse, di dimensioni parecchie volte maggiori a quelle delle natiche ordinarie e qui le culone potranno tirare un respiro di sollievo. Forse la risposta maschile moderna agli 'emisferi' femminili deve molto della sua forza a questa antica condizione, che certo faceva delle natiche femminili un potentissimo segnale di identità sessuale."
Dunque, tirando le somme: i glutei sono simbolo di femminilità, sesso, fecondità, attrattività, felicità (che, etimologicamente, significa fecondità).
Per il linguista Ottavio Lurati, le parti anatomiche collegate alla riproduzione hanno un valore vitale così alto che sono usate simbolicamente "come forze apotropaiche per allontanare il dolore, la magia, il male, il malocchio: dunque, aver culo significa aver fortuna". La spiegazione è plausibile, visto che la sessualità è vita e come tale scaccia la morte.
Un bel sedere è per una donna un grande vantaggio perché può attrarre più partner e consentirle di scegliere il più forte, il più ricco, il più intelligente, anche i più bravi Istruttori cinofili.
Esiste poi una speciale ginnastica realizzabile in pratiche da camera da letto, dove la natiche possono diventare "più sode" perché "sode" le erano già prima.

L.R.


CINGUETTII E RISCHI

Estate, vacanze, tempo di amori e tradimenti, colpi di testa, tormenti e patimenti. Tra grigliate e ventilatori scoppia il finimondo a Bologna, un autobotte esplode e mette al tappeto, persone, automezzi e vacanzieri che vanno e che vengono.
Un disastro!
Si deve avere rispetto di chi ha perso la vita, ma non si può sprecare un evento così doloroso senza riflettere.
Siamo tutti un tantino coglioncini quando viaggiamo in auto e lasciamo che il maggiore responsabile della nostra distrazione sia il Dio dei nostri tempi: Il cellulare. Chi ha qualche capello bianco, spero sia stato forgiato da dolori e momenti felici e sappia distinguere una cosa ben fatta da una cazzata. Oggi sulle strade il 70% dei tamponamenti è causato dalla distrazione creata dalla rincoglionita osservazione dello smartphone. Lo sapete bene anche Voi dai, che qualche volta, avete ciurlato nel manico, con quell'infernale strumento che è in grado di rapire l'attenzione di chi guida. Anch'io sono nel mucchio. A volte dopo aver tenuto gli occhi sul monitor e riprendendo il controllo della strada, la mia mente mi dice silenziosa,
" Ti sei reso conto che per qualche attimo eri completamente preso da quel messaggio sul cellulare e che non avevi l'auto sotto controllo?". Questa consapevolezza che arriva forte e chiara, a volte mi fa rabbrividire, eppure, eppure, dopo qualche chilometro, aleeee, ci casco ancora.
C'è gente che per vedere in tempo reale un like su un proprio post, perde letteralmente la bussola. Vedo Milf alla guida con la sigaretta tra le dita, poi col mignolo tengono il volante e nell'altra mano il cellulare, signore infoiate con espressione sorridente che leggono chissà quale messaggio poetico d'amore ricevuto dal molesto corteggiatore. Uomini che a forza di scorrere la lista dei post di Meetic alla ricerca di chissà quale supergnocca, vengono affetti da patologie del tunnel carpale. Ragazzi e ragazze che sugli scooter controllano chissà quali comunicazioni su Snapchat. Come ci siamo ridotti! Alla guida si deve stare attenti, punto e basta senza tante pugnette! Ce lo ricorda anche il vidiwall in autostrada: "NON DISTRARTI DALLA GUIDA!" Bingo! Prima causa della distrazione dell'automobilista è la scritta stessa. Personalmente aggiungerei una scritta alle informazioni all'automobilista: "NON STARMI ATTACCATO AL CULO!" forse qualche tamponamento si eviterebbe.
Dovete sapere che in materia di distrazioni automobilistiche, il navigatore batte il cellulare due a zero. Un tempo per raggiungere una destinazione si usavano le cartine della De Agostini, ci si fermava in un parcheggio e si consultava la carta per capire la direzione da intraprendere. Nel migliore dei casi la moglie o il marito, indagavano in nome e per conto del guidatore e dirigevano con i famosi "alla prossima, volta a destra". Ci siamo giocati anche la bellezza di chiedere indicazioni stradali ad un passante, qualche tempo fa, ricordo che chiesi ad una persona in pigiama che stava buttando il pattume nel cassonetto, dove fosse via Manzoni, lui mi rispose "non sono del posto!". Avrei voluto menarlo di brutto, ma si sa c'è una reputazione da difendere.
Ora è tutto sul monitor, benzinai, farmacie, autovelox, sexy shop, tutto segnalato visivamente e con segnali acustici e molte persone si distraggono. Non si può strizzare l'occhio alla sorte in questo modo, non ne vale la pena, ci si fa male e si può far male ad altre persone.
Io non voglio spacciare ignoranza crassa per perizia, ma un pensierino protettivo ce lo farei, non riduciamo il valore della nostra vita ad un cinguettio su Twitter, così facendo si diventa ometti dall'encefalogramma piatto destinati alle lacrime.
L.R.


CORTEGGIAMENTO O ABUSO .... DA VITTIMA A CARNEFICE!
La legge parla chiaro: L'abuso minorile nell'ordinamento penale italiano è un reato.
Un adulto non può intrattenersi in atti sessuali con un minorenne, però sotto i diciotto anni tutto è consentito. Insomma i minori vivano pure le loro esperienze intime in camporella, e gli adulti si cimentino in comode pratiche da camera da letto. Beata gioventù!
La differenza sta nel fatto che un adulto, potrebbe adottare pratiche atte a circuire un giovane e renderlo per questo, consenziente. Questo non si fa, è reato!
Eppure la Signora Argento si è fatta un diciassettenne, quel "Berluscone li" è stato processato e condannato per la festa fatta a Ruby nel Bunga Bunga meneghino e lo juventino Ronaldo pare abbia messo a novanta una bella modella per pratiche analogiche, senza avere espressa autorizzazione con firma digitale.
La storia di Asia Argento ha dell'incredibile, è passata dallo stato di vittima a quello di carnefice. Sento puzza di complotto. E' mai possibile che un giovinotto di diciassette anni in piena salute, debba richiedere un risarcimento milionario perché è stato a letto con una donna?
L'aitante giovane è certamente uno dei pochi ometti al mondo che si atterrisce davanti alla gnocca. Tuttavia c'è stato, si è fatto sollazzare dalla bella mora prognata, per poi uscirne scioccato. Chissà di quale organo pruriginoso dispone la figlia del regista dell'Esorcista, per avere effetti così devastanti nei confronti del povero casto ragazzotto, evidentemente esperto solo di pratiche amanuensi. Sono portato a pensare che si sia organizzata una vendetta nei confronti dell'Argento, in pratica si cerca di sputtanare Asia con le stesse argomentazioni che lei ha usato per accusare il cineasta Harvey Weistein di quella famosa leccatina datata anni '90.
Asia Argento è stata defenestrata da Sky Tv per la trasmissione X Factor, la redazione toglie dallo schermo la signora dark, perché resasi protagonista di una vicenda incompatibile, con i principi morali ed etici della rete a pagamento.
Ho sempre più la sensazione che si utilizzino pratiche da mutanda calata, per denigrare e distruggere persone pubbliche con ruoli di rilievo, un pò per fare audience, e un po' per forzare e dirottare interessi di parte.
Il caso Lewinsky fu emblematico, la stagista spiattellò tutto alla stampa americana, parlò molto chiaro, lei non aveva peli sulla lingua e se li avessi avuti, sarebbero stati del Presidente degli Stati Uniti d'America.
Le denunce tardive poi mi fanno venire il voltastomaco, sono ammorbato da tutte queste attrici che entrano gaie in lussuose camere d'albergo registrate a nome di importanti produttori cinematografici, slinguazzano e si concedono al Bengodi, per poi vent'anni dopo, denunciare orride molestie. La denuncia va fatta subito, a talamo ancora caldo, non dopo che si sono spenti i bollori! E' chiaro che ci sono individui disposti a tutto pur di avere una scrittura o un contratto in ambiti cinematografici, poi non basta, le attriciuccole devono raschiare il barile fino in fondo! E' anche vero che ci sono uomini vogliosi, viziosi e bavosi, che usano il proprio potere per avere accesso a disgustose vaccate di scambio.
Fare l'amore deve essere un piacere e non essere uno strumento da arrivista, personalmente ho imparato prima ad amare e poi a far l'amore, le mie intimità le dono ad una donna perché mi sento suo e non per dare o avere favori, entrare in intimità significa appartenersi!
Forse è per questo che non mi sono mai spaventato davanti a una passera.
Il senso morale non deve stare nelle mutande, mettetelo un po' dove volete Voi!
L.R.


DEUTSCHLAND
Deutschland, Deutschland über alles...
Angela Dorothea Merkel, governa benissimo, la Frau teutonica sa fare per bene gli interessi dei tedeschi! Noi italiani beoti con la favoletta dell'Europa Unita, ci siamo messi dietro l'abbondante scia del suo deretano, sperando di ricavarne benefici. La terra dei Burgundi, dei Vandali, dei Goti, è il paese che domina l'intera EU, non meniamo il torrone. La Germania è di certo la Nazione traino del vecchio Continente, finalmente, forse, ci siamo resi conto che per Noi latini, non è conveniente inalare i gas causati dall'aerogastria che affligge la cancelliera del Reichstag. Non possiamo dire sempre e solo "Si Dame". La Germania è un paese storicamente inquieto, sempre alla ricerca ossessiva di stabilità, i tedeschi hanno paura di loro stessi e sono severi per questo pieni di regole ferree, non vogliono rischiare di cadere nelle cazzate uncinate del passato. Noi italiani invece ciurliamo nel manico e facciamo del "tira a campà" e del "vogliamoce bene" due dei motti più diffusi in penisola, usati per risolvere tutto. Questo per dire, che i teutonici meglio sopportano i precetti, loro, ci sono abituati e vi si adeguano con naturalezza. L'italiano medio no, lui, è creativo.
In Italia ci sono una gran quantità di leggi e centinaia di modi per interpretarle ed eluderle, poi però capitano guai seri, come il crollo del ponte e allora bisogna avere del fegato per sopportare le fanfaluche dei piagnoni. Finiamola di frignare e cerchiamo serietà, organizzazione e onestà intellettuale!
Se in Germania c'è un cartello con scritto "verboten zu betreten" l'autista della Volkswagen non entra, punto!
Se lo stesso cartello, "vietato entrare", è posto in Italia, l'autista pensa come fare per accedere ugualmente. Voi lettori, pensate ad esempio, alla spernacchiata tutta italica degli autovelox.
Se in Germania c'è scritto Radar, c'è il Radar. In Italia c'è la scritta Controllo elettronico della velocità e lì, a pochi metri, è posto un cassone, giallo o arancione, vuoto che ci prende per il naso. Il Radar in Germania, è posto affinchè si riduca "langsam" la velocità, perchè quello è rilevato come transito potenzialmente pericoloso. In Italia invece, il controllo velocità serve per far cassa. Io sono ammorbato da tutte queste mezze misure, questo modo di prendersi gioco dei cittadini, c'è la necessità di ripristinare la fiducia nel prossimo, anche di chi si assume l'onere di governare. Io ricordo che mio nonno, riferendosi ai politici, mi raccomandava di avere rispetto dei rappresentanti del popolo, ma negli anni settanta, ottanta era diverso, c'era più speranza, rispetto e tolleranza. Le teste di cazzo, i matti e gli ignoranti ci sono sempre stati, questo bisogna dirlo, ma al tempo, ce se ne faceva una ragione. Politici come Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante erano avversari e non nemici. Anche la dialettica politica aveva dei limiti morali, dettati da galanteria e bon ton. Oggi non è più così, l'avversario di partito diventa ossessivamente un nemico, anche se si prodiga per il bene del popolo. Il nemico va tirato giù a tutti i costi, anche usando il raggiro, la calunnia, la menzogna, il tutto senza pudore, senza pietà! Su alcuni quotidiani o anche in programmi Tv, vedo giornalisti ed opinionisti che hanno la smania di offendere, colpire, denigrare, discutere, alcuni sono finanche in discordia con se stessi, ma fanno audience. Su internet poi, navigano miseri individui che si scagliano ogni trenta minuti contro al governante di turno, usano metodi ossessivi, martellanti, asfissianti, che hanno uno straordinario potere di creare una controreazione diffusa, indotta da una stratosferica rottura di coglioni. Queste anime malevoli, essendo obnubilate dall'ira funesta che le pervade, non se ne accorgono. I fissati, dovrebbero allontanarsi dalla tastiera, come spesso faccio io, per dedicarsi ad attività salutari e piacevoli come, leggere, vagare in moto sulle colline emiliane, cucinare con maestria, camminare in campagna godendo della compagnia di qualche pelosone, suonare ed ascoltare buona musica e ogni tanto prodigarsi in qualche performances imperiale da camera da letto, che resta una delle poche attività divertenti che si possono fare senza ridere.
Purtroppo l'Italia attuale è il paese del bengodi, vale tutto! Le persone sono considerate carne di porco, il sesso è diventato moneta vivente, uno scambio, un baratto per accedere a privilegi, è morta la tolleranza, anche se si dichiara il contrario. Sono crollati valori come il pudore e la vergogna, impera la maldicenza, si tende a premiare il furbo invece di incensare il bravo.
Il valore delle persone è andato a farsi friggere e quando la mercanzia marcisce, non c'è un buon profumo!
Mandatemi pure a quel paese, senza requie!
L.R.


DON CAMILLO E LA NUNZIATURA APOSTOLICA
... mi faccio spesso vanto nelle mie lezioni di cinofilia di vivere a pochi chilometri dalla terra di Peppone e Don Camillo, dove sotto i portici di Brescello riecheggia da sempre l'introduzione alla saga cara alla fine penna di Guareschi:
"..Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato da qualche parte dell'Italia del Nord, la in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, tra il po' e l'appennino. Nebbia densa e gelata l'opprime d'inverno, d'estate un sole furibondo picchia martellate sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera, qui le espressioni politiche esplodono violente e la lotta è dura, ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessun altra parte..."

Se ti "tirano su" fin da piccolo, con gli esempi di vita di questi due straordinari personaggi, e poi te li ritrovi replicati in casa nei tuoi affetti più cari, te credi che tutto il mondo vada così, e senza accorgertene, vivi così, con quella idea di relazioni forti, ma leali.

Allora credi nel Sindaco, nel Prete, nel Carabiniere, nel Medico, insomma, ti ispiri a quelle figure di riferimento Istituzionale.
Cari lettori capite che devo mandare giù un bel rospo e domandarmi come mai sia possibile che il Sindaco di Polesine Parmense venga arrestato per corruzione e truffa, che il Professor Dottor Aversa, luminare di ematologia all'Ospedale di Parma, debba sopportare le manette per comparaggio farmaceutico, e che quattro Carabinieri romani svitati, possano aver massacrato di botte un drogato malato di nostalgia. A me personalmente, crollano i pilastri di riferimento degli individui di ispirazione valorosa, tanto cari e acquisiti fin dalla età dei pantaloni alla zuava.
Avrete certamente notato che non ho menzionato il prete, perché per questa figura mi devo dilungare un tantino! E' una storia assurda quella della sparizione di Emanuela Orlandi, dura dal 1983 e non si vede ancora la fine. La quindicenne, figlia di un dipendente del Vaticano è svanita allora e mai più ricomparsa.
Anni dove si sospetta la morte, solo ipotesi, ma nessuna certezza, il tutto accompagnato da un imbarazzante silenzio da parte delle cosiddette autorità religiose, bocche cucite, inquirenti incapaci, mistero della fede.
Come può succedere che una adolescente si sia volatilizzata in quel modo, forse assassinata e poi occultata in maniera tale da essere impossibile recuperarne il corpo? Ombre sospette sull'operato di un prete, più o meno in carriera, che avrebbe violentato e occultato la minorenne, nata e poi sparita, all'interno delle proprietà Vaticane. Non ci sono prove, solo supposizioni.
Dal 1983, a cadenza saltuaria, escono fuori mezze notizie riguardanti l'imbarazzante faccenda che coinvolge i prelati di Roma, e ora, a distanza di parecchi lustri, saltano fuori sotto il pavimento della Nunziatura Apostolica di via Po nella capitale, le ossa di una donna. Saranno i resti della povera Emanuela?
Dovranno essere le indagini tecnico/scientifiche a determinare se lo scheletro appartiene alla quindicenne sparita. Gli esiti si faranno attendere, ci vorrà del tempo, e comunque, nel caso si determinasse la pertinenza, di certo non servirebbe a un tubo per identificare il responsabile. L'assassino la farà comunque franca, non sarà ne preso, ne processato perché è trascorso troppo tempo dall'epoca del delitto e chi lo ha commesso può dormire sonni tranquilli se è vivo, e se è crepato, ancor meglio, buon per lui. Il giallo della sparizione si nutre sempre del solito sospetto, cioè che la giovane sia stata sacrificata da un prelato che, lasciandosi andare ad un istinto sessuale, l'abbia commessa davvero grossa. Se così fosse, bisogna augurarsi che Dio affidi al Demonio il compito di una punizione divina da riservare al vizioso prelato.
A volte gli uomini, anche con la tonaca che arriva fino ai malleoli, riescono a dare il peggio si sé! Io voglio continuare a pensare e ad ispirarmi a Don Camillo, forte e leale e che si spende sempre per le sue pecorelle, anche quelle nere!
L.R.


FALLIMENTI D'AMORE E TORMENTI MALSANI
Il popolazzo è orfano di sentimenti veri, puri, perché la maggior parte delle persone sono smemorate ed hanno dimenticato cosa sia il vero amore.
Di che morte si deve morire? Che fine farà questa passione che provo per lei?
Chissà quante volte, in ogni istante, ovunque, in tutte le lingue, in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, queste due frasi rimbombano in milioni di cervelli depressi, accompagnando brutti rospi da ingoiare. Abbiamo dimenticato come si ama e oggigiorno ci si vende, o ci si trova coinvolti, nel mercimonio della sola infatuazione, quella sorta di frivola emozione che da un brivido tra le gambe e che nulla ha che a fare con l'amore vero.
L'amore incondizionato si basa su investimenti faticosi, bisogna avere la pazienza di vederlo crescere, maturare, l'amore vero sa scendere a compromessi, è un sentimento così bello e totalitario che è in grado di accendere una passione sublime ed incondizionata.
Questo Amore non si ha più la pazienza di vederlo crescere, così si va via prima che abbia il tempo di lievitare. Il sesso ha preso il sopravvento, è moneta vivente, è uno scambio, un baratto peccaminoso che serve solo a soddisfare pruriti osceni, ma che non ha nulla a che fare col cuore.
Parlo spesso di questo argomento con i miei Amici, molti di loro, hanno come me la schiena piena di cicatrici e ferite sanguinanti. Alcuni si sentono carne di porco e sono arrabbiati col gentil sesso, altri fanno il gesto dell'ombrello e si obnubilano la mente con il rosso tannico di buona etichetta, altri ancora frignano, e questi li lascio immersi nelle loro fanfaluche da piagnoni.
Eppure, tutti, abbiamo la necessità di poter passare il nostro tempo con qualcuno che ci comprenda nel profondo, che ci ascolti, che ci parli e sia in grado di suscitare in Noi ricordi indimenticabili. Invece si va alla ricerca di qualcuno che ci faccia solo compagnia, per riempire un vuoto interiore, per cercare di sciogliere un cuore ibernato.
L'obbiettivo delle persone di valore è quello di dare un senso ad ogni minuto della propria giornata, proprio quella calda presenza dell'innamorato che sente nelle vene l'amore del partner sempre, ovunque esso sia. In Amore ci devi essere in ogni modo, e non agli orari che vuoi. L'amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno per sette giorni su sette. Quando si ama davvero, ci devi essere anche se non necessariamente lì, non agli orari che puoi, il vero amore va preso com'è, tutto!
Ai giorni nostri la maggior parte delle persone, ad ogni età, è attratta e accecata dal brivido dell'avventura, le sirene di Ulisse hanno la meglio, veri e propri pericoli derivanti dalla bellezza ingannatrice e dall'abbandono maschile del personale autocontrollo.
Le femmine lamentano che gli attuali giovani maschi, sono a parole infoiati, ma nella realtà immersi in tutto ciò che è insignificante. Nel peggiore dei casi poi si ubriacano, con il risultato di dispensare al gentil sesso performances amorose deludenti. Nella frenetica vita di città non si lascia spazio all'amore, non si ha tempo per amare, non si ha la pazienza di gestire una relazione. Vita amara!
Così i "poveri" mariti affranti dalla vita monotona di coppia, vanno alla caccia di qualche baldracca d'assalto, per poi tornare quatti quatti e fedifraghi, nella loro relazione istituzionale tra le mura domestiche. Così si adagiano nella sterile routine di famiglia, dopo aver goduto della tresca truffaldina e peccaminosa. Quando poi vengono "beccati" dalla coniuge, le danno la colpa di immani freddezze e trascuratezze casalinghe, suscitando sensi di colpa e a volte conquistando, il perdono della annichilita donna di casa. Non bisogna dimenticarsi che gli amanti sono maschi e femmine, dove c'è un uomo, c'è una donna, è una ruota che gira o forse è meglio dire che è un affare che va avanti e indietro. Se c'è un marito traditore a volte c'è la moglie che non è da meno e si veste da troione col pedigree! La questione tuttavia è un pò diversa, si perché la donna, per tradire, deve avere una motivazione molto seria, per tenere a bada i successivi sensi di colpa che altrimenti le toglierebbero il sonno.
Siamo tutti quanti troppo proiettati a ricavare soddisfazione immediata, il tutto subito è il dogma del nostro tempo. Eppure soprattutto le gentil signore, pretendono dalla relazione maturità e sostegno, senza considerare che i legami emotivi si sviluppano col tempo, creando quel caldo senso di appartenenza.
Molti ventenni, allevati in famiglie sparpagliate, sono cresciuti senza modelli affettivi sani, sono presi solo dal cazzeggio e dal desiderio del "tutto e subito". La gioventù di oggi è golosa e si accoppia al minimo segno di attrazione, per poi separarsi appena trova qualcuno di più piacente. Io vorrei stare lontano da discorsi barbosi, ma mi incappello quando vedo che ragazzotti/e vanno alla ricerca della perfezione, con il risultato poi di non combinare un tubo. E' triste pensare che la fedeltà e la lealtà siano diventate simpatiche barzellette, e invece, cose turpi, abbiano preso il sopravvento rispetto a sentimenti veri. E' un peccato!
Nell'era dove i liberali non amano vietare più nulla, siamo arrivati a disprezzare la permanenza e l'appartenenza come fossero i mali del secolo. Bisogna distinguersi a tutti i costi, anche facendo cazzate e spaccare cuori. Da una parte si desidera un impegno sentimentale serio, dall'altra si è terrorizzati dal poter rimanerne abbandonati, feriti e sanguinanti col cuore a pezzi e il nodo alla gola. Siamo diventati una generazione errante e confusa, cerchiamo l'amore, ma fuggiamo appena esso appare, siamo costantemente in guardia! Ci sono poi teste calde che sono da premio Nobel, lasciano che persone meravigliose escano dalla loro vita e non fanno nulla per provare a trattenerle. Questi geni dal cervello tipo Siur Brambilla metalmeccanico di Voghera , non conoscono la sacralità dell'amore e la fortuna di sentirlo dentro, come il fuoco sacro che nasce dalla primaria esigenza di testimoniare se stessi, in quanto ogni uomo è autentico nella misura in cui vive e si relaziona con il presente, dispensando agli altri ciò che ha ricevuto. Si chiama reciprocità!
Io dovrei scrivere con più garbo essendo un peccatore seriale, e protagonista indiscusso di clamorosi errori che purtroppo continuerò a commettere. Se può rendere magnanimo il vostro giudizio, ho sempre pagato i miei conti o col portafoglio o attraversando il dolore barcollando come Rocky.
... ho pensato di regalare il mio cuore al gatto, ma prima dovrei adottarlo!
L.R.

p.s. Il riferimento a Voghera è dovuto al fatto che c'era un manicomio del quale hanno aperto le porte!


GENI DELLA CINOFILIA MODERNA
... E non fatevi venire il sangue negli occhi, se pseudo professionisti supercinotecnici dell'ultimo minuto, pontificano sui social!
Pensare di acquisire cultura su Facebook è come buttare sperma tra i fichi d'india!
In questa ormai scassata Italia vale tutto, così, al primo pirletto uscito dal corso per addestratori, dopo aver sbrigato faccenduole ordinarie di casa, parte l'embolo improvviso e si lancia in teoremi cinotecnici grondanti di verità impalpabili.
Personalmente ormai mi aspetto ogni tipo di nefandezza, scritta o di getto oppure copiata chissà su quale vademecum o libro di cinofollia. In queste giornate ardenti in cui, la risegola che sta tra le chiappe è grondante di sudore, c'è un proliferare di articoletti "cinotecnici" che sparano immani cazzate. Queste baggianate, che per l'autore sono i migliori fichi del bigoncio, un po' compiacciono l'improbabile scribacchino, un po' soddisfano schiere di mediocri cinofili, collettivamente rimbambiti.
L'imbrattacarte trova solluchero nel contare i like ricevuti, e se questi raggiungono il numero di tre è perché un parente stretto lo ha messo per affezione. Il massimo poi è quando lo schiccheracarte il like se lo mette da solo. Lì la testa di rapanello da il meglio di sé.
In quel caso allora divento critico, perché personalmente ho sempre odiato autoincensarmi e quando lo fa lo sprovveduto, mi sembra sempre una mascalzonata.
All'articolo pedestre seguono poi una serie di inesattezze apportate da chi commenta, contraddizioni, antinomie, divergenze fino a giungere al litigio e all'offesa personale.
Dopo tutto questo, comunque, il bamba non cede, anzi rincara la dose e come lo fa?
Con un video!
Il videoediting è una meraviglia, le riprese sono dirette da un videomaker col Parkinson e tutto si svolge sull'asfalto con bitume ardente. La regia prevede il povero cane protagonista, quasi sempre Dobermann, Rottweiller o Pitttebulll, tutto questo serve per mostrare "cazzimma" da parte dell'adddddestratore. Vengono presentate con compiacenza condotte fuori posto, assurde, con cani afflitti ed avviliti, affatto partecipativi, oppure cani definiti recuperati che a me sembrano solo minacciosi perché distanzianti, tristi e spaesati.
Ci vorrebbe un bel pagellone pieno di bei voti e un bel certificatone. Il senso di simpatia mediatica e rispetto del cane, nell'encefalogramma piatto non vi è nemmeno l'ombra, figuriamoci l'etica professionale. Quando poi mi chiama collega, mi parte una fitta nello stomaco simile a quella cha mi trafigge dopo aver bevuto acqua fredda così da farmi correre, dove vi lascio immaginare.
Non essendo più affrancato dal bisogno, ho provato, per spirito di solidarietà, a pubblicare qualcosa in qualche post del genere. Ho scritto con garbo, parlando esclusivamente dell'argomento con semplicità e chiarezza. Mi sono pentito, non lo faro più, perché questi individui vivendo una vita di sponda, fanno veramente fatica a collocare ed elaborare pensieri fuori dal loro schema di apprendimento mediocre. Non accettano quello che non capiscono e non ritengono giusto quello che non si spiegano.
Una persona che dice di volermi molto bene, qualche giorno fa mi ha detto che dovrei scrivere in maniera più popolare sui social, intendendo scrivere in modo più comprensibile, forse ha ragione, ma a me pare di essere chiaro, Io sono un po' come Steve Mac Queen "sono quello che sono se vi piaccio mi fa piacere"
... poi a me piace molto l'irriverenza geniale!
L.R.


GIORNALISTI SCIACALLI, PUTTANE E PENNIVENDOLI

 La Sindaca di Roma assolta dai Giudici del tribunale della capitale.

In regime di democrazia e credibilità della magistratura, la questione dovrebbe terminare all'uscita del tribunale.
In teoria si dovrebbe festeggiare tutti insieme, perché una persona non ha commesso nessun reato, e soprattutto, la Sindaca, dovrebbe tornare di corsa e a cuor leggero, ad occuparsi delle questioni che affliggono la Città eterna.
Nella realtà, non è così semplice, perché Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, nei giorni scorsi, hanno attaccato la stampa, per aver tentato di "sputtanare" prima della sentenza e a tutti costi, la morettina del Campidoglio.
Nasce da li, la rissa verbale che porta ad una caduta mortale degli attuali politicanti nei confronti della stampa nazionale, ritenuta evidentemente un casa chiusa piena di mignotte. A sentire le due campane, governanti e giornalisti, viene il voltastomaco, a tal punto, da dover ingurgitare farmaci peptici, per stimolare il ruttino e digerire alcune affermazioni delle due parti in contesa. Di Maio e Di Battista urlano ai giornalisti le peggiori parole, il vicepremier definisce gli articolisti "infimi sciacalli", mentre il verginello Di Battista, li qualifica come "vere puttane".
E' ovvio che la stampa reagisca a queste parole, soprattutto perché non si può fare di tutta un erba un fascio, senza suscitare morbosissime critiche.
E' assolutamente vero che molti scribacchini fanno della propria capacità di scrivere un uso mercenario. Ve ne sono alcuni che senza ritegno vanno in palese contrasto con le proprie convinzioni, diventando difensori e sostenitori delle tesi e degli interessi, di chi gli assicura maggiori vantaggi personali. La storia ci racconta di innumerevoli "pennivendoli che ponevano l'ingegno e il livore a servizio del miglior pagante".
Per contro poi, chi riveste incarichi pubblici molto rilevanti, come quello del vice premier ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, non deve neanche sognarsi di parlare di giornalismo, soprattutto usando parole killer.
E' vero che alcuni giornalisti (ma solo alcuni) hanno attribuito alla Sindaca Raggi qualche flirt, taluni hanno affermato che sarebbe andata a letto con Romeo, con Frongia, con Marra, sembrava che il destino dei romani, fosse nelle mutande della bella moretta amministratrice della città. Tutto falso quindi, e poi a dircela tutta, poco ci deve importare dei pruriti osceni di qualsiasi primo cittadino, l'importante è che sia preparato, onesto e leale. Di Battista ha detto che forse la prostituta non era la Raggi, ma erano coloro che scrivevano queste cose.
Diciamo pure che alcuni pennivendoli hanno forse esagerato un pochino, ma è pure vero che anche i politici danno loro modo di prendere spunto. Ad esempio, quando quel demonio di Berlusconi dice che col M5s si rischia di andare verso una dittatura, mi viene in mente il suo "editto bulgaro", quando buttò dalla finestra della Rai, Biagi, Luttazzi e Santoro. E mi ricordo anche che il governo del centrosinistra guidato da quel "ganzo" di Renzi, passò al lanciafiamme, Giletti, Giannini, Floris, Gabanelli, Mercalli, quindi alla fine sono un pò tutti uguali. Pare che sulla testa di chi governa, una volta acquisito il potere, spuntino immancabilmente le corna mefistofeliche e che ci tocchi aver piantato nel deretano, il satanico forcone.
E' poi vero che la Raggi è stata particolarmente massacrata dalla stampa. L'informazione nazionale l'ha presa di mira di brutto. Certe testate giornalistiche non si sono comportate esattamente nello stesso modo in cui hanno trattato analoghi casi giudiziari, riguardanti sindaci di centrosinistra e di centrodestra. Dai su diciamola tutta. La Raggi è stata sotto tiro in modo permanente per dei mesi, anche per sto cazzo di buche romane. Come si può pensare di chiudere tutte le buche in una città che si poggia su via dei Fori Imperiali e sul Foro Italico, sarebbe un sacrilegio.
Se un giornale amplifica sciocchezze con pagine e pagine di scritti calunniosi, putridi, e sottace o minimalizza questioni ben più importanti, è chiaro che i lettori non credano più alla onestà intellettuale degli articolisti. E se la categoria dei giornalisti è attualmente ritenuta, dalla maggioranza degli italiani, non credibile, un motivo ci sarà pure. Resto dell'idea che non debbano essere i governanti a controllare i giornalisti e la libertà di stampa, piuttosto è la stessa categoria che deve darsi regole ferree che conducano all'onestà intellettuale di chi scrive, senza imbavagliare gli autori, ma responsabilizzandoli. Ci vuole coraggio, per tutto!
A conclusione, vi riporto uno scritto di un profeta che ogni tanto nella mia vita ha ispirato e ispira, le mie riflessioni.
Vogliate gradire con l'occasione i sensi della mia più profonda stima....

L.R.

MI FA MALE IL MONDO (Giorgio Gaber)
Nooo, non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa. Mi fa male che qualcuno creda ancora che i giornalisti, si occupino di informare la gente. I giornalisti, che vergogna!
Cosa mettiamo oggi in prima pagina? Ma sì, un po' di bambini stuprati. E' un periodo che funzionano. Mi fanno male le loro facce presuntuose e spudorate, facce libere e indipendenti ma estremamente rispettose dei loro padroni, padroncini, facce da grandi missionari dell'informazione, che il giorno dopo guardano l'indice d'ascolto. Sì alla televisione, facce completamente a loro agio che si infilano le dita nelle orecchie e si grattano i coglioni. Sì, questi geniali opinionisti che gridano litigano, si insultano, sempre più trasgressivi. Questi coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli. E' questa libertà di informazione che mi fa vomitare. Come sono delicato!


Gli UOMINI SVENGONO DA MARTE, LE DONNE DA VENERE

Nella vita ho preso qualche "cantonata affettiva" alcune mi hanno portato un dispiacere profondo dal quale, come si sa, si esce piaaano piaaano, altre invece mi hanno costretto a pagare conti emotivi e di portafoglio salatissimi. Sono stato forgiato da dolori e momenti felici.

Tutti noi, da bravi ometti, quando una relazione finisce, siamo portati a pensare di essere nel giusto, vere e proprie vittime di inganni e sfruttamenti. Le scuse, in altissima percentuale, sono sempre le solite: "mi trascuravi, eri assente, mi hai tradito, non mi hai fatto sentire importante per te, pensavi solo alla tua carriera, ti dedicavi solo ai figli, avevi sempre il mal di testa ecc. ecc.". Nella realtà le relazioni si esauriscono e non ci si può fare nulla. Nessuno dei due innamorati è da considerarsi una brutta persona, si è semplicemente esaurito l'amore, è finito e non tornerà più. Anche l'amore di coppia è a scadenza, come lo yogurt.
Un tempo si diceva che al sopraggiungere del settimo anno arrivava la crisi con precisione matematica. Oggi la crisi si presenta alle soglie del terzo anno. Il motivo di questo cambiamento è uno ed uno solo: le coppie ai giorni nostri hanno un livello pulsionale eccessivo rispetto al livello razionale. Tira più un pelo di f..a, che un carro di buoi. Poi è anche vero che ci sono coppie rare che resistono, legami sostenuti da eroi del terzo millenio!
Noi maschi poi, siamo così rincoglioniti e smemorati che ci dimentichiamo che le donne sono furbe fin da piccole! Le gentili signore non me ne vogliano, perché sono consapevole del fatto che siano superiori a noi uomini, e questo da sempre. Questa certezza è maturata dentro di me fin da bambino, quando vedevo mio padre come veniva prima modificato e poi "mosso" da mia madre. Noi uomini siamo OGM, le donne sono il vero sesso forte!
Voglio inoltre ricordarvi che la donna è madre e questa importante qualifica, la porta già in una posizione di vantaggio enorme rispetto al modificabile.
Ci sarà pure una ragione nel perché si dice madre terra, madre patria, lingua madre, madre natura? Se Voi osservate bene, il padre non c'è mai, mai una volta! Quando è menzionato, porta con se sempre un connotato negativo: sparare ad altezza uomo, uomo in mare, pagare a babbo morto, andare a passo d'uomo!
Ci sono donne che dicono la verità solo quando mentono, ma il bello è che, anche quando sono in imbarazzo, hanno strumenti di recupero preclusi a noi uomini. Sanno sempre farsi perdonare e lo fanno con uno smaliante ed ammaliante sorriso. Il macho di turno ci casca come un salame, perché il suo unico neurone in quel momento gli urla: Amore potrei odiarti di più, ma non amarti di meno! Così tutto si aggiusta, spesso tra le lenzuola, perché l'uomo è semplice ed aggiusta tutto con una botta e via. La donna no. Rimugina per mesi e mesi, finché poi crolla.
Un uomo tradisce la moglie ma chissà perché si autoconvince di non essere fedifrago.
Per l'uomo medio, unirsi intimamente con un'altra donna è una sfogonata bestiale, che è lontana anni luce da ogni attività da materasso e da noiosi riti da camera in talamo nunziale. Alcune amanti sono vere e proprie regolatrici esterne del rapporto di coppia. Ci sono uomini che vanno regolarmente a mignotte e tornano a casa con l'anello per la moglie come se niente fosse, maestri di ipocrisia. Questo, fa imbestialire la donna, che invece tradisce il proprio uomo solo se riesce a darsi una potente giustificazione. Se non trova qualche scusa, come essersi innamorata o costretta ad usare la lex taglions, si sente una battona. La donna deve avere un validissimo motivo per legittimare il suo tradimento, altrimenti viene mandata in suplizio da immani sensi di colpa. Gli uomini poi, devono smettere di corteggiare donzelle, giovinette e zitelle inacidite, Cugar e Milfone, bisogna darci un taglio perché questi comportamenti, ci fanno sembrare assatanati, fatevi corteggiare e fatevi pagare il conto, fidatevi di me, non è difficile smettere di corteggiare un amica o una collega, lasciate stare, ditele che non vi attrae e che non lo fareste con lei neppure se vi pagasse. Date tempo al tempo, vi garantisco che strada facendo cala la furia dell'infoiato e a quel punto li, si possono sviluppare performances imperiali, perché l'esperienza e la calma consente di non lasciare indietro nulla, roba da leccarsi i baffi e dell'altro!
Cari lettori, a questo punto, vi comunico che lo stato migliore della vita non è essere innamorati, ma stare in pace. Quando si raggiunge questo equilibrio interiore si sta bene, ci si sente davvero soddisfatti e la personale tranquillità non è più negoziabile. L'amore può arrivare, ma non è una necessità ossessivamente obbligatoria. Quando arriva, fatevi trovare preparati e non fatevi fottere come è capitato a me.

E' curioso come la maggior parte della gente vada alla ricerca continua del partner perfetto per poi istituire una relazione del piffero, anche se è risaputo che la perfezione non esiste. Cellulari, applicazioni, social, radio e tv, hanno la stessa impronta, lo stesso scopo: aiutarci a trovare un partner. Cerchiamo e ricerchiamo in mezzo alla folla di incontri, senza prima conoscere perfettamente Noi stessi. Io sono ammorbato da questa invasione quotidiana di applicazioni di Incontri, Meetic e Tromba Facile e Subito.
Senza cadute e riprese, senza conoscere davvero la propria interiorità, la vita ci porta a scegliere compagni di viaggio poco indicati, a volte spastici affettivi o nel peggiore dei casi eterne indecise che si annichiliscono nel nome di qualcosa che non c'è più e mai potrà tornare. Relazioni effimere col trombamico, donnette caricate su BMW o Mercedes (adesso va di moda la Jaguar a 430 euro al mese) in affitto a lungo a termine da portare a cena in ristoranti di stocazzo, storie illusorie che fanno solo danni che oltretutto costano parecchio a chi paga.
A volte si fanno figli, destinati anche loro a liquidare conti salati da pagare vivendo in ambienti famigliari farlocchi, forzati e tristi.
Molte persone saltando da un cuore all'altro, accumulando delusioni, amarezze e tristi disincanti, soffrono e continuano a sognare di trovare colui o colei che li renderà felici. Effimera illusione che porta sempre con se dolorosi abbandoni (la mia vita si è spezzata ancora una volta!), sempre accompagnati dalla solita frase consolatoria: "si chiude una porta, si apre un portone".
Voglio tranquillizzarvi, se la ricerca del partner corretto è svolta con esperienza ed equilibrio e considerando la personale interiorità, l'incontro davvero magico potrebbe avvenire. È lì che potremo mettere in ordine il caos delle nostre emozioni, e trovare il prezioso "emotional balance" di cui necessitiamo. "Lo stato migliore della vita è stare in pace", mi farò un tatuaggio, altro che le frasi di canzoni di successo. Questa condizione di tranquillità non implica l'assenza di emozioni, state tranquilli, anche i più infoiati troveranno agio. Non contempla nemmeno la rinuncia all'amore o alla passione che ci rendono umani, che ci danno ali e radici, che ci riempiono il cuore. Io mi sento davvero fortunato perché prima di imprendere a fare l'amore, ho imparato ad amare.
Purtroppo invece, la vita ai giorni nostri, ci rende vittime di Noi stessi, con quella spinta ossessiva nella ricerca del partner che ci aiuti a trovare la tanto agognata auto-realizzazione. Le persone sono piene di problemi, obiettivi, bisogni e desideri, pensano troppo al futuro e si perdono il gusto semplice del presente. Lascia stare il passato, non pensare al futuro, ma organizza il presente! La cosa curiosa è che tra la gente, c'è chi crede che l'amore risolva tutto, che sia il cortisone e la cura universale in grado di rimette ogni cosa a suo posto.
Signori e Signore, bisogna smettere di saltare nel vuoto, piuttosto organizzare un avanzamento graduale, realistico e possibile e lasciarsi guidare dalla saggezza quo...ti...dia... na.
Vi è speranza per tutti, ma bisogna sapere che la crescita personale richiede sempre e per forza un cambiamento faticoso a volte doloroso.
L'amore è un tesoro prezioso che si trova quasi per caso e quando è libero e reciproco, è la dimensione più bella dell'essere umano.
Se Dio è single un motivo ci sarà.... e poi chi è solo è tutto suo, l'amore arriverà all'improvviso!
Ora vado a fare un giro in moto, da solo, libero. Ve la caverete...
L.R. 


GUARDIE E LADRI

Le mie figlie hanno l'età del dattero, ma per me restano le mie piccoline sempre! Non sono uno che fa tante smancerie con loro, il bene che sento è di quel tipo semplice e puro, l'affezione del papà, quella per sempre. Ho difeso e protetto le mie bambine finché è stato necessario, finché ho potuto, e se servisse ancora, sarò ancora il loro paladino "forever and ever" di biblica estrazione.

Leggo di fregole romanzesche dedicate all'argomento del diritto di difesa della proprietà, del furto notturno o del tardo pomeriggio, intendo essere sorpresi dai ladri in casa propria. Io non desidero che furfanti si possano imbertare il frutto dei sacrifici del mio lavoro, soprattutto le mie chitarre! Penso che i malandrini non si possano bloccare, probabilmente c'è modo di spostarli. Non mi soffermo nemmeno sul colore della razza o sulla nazionalità alla quale il malfattore appartiene, tanto di notte sono tutti neri e semmai, hanno su il mefisto che è sempre corvino! Anche il mariolo cura il proprio outfit, che immagino essere comodo, versatile e dal colore luttuoso.
Quindi non vi parta il pensiero balengo che io sia razzista. Anzi, forse orgogliosamente lo sono, divido il genere umano in due categorie, da una parte metto le brave persone, dall'altra le teste di cazzo circoncise.
Cercherò di fare un discorso intelligente, anche se so che mi costerà fatica e forse qualche critica. L'argomento tocca nervi sensibili e probabilmente siete già li pronti ad abbandonarvi al turpiloquio, per questo, per suscitare la vostra magnanimità, cercherò di farvi sorridere.
Premetto che non ho mai subito il fascino delle armi. Il mio Kalashnikov, fin da ragazzo, è stato il fucile ad elastico, quello con la molletta di legno per stendere i panni, insomma, quella roba sottratta alla mamma.
Il mio shotgun artigianale lo usavo per qualche bischerata. Dovete sapere che ero un monello, puntavo il mio sparaelastici contro culi generosi delle ragazze che frequentavo al tempo, un pizzicottino appena vè, ma era sufficiente per avere la scusa poi per giocare al dottore. La stizza che comunque stimolavo, mi portava dolorosi castighi, non mi hanno mai consentito di "curarle" e nemmeno mi facevano guidare l'ambulanza, della quale si occupava il mio Amico DiNo DiNo DiNo, molto più adatto per ovvi motivi. Così non mi veniva riservata neanche una sbirciatina. Vita amara, ho rischiato di diventare cieco consolandomi in solitaria in pratiche amanuensi.
Solo da adulto ho sparato.
Il mio Amico Marco mi ha convinto a seguirlo al poligono di tiro a Codogno in Provincia di Lodi, lì ci sono le linee per sparare con le armi lunghe. Così mi sono cimentato con un IWI Galil ACE Rifle un fucile da assalto francese, sparavo a trecento metri e guai se ne beccavo uno. Così tristemente, i miei bersagli venivano immediatamente riciclati e passavo per la consolazione di poliziotti e carabinieri che li si allenavano al tiro. Allora mi hanno fatto provare con un arma corta, un revolver, la 32 Smith & Wesson Long Wad. Gli esperti mi facevano assumere la posa del tiratore, mi sentivo lo Sniper della via Emilia, poi puntavo con tutte e due la mani sul revolver e Bang Bang Bang, ......uhhhhhhh mi partiva un fischio nelle orecchie che mi durava tre ore. "No no non fa per me" mi dicevo ben consapevole che stavo distruggendo la mia immagine di macho padano. Marco scrollava il suo testone da Marines Americano, mi degnava di uno sguardo compassionevole, per poi tornare a puntare il suo bersaglio semidistrutto.
Quella esperienza però mi è servita a capire che, se mai avessi davanti a me un ladro in casa mia di notte e nel palmo la Smith & Wesson, non dovrei ne sparare in aria, ne per terra, ma sparare a lato per il problema del rimbalzo. Io credo che per quanto mi riguarda, farei davvero fatica, anche messo alle strette, a ipotizzare di togliere la vita ad una persona, mi turba solo a pensarlo, non ci dormirei la notte. Tuttavia un po' mi preoccupo, perché non so se il malfattore che ho davanti la pensa esattamente come me. Mi piacerebbe di più, nel caso in cui fossi davvero messo alle strette, poterlo bloccare, insomma renderlo inerme e poi tirargli un calcio nel culo e dirgli "va a lavorare pirla!"
Intanto ho montato le inferiate sulle finestre, ho messo l'allarme collegato con i cellulare del Maresciallo Budroni, ho messo le telecamere e poi ci sono Amon Overath e Magalì che perlustrano vigili ogni centimetro del giardino.
L'unica arma che ho in casa è messa vicino al mio letto, è un bastone come quello di Don Camillo, è di legno tenero!
L.R. 


HO PARLATO COL NEGRO!

... era appoggiato al guardrail, due curve sotto casa mia, aveva il cellulare e sul petto color ebano macassar, risaltava il cavetto bianco dell'auricolare, era estetico il mio nuovo Amico Amadù!
Dovete sapere che Io abito in collina a 550 metri slm all'Eagle Nest e in una casa vicino alla mia, abitano questi ragazzi che ad abbronzatura mi battono tre a zero secco. Eppure in estate mi rosolo bene, forse per le ore passate al sole a guidare cani e proprietari nei nostri ambaradam al centro di addestramento.
Mi sono seduto al suo fianco, sul ferro rovente che ardeva sulla pelle del mio fondoschiena, lui non faceva una piega, col calore, si vede che ci sa fare, forse grazie all'imprinting giovanile.
Amadù ha interrotto la comunicazione telefonica ed ha risposto con un sorriso al mio "Ciao, io sono Luca". Gli ho invidiato il colore bianco avorio dei denti, benché la mia dentatura non sia niente male, ma i suoi brillavano alla luce. Amadù aveva una espressione interrogativa stampata in volto: "e questo cosa vuole da me?"
Io volevo avere il piacere di parlare con uno degli innocenti responsabili della fracassata di maroni giornaliera dedicata al razzismo. Noto che in tv, sui giornali e per via cibernetica, c'è una vera e propria smania di parlare di razzismo, fascismo, populismo, cattivismo non se ne può più, ho gli zebedei spappolati a tal punto che, quando sento una parola che termina con "ismo", mi viene il voltastomaco!
... Amadù viene dal Senegal ha fatto tutta la trafila che ben conosciamo, pagato il viaggio, prima sul gommone, poi sul barcone, arrivo a Pozzallo in Sicilia fino ad arrivare qui, a Pietraspaccata in Provincia di Parma.
Lui mi ha detto che è stufo di stare in Italia perché qui consuma la sua vita, soffre di doping da nostalgia, vorrebbe casa sua, i suoi affetti, le sue tradizioni, vuole tornare nella sua terra. Me lo diceva sorridendo, ed io nei suoi occhi immaginavo l'Africa, quella bella, quella raccontata nei libri da Wilbur Smith.
Il mio Amico dalla pelle scura si è reso conto che passa il tempo, giorno dopo giorno su quel guardrail, e lì spreca il suo quotidiano, consuma se stesso. Amadù poi, non ama la pasta asciutta, odia il salame, del prosciutto di Parma non ne vuol sapere. Allora gli ho chiesto cosa gli piacerebbe mangiare, lui mi ha risposto Soupe kandja o Thiere. Così mi sono dovuto poi documentare, ho scoperto su internet che, Soupe kandja, è un piatto a base di riso bianco, servito con un sugo fatto con olio di palma e gombo nel quale viene fatto cuocere del pesce tagliato a pezzettini piccoli. Il Thiere invece è cous cous a base di miglio cotto a vapore, accompagnato da un sugo composto da olio, concentrato di pomodoro, acqua, abbondanti verdure e legumi. Ho cercato di convincerlo a venire a mangiare a casa mia, gli avrei fatto assaggiare i tortelli d'erbetta con ricotta fresca e con su una generosa "manata" di parmigiano reggiano, ma è allergico ai latticini. Non pensavo che i negri potessero essere allergici, chissà perché mah. Non vi nego che da bambino quando facevo una marachella i miei genitori mi dicevano che sarebbe arrivato l'uomo nero a portarmi via, e adesso Io, come un pirla, lo stavo invitando a pranzo! Va beh che di balle me ne hanno raccontate tante, i comunisti che mangiavano i bambini, l'attività adolescenziale amanuense che mi avrebbe condotto a cecità certa e via discorrendo. La balla più brutta però è stata quando, ho scoperto, che il sangue del Signore, all'interno del calice nel rito eucaristico, era Malvasia secca di Bacedasco basso delle cantine Eleuteri. In quel momento mi sono spiegato perché l'ostia, ossia il corpo di Cristo lo possono avere tutti i fedeli, mentre il sangue di Dio lo tracanna solo il celebrante, ecco perché è Di..vino!
Amadù parla abbastanza bene l'italiano, ogni tanto ci mette dentro qualche parola francese, ma questo non guasta, perché nel mio dialetto ci sono inflessioni d'oltralpe, compresa la R Uvulare.
Il mio Amico è deluso perché si era fatto un'altra idea di questa terra che lo ospita, è suo desiderio tornare in Africa ed impegnarsi per dissuadere altre persone nell'intraprendere un viaggio deludente, triste, pericoloso. Amadù desidera spiegare ai suoi conterranei che è meglio impegnarsi a casa propria, nella loro terra, investire il tempo di una vita vicino agli affetti più cari, le proprie tradizioni, piuttosto che consumarsi di nostalgia appoggiato ad un guardrail a Pietraspaccata.
(il termine negro è volutamente utilizzato su richiesta esplicita di Amadù dopo avermi confessato la bevuta serale di due negroni! Si vede che gli son piaciuti)
L.R. 


I GIALLI E I NERI

La vera immigrazione è gialla e non nera.

I cinesi ci hanno divorato. I Sinici arrivano in Italia con pacchi di soldi, comprano di tutto e si accaparrano il mercato. Loro sono padroni di ristoranti, bar, magazzini di paccottiglia, aziende tessili, parrucchieri, estetisti e di qualche mignotta travestita da massaggiatrice. Si sono buttati anche nel calcio, sport nel quale Noi Italiani pensavamo di non temere confisca, invece hanno comprato prima il Milan e poi l'Inter.

Milano calcistica è gialla come il suo tipico riso!
Le persone con gli occhi a mandorla hanno una organizzazione piramidale ferrea, imparano velocemente la nostra lingua, lavorano più di noi perché hanno almeno una, due, tre marce in più. Questi orientali, si danno da fare in ogni ramo, pagano in contanti e con i loro inchini e sorrisi si sono conquistati il rispetto di tutti. Insomma, sembrano brava gente.
l'Italia piano piano, si è riempita di persone con gli occhi a mandorla e nessuno si sogna di avere nei loro confronti atteggiamenti di intolleranza.
Nella ristorazione si sono travestiti da Giapponesi.
Di nipponico hanno l'altezza e il tipico taglio degli occhi, ma se li guardi bene trovi la differenza dagli indigeni del Sol Levante.
Dai cugini Giapponesi, hanno scopiazzato le tecniche dell'apprezzato Sushi. Così i cinesi, hanno abbassato le serrande dei loro scarsi ristoranti e nauseabonde friggitorie, per catapultarsi nel business del pesce fresco. Ogni giorno, la nostra scarcassata penisola, madre della cucina mediterranea, viene violentata dall'accensione di innumerevoli tapis roulant che portano direttamente al tavolo dei divoratori, alghe, riso, pesce e vegetali spesso da Noi sconosciuti.
Nei Bar siamo accolti col sorriso e con il classico "Boungiollo, caffè e blioss? ... vuole lo zucchelo? I barman dagli occhi a mandorla hanno imparato a fare ottimi cappuccini, c'è chi si cimenta anche negli spritz o nel bersagliere (pritz primordiale della terra parmigiana detto biciclèta nell'oltrepò pavese) con buoni risultati. Insomma i cinesi non hanno fantasia, ma sono ottimi esecutori e straordinariamente capaci di riprodurre, ricalcare e a volte a contraffare.
Nel tessile hanno sfondato. A Milano Lacchiarella al Centro Commerciale il Girasole, tanto caro nel passato a quel Berluscone lì, quasi tutti i magazzini sono di proprietà di persone di etnia orientale, non solo ne sono diventati padroni, ma hanno declassato e assunto le precedenti proprietà italiane ridotte a fare gli operai e magazzinieri. Fortunatamente il cinese, non ha creatività per questo stilisti e segretarie sono ancora nativi nazionali.
I barbieri e parrucchieri, non si distinguono più, il salone è diventato unisex. Tu entri e, se non sei cliente abituale, ti muovi imbarazzato fra signore che, mentre rifanno la tintura con strane alchimie fetide, si fanno acconciare, applicare le "extension" o altre diavolerie. I vecchi e amati tagli a forbice con quel rumore tipico vicino alle orecchie non esistono più, il cinese va di macchinetta e quindi le tipiche "sfoltatine" di un tempo sono morte e sepolte, ora ti pelano in trenta secondi.
Per trovare un barbiere normale bisogna cercarlo in periferia, sotti i porticati di qualche paese tra la nebbia della bassa parmense, dove nasce il culatello e impera la R ugulare.
L'atmosfera e l'arredamento sono un po' diversi da quelli del passato. Le sedie del barbiere sono diventate come quelle del dentista, regolabili in tutto, soprattutto in altezza vista la statura dell'orientale.
I barbieri cinesi sono velocissimi, hanno bruciato anche il detto: "cinque minuti da barbiere", hanno annullato il gossip tipico delle sale da barba, dove gli argomenti erano sempre gli stessi, ... quel Rivera lì che ormai non segna più, l'Inter che perde e la Juve che ruba. Per non parlare poi dell'omaggio di saluto, il calendario profumato con su un casto nudo femminile indelebile ricordo di un tempo. (Io la prima passera l'ho vista li, su un lunario tascabile trovato nel tabarro del mio povero nonno)
Il triste finale è rappresentato dallo stesso suono per tutti i tosati: "Dieci eulo, allivedelci!"
Sul sesso mercenario orientale offerto da improbabili geishe, ho poco da dire, facendo fatica ad immaginare pratiche da materasso a pagamento diverse da quelle usuali e barbose.
A volte mi domando quali originali fantasie oscene saranno mai in grado di suscitare baldracche dagli occhi a mandorla.
I cinesi non invecchiano, è raro vedere un orientale attempato, così come è raro vederli impegnati in pratiche di muratura, il settore edilizio ai cinesi si vede che non interessa.
Questi signori giunti da lontano, avranno pure dei difetti, ma anche un pregio che avevamo e che Noi italiani abbiamo perso: la voglia di sgobbare per il bene comune.
I cinesi se non sono diventati padroni del mondo, poco ci manca.
L'invasione della penisola dei musi gialli e di quelli neri continuerà, tanto per me, il muso più bello, resta sempre quello del mio cane!
L.R. 


ENCICLOPEDIA CONOSCERE: IL BOCCONE DEL PRETE

... Nessuno sa il perché il culo della gallina è anche chiamato il boccone del prete.

Il tema non mi sembra così scabroso, anche se con questa frase, a volte tra ometti, ci si riferisce al didietro di quello delle "fimmine".
Ecco allora che nasce una sorta di curiosità nel sapere perché, proprio con questa frase, si definisce una delle parti morfologiche femminili di maggior interesse maschile.
Mi sono documentato ed ho trovato la risposta.
Non essendo, ne Santo, ne Eroe, ma ritenendomi rispettoso dei dogmi religiosi, riporto ciò che mi è stato detto, ma non mi assumo nessuna responsabilità se, qualcuno dei miei lettori, sarà pervaso da sentimenti critici nei miei confronti. Dovete sapere che Io desidero andare in Paradiso, anche se, in realtà, mi piacciono tutte le cose che portano dritti, dritti, all'inferno!
Capirete le mie remore seguitando nella lettura, si perché per dare risposta al misterioso arcano, bisogna scomodare la religione ed entrare in seminario!
Un giovane seminarista entra nel collegio ecclesiastico per studiare, dovrà essere bravo e sarà obbligato a conoscere i testi sacri, il latino, il gioco degli scacchi, poi dovrà imparare a memoria le orazioni, i nomi di tutti i Santi e praticare la castità in via del tutto teorica. Insomma dovrà imparare il mestiere e conoscere l'uomo, inteso come specie e comunque disinteressarsi della donna, la potrà conoscere, ma non toccarla!
Si racconta che in ilo tempore, ancor prima del Medio Evo, i preti vivevano con le loro donne, come tutti gli altri uomini. Ad un certo punto, un papa, che non menziono per non rischiare di essere messo al rogo, dichiarò che "non stava bene" che i preti andassero con le donne.
Il papa andò giù di mano pesante, affermando: " Fratelli, non si può andare la sera a passera e poi la mattina in chiesa predicando l'astinenza e la castità, non va più bene!
Se si continua così, non ci prenderanno più sul serio durante le prediche dal pulpito. Da domani, basta passera!"
In tutto il seminario si alzo un mormorio di sgomento, anche i sacristi dilatarono le pupille mettendosi le mani nei capelli.
Un prete appassionato abbozzò timidamente una richiesta: "Sua Santità non potremmo rinviare il divieto di qualche giorno?", il papa ci pensò su qualche secondo poi dettò il verdetto da cassazione: " Va bene, si comincia da Lunedì, però sia chiaro, da Domenica sera, con la gnocca si chiude tassativo!"
Tutti i presenti dovettero annuire di malavoglia, ed inghiottire l'amaro boccone.
In fondo alla sala un prete d'età, ma ancora arzillo chiese al suo collega accanto:
" Ma del culo ha detto nulla?" e l'altro:
"mi pare di no"
"allora lo possiamo usare?"
"mi pare di si"
"meno male, credevo peggio!"
La riunione finì e i preti solerti si dileguarono, essendo Venerdì, tutti si dovevano dar da fare.
Il popolazzo, molesto e irriverente, chiamò questo fatto "il boccone del prete" e ancora oggi viene usato per identificare il deretano delle donne.
Ecco spiegata la Storia di questo curioso detto polare.
L.R.


IL CONSULENTE EMOZIONALE DEL MENGA

Il mio mestiere è come quello del barbiere, del medico o dello chef, chissà perché, ma i "clienti", mi fanno entrare ad un livello di confidenza maggiore di quanto non consentano ad un meccanico che cambia le pastiglie dei freni. Le mie frequentazioni lavorative mi raccontano di essi e dei loro guai.
A volte sono vere e proprie confessioni, anche piccanti.
Io non credo di avere qualità speciali per meritarmi il titolo di consulente emozionale, se non quella di saper ascoltare, per poi dire la mia con lealtà, senza quasi mai giudicare.
A volte mi lascio coinvolgere dai loro racconti di generazione confusa, poi cerco di amplificare le loro emozioni e i cani sul campo, mi aiutano in questo.
Devo dire, che il ruolo di confidente che spontaneamente mi viene attribuito mi lusinga, a volte resto in bilico, ammorbato da discorsi inutili, spesso invece imparo qualcosa.
Molti mi parlano della loro condizione di vita, del loro disagio o della smania di volere tutto e subito, anche in ambiti sentimentali. Io per contro, sto molto attento a non fare invasioni di campo o peggio ancora ad entrare a gamba tesa nei loro tormenti. Ci vuole pazienza e movimento, pazienza e movimento, ne sono certo. Personalmente non presento mai come prima soluzione, il miglior fico del mio bigoncio, un passo alla volta signori, perché è lo spirito che conta e la fretta in questo contesto, non aiuta.
I miei clienti cinofili, al margine delle lezioni, mi parlano di monotonia, di giornate sempre uguali, del solito week end, stesse facce, stessi problemi. Loro stessi dichiarano essersi appiattiti sull'apparenza, accontentandosi di sporadici nascondino sui social alla ricerca sforzata di quel senso di simpatia mediatica, che pare dia tanta soddisfazione.
Qualche volta non vi nego ci casco anch'io, non essendo uno stinco di Santo e soprattutto ritenendomi un peccatore seriale.
Allora siamo tutti quanti alla ricerca di quelle origini che possano addolcire una esistenza non facile, alla caccia continua di quell'armonia così vicina alla tranquillità, che però sembra irraggiungibile. E' la conoscenza di sé, del proprio passato, della storia prima di Noi che ci può dare nozioni sul tempo in cui viviamo, e che ci indica la via per progettare un futuro accettabile, che ci possa salvare.
Personalmente prima di dare consigli, mi incenso il capo e cerco di stare lontano da fregole romanzesche per poi andare dritto al sodo. A volte questo fatto di essere diretto e sincero, mi porta punizioni sociali che mi fanno sanguinare le gengive, Io reagisco con due risciacqui con acqua e aceto e poi me ne fotto.
Allora, solo allora, suggerisco ai miei interlocutori di imparare volutamente a fornirsi delle emozioni autoinflitte, e farlo giornalmente, almeno quattro volte al dì, ogni sei ore, come se questa fosse la posologia di somministrazione di una medicina verso una prognosi fausta.
Ora mi spiego meglio.
Innanzi tutto, la "somministrazione emozionale" bisogna dividerla in due categorie fondamentali, quella collettiva e quella individuale. Entrambe servono per rinfrancare la propria anima.
L'emozione collettiva è rappresentata da uno stato di commozione, eccitazione, impressione trepidazione e turbamento, condivise con un gruppo di persone. In questo contesto è il Gruppo che conta e poi quello che si fa, con obiettivi e traguardi divertenti. E' necessario che si possa disporre di una guida sensibile che conduca la baracca in modo corretto e sensato. Il conduttore deve essere capace di mettere a disposizione idee e proposte che sappiano suscitare interesse emozionale, evitando bischerate. Pensare di andare allo stadio per seguire la squadra del cuore, è per alcuni una somministrazione emozionale, andare a Modena Park per seguire il Kom e le sue poesie musicate, è farsi una trasfusione di emozione condivisa. Non sempre le aggregazioni emozionali vanno alla ricerca del bello, del buono e del pulito, non meniamo il torrone, perché anche la trasgressione, il rischio, l'azzardo, sfiorare i pericoli, sono in grado di fornire emozioni, anche se un po' rischiose e meno sane. In questo caso bisogna stare attenti a non farsi del male o peggio crepare.
L'emozione individuale è estremamente personale e secondo me dipende da molteplici fattori, culturali, emotivi, sentimentali e d'età. L'emozione collettiva è più semplice, perché il gruppo coinvolge, ti imbarca, ti intriga più facilmente. L'emozione individuale si lascia condizionare dal carattere dell'individuo, se sei di buon umore vai alla ricerca delle virtù della vita, così, ti sembrano più semplici anche le grane. Se sei di malumore vai alla ricerca dei vizi della vita, così si riduce il campo di valutazione per trovare la soluzione ai problemi. C'è chi gode a tirarsi martellate sugli zebedei, gente affetta da Tafazzismo assoluto.
Tutti gli hobby portano emozioni personali positive, lo svago lo svolgi per diletto e te lo puoi scegliere, il lavoro a volte ti tocca sopportarlo, l'amante te la scegli, la moglie ti tocca a volte sopportarla, e così il marito e la suocera, e poi le beghe giovanili dei figli mossi dai primi pruriti ormonali.
Non è mio desiderio darvi una ricetta chiusa, un po' per non passare da presuntuoso nel suggerirvi una magia potente, e un po' perché è giusto che troviate da soli la via d'uscita. Bisogna augurarsi di riuscire a salvarsi senza danni prodotti da fatiche, limiti e morbosi legami, evitando errori e sprechi di energie per chi non merita di poter disporre del vostro valore, del vostro tempo e della vostre attenzioni.
Un ultimo suggerimento affettuoso, meglio buttare il Lexotan, il Prozac, lo Xanax e tutto quello che vi obnubila la mente. Non fatevi ingannare, piuttosto impariamo insieme a vivere il tempo che ci è stato donato con tutte le sue difficoltà!
L.R.


 IL FANTASMA AL BIANCOSPINO

... Era il 1993 e ricevetti una telefonata da Paolo De Filippi titolare del Centro Cinofilo del Biancospino a Casteggio. Al tempo, avevo un contratto di lavoro presso il Centro Cinofilo La Casa di Lilla di Parma, il cui titolare era Francesco Melley, poi diventato Presidente della prima Fedics (Federazione Italiana Cani da Soccorso). Il De Filippi, in quella telefonata, mi invitata ad un incontro al Biancospino, c'era in ballo una proposta di lavoro. Ci andai.

Al tempo, a Casteggio, lavoravano i miei Amici colleghi Massimo Perla, Vittorino Meneghetti e Matteo Rino Pittavino, Io lo chiamavo affettuosamente, MatteoRinenPittavinen Istruttore tedesco, benché lui di teutonico, non avesse proprio niente. Fui accolto dal titolare che mi fece visitare la magnifica struttura, locata nell'oltrepò pavese, ne rimasi incantato.

 Ricordo che mi dissi: qui nulla manca e nulla eccede!

 Il De Filippi mi fece la sua offerta, e davanti ad una bottiglia di pinot nero vinificato in bianco, mi spiegò i suoi ambiziosi progetti. Firmai il contratto. Da quel giorno il Biancospino divenne la mia seconda dimora. Durò fino al 1999.

La mia camera era la numero 16, quella degli Istruttori, e giunti al Biancospino, Cindy e Lorien, sapevano già davanti a quale porta dovevano fermarsi. Anni splendidi di cinofilia, su tutti i fronti, location, opportunità, formazione, incontri, cultura, divertimento, emozioni e sentimenti. Io facevo la mia parte, con le mie lezioni, i miei cani e la mia chitarra! La Direzione mi affidò la conduzione degli stage chiamati Week End Dog, fine settimana sulle splendide colline pavesi col proprio cane seguiti da un Istruttore di calibro, con buona cantina e cucina garantiti, li presentavano così. Inoltre conducevo i Corsi di Formazione per Educatori Cinofili a metà col mio collega MatteoRinenPittavinen. I corsi duravano 15 giorni, formula full immersion, una settimana la conducevo Io, l'altra Rino.

 Ricordo che durante un Corso capitò un episodio buffo.

Durante i miei studi di cinofilia in terra scandinava, ebbi l'opportunità di osservare ed approfondire prove caratteriali chiamate Gosth Test. Queste prove, avevano surclassato quelle suggerite per i cuccioli da William Campbell, perché proposti ai cani in età adulta e quindi, determinavano con precisione le vere componenti caratteriali dei fedeli amici. Questi test in Svezia, hanno scopo zootecnico ricollegabile alla selezione.Nel boschetto del Biancospino feci collocare dei "fantasmi" manovrati da corde e tiranti che comparivano improvvisamente davanti ai cani. Queste prove consentono di valutare le loro doti e carenze caratteriali. Un fantasma in particolare, era costruito su un carretto a ruote posato a terra, dove sopra era stato sistemato un pupazzo con cappotto nero ed un foular in testa. L'immagine che se ne ricavava, era di una donna inginocchiata che sembrava una strega. Questo carretto radente terra, nella prova, veniva trainato in avanti, piano piano, nella direzione del cane, consentendo di analizzarne le reazioni. La sera arrivarono gli stagisti che l'indomani avrebbero partecipato al corso, ed una ragazza del gruppo si avventurò nel boschetto per una passeggiata con il suo cane. Ricordo che era una serata di luna piena, ed un venticello caldo muoveva le fronde della macchia. Senza saperlo la ragazza, si era avventurata nella zona dell'allestimento dei test, e giunta nel punto preciso del carretto menzionato, si trovò davanti lo spettro farlocco. La fanciulla si impressionò a tal punto da iniziare ad urlare come una pazza, il suo cane anch'esso preso dal terrore, abbaiava e scainava, mentre entrambi, ruzzolavano giù dal declivio. Sentendo questo trambusto disperato, pensai fosse successo qualcosa di terribile e già mi preparavo al peggio. Dal bosco uscì l'isterica urlante, con appresso il suo Golden che continuava ad abbaiare correndo. "Luca, Luca, aiutoooo, nel bosco c'è una vecchia strega che inginocchiata prega e impreca, soffia e sbuffa... Aiutooo!" In un primo momento, in quegli attimi, non riuscivo a capire cosa fosse successo e quale terribile minaccia avesse dovuto subire la povera ragazza scapigliata. La calmai, e solo in un secondo momento, tutto mi parve chiaro. Il fantasma aveva fatto il suo e dovere, anche troppo, o forse la fanciulla era dedita alla visione di film horror e facilmente impressionabile. La accompagnai all'inizio delle scale che conducevano alle camere, salì i primi gradini, i suoi pantaloni, nel posteriore, erano macchiati di marrone e non era terra.

 L.R.


IL MAESTRO e IL PROFESSORE

L'abbaio del mio cane, le sue spinte e qualche suo morsetto, mi danno conforto, fanno correre più velocemente il sangue nelle vene, come quando mi innamoro di qualcuno. Mi piace da Dio!

Ho da sempre amato il mio lavoro fin da quando ho iniziato, negli anni '80. Al tempo non era facile reperire informazioni, tecniche e cultura, si doveva correre all'estero ed avere l'abilità di appropriarsi qua e là della esperienza di qualche Istruttore in gamba e fine conoscitore della amata materia. In quegli anni in Italia c'era bisogno di cultura, ve lo dico con spirito franco e critico. Ora è tutto più facile, dove l'attestato di Educatore Cinofilo lo si compra al supermercato, vicino alla cassetta delle verze, dove si affollano schiere di individui collettivamente rimbambiti. Non faccio fatica ad essere schietto, perché più passano gli anni e più calano i freni inibitori, inizi a pensare che non ti possa più succedere nulla di sgradevole e così a volte le spari un po' grosse, ma sinceramente me ne fotto.
Non ho mai avuto una divisa da Istruttore da quando faccio il professionista di cinofilia.
Odio ostentare abilità, preferisco che chi mi frequenta le scopra da solo, tanto tutto non sarà mai accessibile, alcuni segreti sono solo per me.
La divisa la indossavo solamente negli anni della protezione civile, un po' perché era obbligatoria, e un po' perché si sa che sulle donne, la divisa gioca da sempre un effetto di attrazione. Ora sono sempre vestito uguale, indosso pantaloni Montura dalla mattina alla sera perché sono comodi e robusti, li godo finché Amon non me li sbrandella e resto con il culo di fuori, ma anche questo, fa parte di un bel gioco. Le Tshirt, che a me piacciono da morire, sono sempre in puro cotone e costantemente hanno stampe originali, sono facili da lavare e se stese bene non necessitano di stiratura. Quando una maglietta mi piace, ne compro anche tre, subito, tutte uguali come quelle dei Warriors i Guerrieri della notte, che mi accompagnano nelle mie scorribande in giro per l'Italia.
Sul campo ci sto sempre molto volentieri e non mi pesa quasi mai restarci.
A scuola era peggio, mi annoiavo, solo la visione dell'edificio scolastico mi faceva venire la scarlattina....
Ero uno studente mediocre, quello che arrivava al sei stiracchiato per intenderci, quello del "è intelligente ma non si applica!" Ogni fine dell'anno mi stupivo della promozione, forse la mia resa a scuola, era dovuta maggiormente alla capacità di concentrazione in classe, piuttosto che allo studio tra le mura domestiche.
Ormai da qualche anno sono passato dall'altra parte del pulpito, mi piace molto insegnare ed ispirare i miei allievi, mi ci dedico proprio, almeno a me pare di fare così, loro mi sembrano contenti e molti poi, lo confermano con la loro bravura e con i risultati che conseguono. L'Istruttore come figura didattica si avvicina maggiormente al maestro piuttosto che al professore. Quando facevo le mie lezioni all'Università di Pisa, i miei allievi mi chiamavano professore, un po' mi compiaceva, ma nello stesso tempo li allontanava da me per il rispetto cattedratico che mi era riservato. Ho da sempre amato l'empatia e la semplicità della comunicazione famigliare, quella che i cani mi hanno insegnato. Il maestro insegna anche l'affettività ed il bene, il professore spiega e recita la lezione.
Col tempo ho maturato l'illusione che quello che ho fatto e che farò nella mia vita, proseguirà anche dopo di me, la traccia la porteranno avanti coloro che ho aiutato a crescere a migliorarsi, anche i bulletti/e che non hanno confidenza con la riconoscenza. Forse hanno ragione anche loro, io in fondo sono un birbante, ma di questo non lascio traccia dietro di me.
Andar bene per tutti non ci si riesce, non capisco se le persone, ai nostri giorni, pensano col cervello, col cuore o col culo! Alla fine per cavarsela, basta poi salvare la ghirba e spiegarlo a se stessi.
Con l'avvento di internet ed il simultaneo decadimento dei programmi televisivi, al rientro dal mio lavoro, dopo cena, guardo i social. Ci sono post che mi annoiano e alcuni che mi irritano, ma alla fine me li guardo lo stesso, magari sboccando. Questa abitudine malsana tuttavia ha su di me un frutto benefico, ha il potere di provocare il mio sonno, ha un effetto ipnotico, così mi addormento e mi alzo la mattina, dopo le nove.
Non morirò sano, ma è difficile morire sani, a forza di vivere poi si muore.
L.R.


 IL VIALE DEI CIPRESSI

... Qualche cretino è fisiologico, si sa che oggi giorno vale tutto e ci fanno credere che il genio risiede nello sfigato o nel mezzo autistico. Di Antonio Ligabue c'è ne uno solo cari lettori, oggi si confonde l'estro e l'originalità e la realtà diventa parodia, come con la sedia del maestro Fistalloni in Anplagghed di AGG.

E' ovvio che bisogna avere rispetto delle persone disagiate, per prodigarsi nell'aiuto e nella comprensione, in fondo anche il maestro Giuseppe Verdi non fu ammesso al Conservatorio meneghino... "non corretta posizione delle mani sul pianoforte, non sufficiente cognizione delle regole del contrappunto" queste le cause dell'allora infelice diniego. Bisogna fare prevenzione ed evitare di far danni creando autistici o spastici indotti da funesta prevenzione, malsana farmacologia o vaccini farlocchi.
A rigor di logica ci si augura che in materia di vaccinazioni infantili, chi detiene il potere di decisione, sia una brava persona, corretta, onesta, scrupolosa e soprattutto preparata e con sentimento altruista. Chi ha il dovere di decidere, deve essere competente e non cedere a speculazioni o brama di danaro! Non siamo carne da macello! Nella confusione, nell'incertezza, nella paura, il popolo poi è ovvio che sbarella! La storia dei vaccini rasenta il ridicolo, in questo tempo, dove regna la cultura dell'insulto, medici, ricercatori, politici, madri e padri si sparano bordate di sconcezze piuttosto che determinare una scelta protettiva di chi deve crescere sano. La creatura va vaccinata si o no?
Io ricordo che da bambino, attraversai senza danni le cosiddette malattie dell'infanzia.
Col morbillo arrivai a 42 gradi di febbre, mia madre mi racconta che ero in stato convulsivo, straparlavo imprecavo contro l'Allegro Chirurgo, poi minacciavo di spaccare tutte le burette del Piccolo Chimico, alla fine, tramortito dalla piressia, crollavo nel sonno con una pezza umida sulla fronte, senza requie. Con la varicella poi, infettai tutti i miei amici di via Oberdan, che sembrava essere diventata un Lazzaretto. Il Dottor Lannutti interpretava perfettamente il monatto, e correva a destra e a manca per dispensare i suoi intrugli e a suggerire di purgare roba infetta e sospetta.
La pandemia fu sconfitta ed insieme ai miei Amici siamo cresciuti forti e sani.
La scarlattina mi ha risparmiato, evitandomi la caratteristica angina faringea e l'esantema puntiforme.
Per il vaiolo e la poliomielite il discorso era diverso, fu introdotta la vaccinazione sistematica di massa. I miei genitori da bambino mi portarono alla mutua in Viale I Maggio a Fidenza mia città natale. Avevo due anni e capivo poco, mia mamma suadente mi disse: " Gianluca, fai il bravo vèèè, facciamo una punturina e se ti comporti bene, ti compro un giocattolo".
La punturina intanto erano due, una per la vaccinazione contro il vaiolo e l'altra l'antipolio (così era chiamato il vaccino contro la poliomielite) e tornai a casa con un pupazzo di pezza al quale staccai gli occhi dalla rabbia. Ancora oggi sulla mia spalla sinistra, c'è il marchio del vaiolo, grosso come un gettone dell'autopista.
Ma la storia dei vaccini sarà vera? Le scelte dei Paesi europei sulla migliore strategia da adottare rispetto al tema delle vaccinazioni sono le più diverse. "Dipendono da ragioni di tipo storico, culturale e politico più che basate sull'evidenza scientifica", sottolineano gli esperti di Venice (Vaccine european new integrated collaboration effort), un panel di scienziati che ha condotto un'indagine in 29 Paesi (27 Paesi dell'Ue, più Islanda e Norvegia), relativo "all'attuazione e implementazione dei programmi vaccinali nazionali"
15 dei 29 Paesi interessati, Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito, non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria, e gli altri 14 ne prevedono almeno una all'interno del proprio programma vaccinale nazionale.
Bisogna sempre sperare che, la vaccinazione obbligatoria, non sia solo un affare tra alcuni politici e le famiglie proprietarie di multinazionali farmaceutiche, destinate a formare lobbies truffaldine.
Anche con la vaccinazione annuale dei miei cani mi sono sorte alcune perplessità.
E' vero che i veterinari sono scrupolosi e preparati, è vero che ci sono virus attivi che possono mettere in pericolo la vita dei miei cani, ma vaccinarli per la stessa "roba" anno per anno per una vita intera?
Per restare in tema e onde evitare di sentirmene dire "peste e corna", lascio l'argomento in souplesse, evitando cosi fastidiosi contrasti ai quali mi sottraggo lasciando a becco asciutto i tribuni del popolazzo.
Se il vaccino contribuisce a tenerci lontano dal viale dei cipressi ci faremo un pensiero, in caso contrario ci voteremo al "Sim sala bim" del mago Silvan sperando in una magia potente.
L.R.


L'ISTRUTTORE AL FEMMINILE
..... mai e poi mai parlerò male delle donne, in primis perché non lo meritano, poi perché mi spennerebbero come un pollo e Io alla mia livrea ci tengo.
Le mie considerazioni saranno quindi alla vaselina, per non rischiare di brutto di trovarmi cappone.
Quando ho iniziato a fare l'Istruttore Cinofilo, di donne sul campo ce n'erano davvero poche. Erano tutti uomini nerboruti e spesso testosteronici da morire. C'era poco spazio per i mingherlini, i rachitici e gli smilzi, figuriamoci per le signorine. L'idea dell'Istruttore di quel tempo era sempre accompagnata da una certa fisicità, forse perché allora si "smanettava" tanto il cane fisicamente e perché c'erano razze rustiche e forti, che a volte ti arrivavano dirette nel muso.
Anche le tecniche di addestramento, non erano come quelle di cui oggi si può disporre grazie alle conoscenze di psicologia canina e all'esperienza pratica sul campo. Alcuni avance didattiche erano rustiche e rurali, e derivavano dall'aspetto utilitaristico del cane in ambiti di cooperazione lavorativa, al fianco dell'uomo.
Così l'addestramento, se paragonato a quello moderno, risultava spesso grossolano e ordinario, e i cani dovevano adattarsi a capire le intenzioni del pedagogo del piffero di turno. I calci nel culo non mancavano, e la maggior parte degli apprendimenti che i cani memorizzavano, erano per prove ed errori con una forte componente di adattabilità imposta. Qualche Istruttore bravo che conosceva l'Arte dell'addestramento c'era, per l'amor di Dio, lo dico per pararmi il deretano e non rischiare di farmi spellare vivo da qualche nostalgico.
Poi sono arrivate le donne!
Loro sono furbe già da bambine, cari uomini, ci surclassano in tutto.
A scuola vanno meglio, mettono maggiore impegno in ciò che fanno, lavorano con tenacia e ottengono mediamente risultati più brillanti. Anche in cinofilia, il gentil sesso ha mostrato nel tempo di essere attrezzato per raggiungere notevoli traguardi.
Quando iniziai a fare il mestiere nel gruppo di Protezione Civile, non c'erano femmine. All'inizio erano tutti giovani maschi aitanti ed energici. L'unica a cui fu consentito l'ingresso nel gruppo fu Laura Parmigiani, riuscì a resistere un anno o giù di li. Se ne andò sbattendo la porta, ma aveva ragione lei. Eppure era brava, ci teneva e aveva ingentilito con le sue lagnanze, gli approcci di tutti i muscolosi conduttori con i loro cani. C'era riguardo quando Laura era presente a bordo campo, e il lavoro con i cani, piano piano, migliorò. Comunque per un pò di tempo, nel Gruppo, non furono consentiti ingressi al femminile, così per qualche mese, regnò la pace.
Poi arrivarono tre femmine!
Con l'avvento delle tre esili figurette incipriate, l'apparato riproduttivo e gli ormoni degli omaccioni in divisa, subirono un terribile tsunami. Lì ho capito veramente il potere della passera! Anche i Conduttori più morigerati, quelli che sembravano i meno infoiabili, diedero un taglio alle loro lagne da chierichetti iniziando a mostrare gli attributi. In poco tempo ebbe inizio il finimondo.
Ricordo che ero avvelenato da continui litigi, battibecchi e contese per avere accesso alle grazie della giovane e aitante pulzella, dagli occhi chiari e dal robusto fondoschiena. Devo dire che meritava davvero, se non era un 90/60/90 poco ci mancava.
Io mi sono sottratto fin da subito dal tenzone di conquista, non è che non fossi interessato, tutt'altro, ma lavoravo sotto traccia.
Il defilarmi, col tempo, si è rivelata una strategia vincente, in quanto, creava quell'attrattiva dell'inarrivabile, che è graditissima al gentil sesso.
Attualmente le donne hanno preso in mano il timone della cinofilia sportiva in diversi ambiti. Sviluppano una moltitudine di lavoro ben fatto. Molte sono professioniste preparate, sgobbano e non mollano mai l'osso, anche se sono sposate con dei pesantissimi scassacazzo o abbiano figli di cui occuparsi. Insomma sono delle perfette Wonder Woman.
Le donne hanno il merito di aver ingentilito la cinofilia moderna, rendendola di ampia diffusione e di apprezzabilità superiore.
A volte esagerano in sentimentalismi e amori malati che le portano, forse per mammismo, a trascendere. Vedo belle signorine che affidano il loro cuore alla Meggie di turno, amando nella loro vita solo la cagnotta di casa. Fedeltà totale al cane e solo ad esso, castità assoluta. Vi sono poi aggregazioni di femmine deluse da ometti dall'encefalogramma piatto, che sono veri e propri circoli al femminile, dedicati esclusivamente all'emozione canina e a qualche Spritz serale. Unico argomento trattabile: Il Cane.
Il Fedele Amico a quattro zampe, mostra così il suo potere satanico, condizionando l'intera esistenza di invasate siurette.
Il peggio poi si raggiunge quando amorevolmente si salutano tra loro con sorrisi e caldi abbracci, poi la Domenica dopo aver gareggiato l'una contro l'altra, si pianterebbero coltellate a ripetizione fino a far crepare li sul campo seduta stante, la contendente ma amica.
Meno male che non sono tutte così, e qualche bella persona ancora impreziosisce il genere da me amatissimo.
Spesso all'Eagle Nest ospito belle ed interessanti figure femminili, cucino per loro perché a me piace stare tra i fornelli, allestisco una bella mise en place e stappo una bottiglia adatta al desco preparato. Poi mi rendo disponibile per amabili conversazioni dedicate ai cani, a volte per me un pò barbosi, ma riesco sempre a svicolare e a parlare di argomenti diversi che mi insegnino qualcosa di nuovo. Le mie ospiti riassettano e lavano i piatti questo è l'unico patto che richiedo loro. Del resto hanno voluto la parità, Io apparecchio e cucino, loro sparecchiano e lavano i piatti!
Viva le donne!
L.R.


LA FALCE E IL MARTELLO

... mi ricordo che andavo a suonare alla Festa dell'Unità a Fidenza.
Partivo da casa con la mia Honda XLM 600 e sulla groppa portavo la chitarra nel suo fodero, l'amatissima Ovation Legend. A parte il suono che mi mandava in estasi, ero innamorato delle sue forme sinuose, aveva i fianchi come una bella donna, aveva un buco in mezzo, un profumo di legno maturo, insomma non le mancava nulla, la accarezzavo e da lei uscivano suoni con una timbrica da far venire i brividi.
Il nome della band lo avevamo cambiato diverse volte, ricordo che per un anno eravamo i "Senza Colpa" (mettevamo le mani avanti in caso di flop), poi cambiammo ancora e diventammo gli Herpes, perché volevamo essere sulla bocca di tutti. Io come musicista ero il più scarso del gruppo, però cantavo bene, poi c'era il Màgo che martirizzava il basso con quelle sue grosse mani che sembravano due piste da ballo, e Attilio che prendeva a picconate la batteria scalciando come un puledro. Il numero uno era il Maestro Luigi Fontana, diplomato in organo e composizione organistica e clavicembalo al Conservatorio di Musica A. Boito di Parma. Lui era l'unico veramente serio e posato!
A quel tempo, ci si radunava il martedì sera in una cascina disabitata, sulla strada del Diavolo, una carrozzabile interpoderale che collega la via Emilia a Borghetto, in provincia di Parma. In quello stabile vi era uno stanzone con un grosso camino nel centro, sul quale sovrana imperava la "bronza dl'acqua chèda" che "ascoltava" sul fuoco la nostra intera scaletta, quando era ora, veniva oberata di spaghetti Barilla numero 5.
Alla Festa dell'Unità ci invitavano tutti gli anni, non ci pagavano, manco una lira, però compravano i nostri servigi con sacchetti di torta fritta (il gnocco reggiano), prosciutto di Parma e qualche salamino alla griglia offerti prima del nostro concerto. Il vino non mancava mai, e per Noi erano riservati sempre due bottiglioni di Lambrusco.
Sapevamo farci voler bene.
Non ci crederete ma avevamo i nostri fans. I più affezionati erano i parenti, poi venivano i condomini e vicini di casa, i ragazzi della parrocchia anche se democristiani e qualche militante della falce e martello. A dire il vero, c'erano anche alcune decine di ragazze, alle quali evidentemente interessava il nostro pop/rock o forse qualcuno di Noi. Tutto non si può raccontare per non passare da presuntuosi, mi limiterò a dire ciò che mi è stato riferito, cioè che a quei tempi, ero un giovinotto sbarazzino e a Fidenza ero gettonato, perché non crederci... e poi a dirla tutta, quella sera ricordo di aver limonato la più bella di tutte fino a rovinarmi le labbra e rendere omaggio al nome della mia band.
Credevamo anche nella nostra musica e gli applausi non mancavano, così un giorno si decise in gruppo di autoprodurre il nostro primo disco grammofonico in vinile, un quarantacinque giri.
Ci voleva una canzone per Facciata, così sul lato A incidemmo il nostro pezzo forte dal titolo "Compratelo per Favore". Era un pezzo demenziale con testo dai contenuti anarchici votato ad una chiara tendenza alla libertà da qualsiasi obbligo e legame politico, matrimoniale, lavorativo, insomma la canzone era un pugnettone per scapestrati fannulloni che volevano dedicarsi a pratiche di camporella o nel migliore dei casi, da materasso. Andava così. Le parole non erano male, erano quelle degli anni settanta, dove si inneggiava alla vita spericolata e all'amore libero. Sul lato B incidemmo la seconda canzone che si intitolava "Grazie". Oggi capisco che già da allora avevo il dono della sintesi. Il pezzo era dedicato ai temerari che avevano avuto il coraggio di comprare il quarantacinque giri. Alla fine i dischi venduti furono 23, ma gli acquirenti vi garantisco che erano tutta gente seria e fini conoscitori del pop/rock di allora. Solo qualche anno dopo, rovistando in soffitta, scartabellando in un vecchio baule impolverato, trovai 10 dischi di quelli che credevo venduti. Chiesi a mia madre cosa ci facessero lì e lei sincera e messa alle strette, abbassando lo sguardo e con un sorriso che io conosco bene, confessò di aver comprato lei stessa dieci copie per farmi felice. Amore di mamma verso la sua creatura.
AI dirigenti della falce e martello eravamo simpatici e loro a Noi, in fin dei conti eravamo bravi ragazzi e le nostre trasgressioni erano sopportabili. Tutti sapevano che frequentavamo anche la Parrocchia di San Michele e che Don Remo ci benediva un giorno si e un giorno no, molti erano democristiani, ma era divertente così, nella terra di Peppone e Don Camillo dove comunque regnava il rispetto ed il fatto di essere galantuomini.
I dirigenti della Festa dell'Unità di quel tempo, seguaci di Enrico Berlinguer, forse non ci sono più, penso che osservare la loro passione di allora, la loro onestà ideologia, ed avendoli conosciuti personalmente, se fossero ancora tra noi, dovrebbero resistere alla tentazione di decapitare il giovin fiorentino, per essere riuscito a sfasciare un partito popolare riducendolo a un movimento residuale, da chiudere nella scansia di un museo.
La "falce e martello" è scaduta da ideologia a utensile!
... Bella ciao pero, resta sempre un bella polka!


L.R.


MORS TUA VITA MEA?

 ... Questa notte, steso sulla mia comoda ottomana, ho sentito rumori sospetti provenienti dall'esterno, mi sono detto: sarà il vento o sarà qualche mariuolo tagliaborse?

Il dubbio mi è durato qualche secondo, poiché le buffate ventose si sono susseguite potenti, dissipando poi, ogni mio dubbio. Non mi sono riaddormentato subito, perché mi è partito un pensiero in testa: Se invece delle ruzze di vento, fosse stato qualche canaglia a rumoreggiare alla porta, come mi sarei comportato? Dopo breve riflessione sono andato giù di brutto, pensando che, se un estraneo entrasse in casa mia privo di alcun permesso, personalmente devo avere la facoltà, senza essere punito, di sbatterlo fuori con ogni mezzo. Il domicilio va considerato inviolabile per me e per le persone alle quali voglio bene.
Non è mia intenzione voler generare una specie di far-west, men che meno quella di calpestare i capisaldi dello stato di diritto della nostra sgangherata penisola. Tuttavia, davanti ad un pericolo concreto e attuale, l'uomo di casa o la donna invelenita, non solo hanno il diritto, ma hanno il dovere di difendere se stessi, i propri cari e la loro paccottiglia da appartamento.
Io non sono un giurista, ma ciò che mi preoccupa della legge attuale è il concetto di proporzionalità tra offesa e difesa. Attualmente, per poter sparare al bandito che vìola un domicilio, questo deve puntarti l' arma addosso. La nuova disposizione prevede che, si possa invocare la legittima difesa anche se chi entra in casa minaccia di sparare senza la necessità di aspettare che punti la pistola. Non sarà neppure necessario che chi si difende si accorga che il malintenzionato abbia con sé l'arma. Solo l'ingresso nell'abitazione in modo indesiderato e truffaldino, giustificherà la legittima difesa. Bisogna riflettere sulle nuove disposizioni in materia di modifiche agli articoli pertinenti, difatti all' art. 52 viene inserita una nuova disposizione secondo la quale "agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone". Cambia dunque il perimetro di applicazione della legge, la quale estende la legittima difesa anche di fronte alla semplice violenza o minaccia dell' uso delle armi o di altri mezzi di coazione fisica.
Secondo me sono modifiche accettabili, perché non significa che il proprietario di casa sia autorizzato a sparacchiare ad ogni piè sospinto, ci vuole equilibrio interpretativo.
Un' altra trasformazione è apportata all' art. 55 del codice penale, quello sull'eccesso colposo. Qui viene aggiunto che la punibilità è esclusa se chi ha agito lo ha fatto per la salvaguardare la vita propria e di quella dei suoi cari, «ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto».
Questo significa che la legittima difesa sarà sempre presunta, se si è in grado di dimostrare "il grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto".
Se mentre sono steso sul mio talamo, che personalmente utilizzo per due motivi, il secondo è dormire, entra in casa mia uno sconosciuto, la situazione di grave turbamento è, di per sé, già garantita e chiara! Quindi sono a posto. Sarà così? Mah, non so, Io credo che i giudici avranno sempre l'ultima parola in ogni bega legale, e le sentenze rischieranno di essere ingiuste come accade spesso nel campo del diritto.
Chiunque vìoli la soglia di casa mia con malevoli intenzioni, merita di subire la mia reazione comunque avvenga: una mazzata tipo Baseball Furies, una bottigliata in testa alla Bud Spencer, una coltellata, oppure una pistolettata come faceva il "satanasso" di Tex Willer che urlava: Fermo o ti apro una finestra nella carcassa!
In quegli attimi concitati, diventa davvero improbabile poter pensare di intervistare l'intruso allo scopo di capire se mi vuole fare del male o derubare: innanzitutto lo rendo inerme, e poi discutiamo. Nella mia dimora non deve irrompere alcun losco individuo senza la mia autorizzazione, fine della discussione. Se lo fa, rischia di brutto e di incappare in uno dei trattamenti sopradescritti.
Il malandrino, lo dovrà considerare un incidente sul lavoro, e chiedere all'INPS eventuali indennizzi se gli spettano. Io non caccio una "lira" e men che meno improbabili risarcimenti, oltretutto sono stato disturbato mentre dormivo o peggio ancora interrotto durante dolci pratiche da materasso.
L'uomo che si sente in pericolo nella propria abitazione, è normale che si difenda con quello che meglio crede. Il legislatore deve tenere in considerazione questa affermazione legiferando nella tutela del bene e della tranquillità dei cittadini onesti.
Concludo affermando che i ladri non si fermano, si spostano!
L.R.


OGNI RAZZA SIEDE SULLA PROPRIA FORTUNA E NON LO SA!

Per vivere bene ci vuole del culo, non basta la cultura, (che già di per se ricorda il bistrattato organo) neppure i quattrini, neppure l'amore che va e che viene e che fa soffrire, incazzare.....ci vuole del culo, solo quello, perché poi il resto arriva da sè!

La frase "ci vuole del culo" quindi significa avere fortuna.
Io non capisco che cosa c'entri la buona sorte con il fondoschiena? Si perché non è solo un modo di dire italiano, gli spagnoli per esempio dicono "tener culo" e gli inglesi booty (fondoschiena) che vuol dire anche bottino, vincita, da li, fortuna.
Secondo me il termine culo, non dovrebbe essere sprecato e quindi andrebbe usato solo per riferirsi a quello delle donne, perché quello maschile è tutt'al più un deretano, per i bambini poi diventa popò, sia per i maschi che per le femmine senza nessuna distinzione. Il culo unisce tutti i popoli perché è una di quelle sei parole che sono alla base culturale di qualsiasi etnia, in italiano poi è parola breve, facile da ricordare, e quando la si pronuncia, la bocca prende proprio la forma del centro del nostro argomento.
L'etologo Desmond Morris ha dedicato diverse pagine all'argomento, nel bellissimo libro "L'uomo e i suoi gesti". Allora adesso che mi sono documentato per bene, vi spiego il significato evolutivo che hanno i glutei?
Per fare questo bisogna osservare che uso ne fanno le specie più vicine a noi, ovvero i primati come ad esempio i babbuini dal culo rosso. "Pare che le grosse e rotonde natiche femminili siano un antico segnale di richiamo sessuale, l'equivalente umano del gonfiore delle femmine degli altri primati" scrive Morris. "Per lanciare un segnale sessuale al maschio, la scimmia femmina gli presenta il posteriore nel modo più cospicuo possibile". Tale mutamento non ha luogo invece nella femmina umana: le natiche rimangono 'gonfie' per tutta la fase riproduttiva della sua vita (quella ha un bel culo) proprio come lei stessa è sempre sessualmente responsiva. Ai due emisferi delle natiche femminili fanno riscontro i due emisferi dei seni. Così, quando l'uomo ha iniziato a stare in piedi verticalmente a causa della nostra peculiare postura di locomozione, la parte 'di sotto' (i seni) è diventata 'il davanti' e questo davanti è l'area più prontamente disponibile per le esibizioni sessuali. Ora capite perché gli uomini guardano volentieri un bel generoso seno femminile. Dunque, i glutei sono un segnale primario di disponibilità sessuale, mentre il seno è un segnale derivato: riproduce le forme dei glutei sul davanti, ma sono anche segno di fecondità: un sedere rotondo segnala la presenza di estrogeni e di sufficienti riserve di grasso per affrontare la gravidanza e l'allattamento, evviva le "busgnone" che riscaldano freddi e lunghi inverni e sfamano poppanti che altrimenti strillerebbero.
Ma non è tutto. "In alcuni gruppi etnici" aggiunge Morris "il segnale delle natiche raggiunge estremi molto maggiori di quanto si sia abituati a vedere in occidente. Nelle tribù africane dei boscimani e degli ottentotti esiste una condizione nota come steatopigia, in cui le natiche diventano due enormi protuberanze grasse, di dimensioni parecchie volte maggiori a quelle delle natiche ordinarie e qui le culone potranno tirare un respiro di sollievo. Forse la risposta maschile moderna agli 'emisferi' femminili deve molto della sua forza a questa antica condizione, che certo faceva delle natiche femminili un potentissimo segnale di identità sessuale."
Dunque, tirando le somme: i glutei sono simbolo di femminilità, sesso, fecondità, attrattività, felicità (che, etimologicamente, significa fecondità).
Per il linguista Ottavio Lurati, le parti anatomiche collegate alla riproduzione hanno un valore vitale così alto che sono usate simbolicamente "come forze apotropaiche per allontanare il dolore, la magia, il male, il malocchio: dunque, aver culo significa aver fortuna". La spiegazione è plausibile, visto che la sessualità è vita e come tale scaccia la morte.
Un bel sedere è per una donna un grande vantaggio perché può attrarre più partner e consentirle di scegliere il più forte, il più ricco, il più intelligente, anche i più bravi Istruttori cinofili.
Esiste poi una speciale ginnastica realizzabile in pratiche da camera da letto, dove la natiche possono diventare "più sode" perché "sode" le erano già prima.

L.R.


L'ORA DI ORTOPEDIA CHIRURGICA

 ... nel 2004 conducevo i Corsi Istruttori al Centro Cinofilo dell'Abete Bianco. Era un posto incantevole sito a Cassinelle, nel basso Alessandrino, in Piemonte.

Il titolare era il Carabiniere Francesco Tione che gestiva la struttura, con la sua sposa di allora, l'amica Simona.

Francesco, era un seguace del blasonato Carlo Fagioli, Istruttore e Figurante Romano, e gestiva insieme alla moglie, l'allevamento di Hovawart, Dogue de Bordeaux e l'agriturismo.
La struttura era carina, ma aveva un difetto, il pavimento delle camere da letto era fatto di solo legno e quindi, era come trovarsi dentro la cassa armonica di una chitarra, l'acustica risultava super amplificata. Io che ero nella camera 6, sentivo benissimo quello che diceva una mia allieva nella camera 1, inoltre distinguevo perfettamente quello che succedeva al piano di sotto, dove i titolari vivevano. Non sentivo solo il parlottare dei miei allievi, ma, senza volerlo, anche inconfondibili soavi musicalità dovute a pratiche da materasso. Sentivo ma non collocavo, quindi non so a chi fossero da attribuire e per rispetto, non voglio neppure dilungarmi troppo, anche se un idea, al tempo, me l'ero fatta.
Francesco, al termine delle mie lezioni, nel dopocena, si dilettava col Karaoke, era uno spasso perché ci metteva un impegno encomiabile, ma il talento era davvero discutibile e le svisate in stonatura erano da manuale. Eppure non mollava, e su certi acuti, diventava rosso fuoco e i suoi occhi chiari sembrava uscissero dalle orbite.
Al mattino facevo teoria, al pomeriggio lezioni pratiche sui bellissimi campi in erba del centro. Francesco conosceva la mia passione per il tartufo, così una sera, organizzò una cena al ristorante Pontechino, posto super top per ciò che riguarda il prezioso tubero bianco. Andammo, e giunti al ristorante, ebbe la brillante idea di presentarmi come Tenente del comando provinciale Carabinieri di Parma. Una balla colossale, non solo ero diventato, seduta stante, un suo collega, ma addirittura superiore in grado.
Il titolare aveva ogni riguardo nei miei confronti, a tal punto di creare in me imbarazzo, ma ormai dovevo sostenere la parte e stare al gioco. Ricordo che l'oste, mi fece vedere una foto dove era ritratto insieme a Papa Wojtyla, con un enorme tartufo bianco donato al Santo Padre. Il titolare mi disse che il magnifico tubero pesava sette etti, e che il merito del ritrovamento, era della sua cagnolina.
"Tenente le presento Lilli" mi disse, guardandomi negli occhi. Io abbassai subito lo sguardo verso il cane, cosi, mi salvai dall'incrociare il suo sincero col mio truffaldino.
La cagnotta era simpatica, ma sembrava un comodino, più larga che alta, ma "aveva naso, aveva naso",almeno così diceva il suo gentil padrone.
Fu una cena memorabile, Tuber Magnatum Pico, dall'antipasto al dolce, ero estasiato dal gioiello dei tuberi. Capii al momento del conto il motivo della mia presentazione militare, il titolare aveva un occhio di riguardo per le forze dell'ordine a cui garantiva, un cospicuo sconto sul prezzo. Tornammo all'Abete Bianco e nel transito Francesco mi tranquillizzò, sostenendo che lo sconto lo aveva fatto a lui in qualità di Carabiniere vero e non per me, che forse andavo appena bene per quelli di Pinocchio. Mi ritirai nella camera 6, presi sonno quasi subito, giusto il tempo per sentire qualche gemito femminile provenire da chissà dove.
Il mattino seguente già facevo lezione quando Francesco irruppe in aula: "scusa Luca ti devo chiedere una cosa, questa sera abbiamo una partita di calcio a otto, Carabinieri contro Polizia, ..... dai Tenente, tu che sei bravo, gioca con Noi dell'Arma!"
Mi feci convincere, un pò per riconoscenza della cena al tartufo, un po' perché da ex calciatore, l'attrattiva del pallone è sempre per me emozionante.
Così la sera, entrai in campo con la maglia numero 10 dei Carabinieri di Acqui Terme. Quando hai giocato a discreti livelli e ti trovi lì con la palla tra gli scarpini, le tue allieve sulla tribunetta che fanno il tifo, ti parte un embolino ed esce il Maradona che è dentro di te come nella matriosca. Feci due goal, un po' per culo e un po' perché i poliziotti erano davvero scarsi. Mancavano ancora pochi minuti alla fine della partita, quando sentii una sassata nel tallone del piede destro e crollai a terra. Mi era saltato il tendine d'Achille!
Le mie allieve corsero in campo, Francesco con le mani nei capelli che imprecava ed Io steso che non sollevavo più il piede. Così di corsa, fui portato al Pronto Soccorso di Acqui Terme, fui accolto da un signore in abiti borghesi, mi guardò la gamba, palpó sotto al polpaccio destro e dette la sua sentenza da cassazione: "Rottura tendine d'Achille a livello distale, ora mettiamo un tensoplast e poi domani vada nel suo ospedale e si faccia operare". Ancor oggi non so se quell'uomo fosse il portiere di notte, un infermiere, un medico o un becchino, sta di fatto che la diagnosi si rivelò azzeccata.
Mi operò il Dottor Ghezzi in ortopedia a Fidenza, epidurale e due tenoraffie al tendine. 30 giorni senza appoggiare la gamba a terra, ero "stampellato".
Dal punto di vista cinofilo per me è stato uno dei periodi più brutti della mia carriera, con le stampelle zoppicavo e tutti i cani mi abbaiavano contro.
Poi grazie a Dio, la guarigione totale arrivò in tre mesi.
Tornai all'Abete Bianco rigenerato e decisi di tornare al ristorante del tartufo a Pontechino. Con me c'era Enrica Campostano, cara Amica e allora segretaria del Centro Studi del Cane. Giunto all'ingresso del locale, il titolare mi vide e mi accolse allungando la sua mano per il saluto: "Bentornato Tenente, mi fa piacere rivederla, si accomodi".
Ho cenato ancora in modo sublime e quella volta lo sconto lo fece a me Carabiniere farlocco!
L.R


SE SEI TROPPO BUONO, DIVENTI COGLIONE!

... da ragazzino non credevo ai suggerimenti e consigli che mi davano i miei genitori. Mia madre si sprecava in frasi tipo: mi raccomando, devi stare attento, non devi fare arrabbiare, devi figurare bene, devi fare il bravo, insomma un sacco di raccomandazioni nel cavagno!

Al tempo dell'acne giovanile, si fa finta di ascoltare questi consigli, poi però si scrollano le spalle con un finale sempre uguale, una serie di "si si si si" sussurrati per tranquillizzare tutto il parentado. Poi con la crescita e con un pò di esperienza, se non si rimane rincoglioniti, qualche riflessione la si fa. Ad esempio, secondo me, in materia di affetto, amore e bontà, valgono più i buoni esempi che lunghi polpettoni fatti di spiegazioni o suppliche. E' inutile dire al proprio figlio, devi fare il bravo, perché comportarsi bene viene da dentro, come i sentimenti. Comportarsi bene ed essere buoni, lo si impara se si frequentano brave persone, così come si diventa farabutti, se si frequentano persone truffaldine. I vecchi detti popolari lo insegnano: chi sta con lo zoppo impara a zoppicare! Sono i modelli affettivi che lasciano il segno più profondo all'interno dell'anima delle persone. Per amare, devi avere visto e frequentato persone che si amavano, che avevano cura l'uno dell'altro, che basavano il loro rapporto sul rispetto affettivo, quelli sono i modelli. Oggi giorno invece si premia il furbo e non il bravo, si consegna la medaglia allo scaltro e non al buono, questo è il guaio del nostro tempo. Poi bisogna anche saper differenziare il buono dal buonista!
Il buonismo è qualcosa che ha dei peduncoli di collegamento con il male, mentre la bontà è sempre legata al bene. Il Buonismo è quel modo di fare che tende a perdonare cose negative che non recano gravi danni, piuttosto che essere severi e punirle. Anche con i cani a volte è meglio glissare che intervenire bruscamente e ridurre la confidenza con loro. Il buonista a volte perdona perché fa bene a se stesso, alla propria coscienza, cosi si libera l'anima. La Bontà invece porta a perdonare anche gravi mancanze, quando all'interno del proprio cuore, si capisce che è giusto fare così.
Da queste definizioni si comprenderà subito che buonismo è un qualcosa che può essere meditato e pensato, tuttavia a volte è un automatismo che viene espresso senza l'uso del pensiero.
La bontà invece è qualcosa che arriva dall'io interiore dopo che si è pensato al fatto increscioso. Per questo motivo la bontà e il buonismo sono due cose diametralmente opposte, la prima è spontanea, genuina, pura, nel secondo si possono trovare le radici del male.
A corredo aggiungo un esempio: Un bambino ruba un pacchetto di caramelle in un negozio, lo fa perché le desidera, ma non ha con se i soldi per pagarle. Il negoziante lo vede e lo prende e gli sta per dare uno schiaffone, una cliente gli dice:« Suvvia è solo un bambino, siate buono, le caramelle le pago io.» Questo è Buonismo. Il risultato è che di fronte ad un male minore (lo scopaccione) che avrebbe forse aiutato il bambino a crescere, arriva il buonismo che lo giustifica, non insegnando di fatto a stare al mondo.
Altro esempio: Un uomo adulto ruba un pacchetto di caramelle per darle a suo figlio che non è presente, le ruba perché sono poveri. Il negoziante di prima lo ferma e gli grida:« Adesso chiamo la polizia!» L'uomo lo guarda negli occhi con sguardo colpevole e attende l'arrivo della polizia. Il negoziante allora ci pensa su e dice all'uomo:« Per questa volta vattene, ma non tornare più nel mio negozio.» Questo è un esempio di bontà.
La bontà è caotica e va contro la legge anche quando la situazione è più grave, perché è una scelta interiore. Il buonismo è legale, e va contro la legge, solo quando la situazione garantisce che il buonista, non finisca nei guai, perché è un problema sociale.
Il buonismo è espresso da quelle persone che vogliono necessariamente esprimere misericordia nei confronti del prossimo, senza badare all'atteggiamento interiore. Chi lo pratica è intenzionato a far credere che le proprie azioni ed espressioni siano frutto di bontà, con lo scopo di far sentire gli altri in colpa, per non agire nella stessa maniera. Possiamo riconoscere il buonista perché, la sua caratteristica principale, è quella di produrre una quantità di parole inutili e spesso, non si accorge che l'effetto che produce, è mettere in evidenza le proprie frustrazioni. Vero o falso, il buonismo è ipocrisia.
Il buonismo che impera ai giorni nostri, è una manifestazione esagerata di buoni sentimenti, sovente non seguita da una condotta coerente. Buonismo non è sinonimo di bontà. La bontà è qualcosa che viene dal profondo, è una scelta interiore come saper amare davvero, il buonismo è un'azione vuota e un pensiero superficiale, come l'infatuazione.
A volte le persone mi fanno perdere la pazienza alla quale ho attinto decine e decine di volte, cercando di capire le loro difficoltà, le loro debolezze, cercando di lenire frustrazioni e fallimenti. Poi si arriva al punto di dare un taglio, non lasciano scelta. A volte capisco che si è arrivati alla frutta e chiudere diventa un gesto di immensa bontà. Allora diventa calzante la frase « Per questa volta vattene, ma non tornare più nel mio negozio.»
E li, se sei davvero buono, inizia un tormento!
L.R.


SENTENZA DEFINITIVA: IL DUBBIO

Massimo dovrà stare in galera finché campa, perché i Ris di Parma hanno prelevato il suo Dna dalle mutandine della ginnasta di Brembate Sopra.

Di certo le prove scientifiche sono una cosa seria, ma campando in bilico tra più o meno, su per giù, caratteristici di questa generazione confusa, qualche dubbio mi viene. Di certo la patata bollente, deve pur creare qualche malessere al Pubblico Ministero, Signora Letizia Ruggero, e far pulsare in ella qualche dubbio sulla reale colpevolezza del magutt, mezza cazzuola, di Mapello.
Gli accertamenti da parte degli Agenti speciali nell'area del ritrovamento della povera Yara, saranno stati condotti rispettando tutti i protocolli che tali circostanze richiedono?
Io ho qualche dubbio. Le mie perplessità sono nate osservando le immagini mostrate dal teatro del ritrovamento e soprattutto, dell'attività repertale vista in diretta televisiva. Non basta una tuta bianca con scritto Ris per essere a posto. Badate bene, do credito alla meticolosità delle forze dell'ordine, ma nutro qualche dubbio sulla loro infallibilità. Poi mi domando perché, neppure la Cassazione che dovrebbe agire sempre con accortezza, non abbia consentito la ripetizione delle prove del Dna da parte di un team di ricercatori super partes. Per quale motivo? Volevano mettere a tutti i costi al tappeto lo scombinato manovale dall'occhio gazzuolo? Nelle interviste televisive al PM, ho notato una certa smania nel voler chiudere il caso il più presto possibile. L'accusa si basa essenzialmente sul risultato ricavato dalle serie infinita di prove del Dna con il sospetto che i maneggiamenti siano stati incauti e quindi errati. Gli inquirenti poi hanno passato al setaccio la popolazione bergamasca, e con quello sforzo, qualcosa doveva pur saltar fuori. Bisogna poi considerare gli enormi costi dell'operazione d'indagine per passare alla tramoggia la mappatura genetica di migliaia mangiatori di polenta taragna.
Il processo a Massimo, è viziato dal fatto che lui non abbia potuto usufruire di un controllo accurato e definitivo circa il proprio patrimonio genetico. Personalmente mi pare logico garantire a chichessia, la possibilità di avere riscontri chiari e indiscutibili, e non attenersi esclusivamente agli accertamenti svolti dalla pubblica accusa. Insomma se fosse stato per me, avrei acconsentito ad un perito al di sopra delle parti di poter condurre proprie analisi, certificandole.
La povera Yara è stata vista per l'ultima volta all'interno della palestra, poi pare essersi volatilizzata. In quel luogo non era sola eppure nessuno l'ha vista uscire dalla sala da ginnastica.
E' mai possibile che Yara, in mezzo alle sua amichette, sia sparita in un puf, degno del miglior trasformista?
L'adescatore poi è davvero improbabile, un muratore sporco di calce, impolverato ma pieno di fascino perché "l'omo ha da puzzà", che invita la sua vittima femminile a salire su un furgone tra picconi, scalpelli e secchi per il calcestruzzo. Mah... dubbi dubbi dubbi.
Sinceramente mi viene da pensare che il Bossetti sia stato preso in mezzo, insomma che abbiano preso il coglioncino di turno e lo abbiano vestito con l'abito del becco sacrificale.
Mi viene da considerare anche la distruzione totale della sua famiglia, la moglie fedifraga, la madre un pò mignotta e il padre cornuto.
Povero Massimo hai la mia solidarietà per quel che possa contare.
L.R.


L'ORA DI STORIA: LA TELEVISIONE

... Era il primo mese del terzo millennio, squillò il mio telefono, era Tonino Quinti, autore storico della Radio Televisione Italiana, mi reclamava a Roma.

Gli autori stavano lavorando ad una grande produzione televisiva su un format della Tv tedesca ZDF, il programma era "Wessen Dass?" in italiano Scommettiamo che?
Presi l'aereo e andai in viale Mazzini, sede Rai dove c'è il cavallo per intenderci. Tonino era con il regista Michele Guardì, pezzo da novanta di mamma Rai. Fui accolto con riguardo, già ero conosciuto nell'ambiente e con Tonino, nacque un sincero rapporto di stima reciproca. Ci si capiva al volo. Nella riunione organizzata, mi chiesero se ero in grado di preparare un cane che in apnea, in una piscina profonda un metro e trenta, potesse recuperare oggetti depositati sul fondo. Detta così la richiesta sembrava utopica, ma Io calai l'asso che avevo nella manica: Cindy.
I cani sono come gli esseri umani, hanno il loro carattere e la loro personalità. Alcune entità speciali che abbiamo la fortuna di incontrare nella nostra vita, diventano indimenticabili è davvero un peccato perderle, le portiamo dentro di Noi per sempre, perché sono in grado di capirci, stupirci ed amplificare le nostre emozioni. Cindy aveva una personalità indimenticabile, è stato così per me e per molti dei miei Allievi che hanno avuto la fortuna di conoscerla.
Così, nel mese di Febbraio 2001, un Service della Rai, salì all'Eagle Nest per allestire una piscina dal diametro di quattro metri e profonda un metro e trenta, come richiesto dalla produzione. La data della registrazione della trasmissione era il 21 di Aprile. Avevo davanti a me tre mesi per preparare quello che si rivelò poi, un colpo di teatro eccezionale. Nella piscina, era stata collocata una rampetta, per consentire a Cindy di uscire dall'acqua. Iniziai con la piscina vuota. Il mio Labrador entrava nel manufatto, recuperava il dummy posto sul fondo e scodinzolando, usciva vincente con in bocca il suo bottino, "rosicchiando" il cronometro!
Il giorno dopo, presentai a Cindy l'allestimento modificato, perché nella piscina, erano stati aggiunti dieci centimetri d'acqua e sul fondo posti otto dummy. Tecnicamente applicai il back work.
Cindy amava l'acqua, nuotava benissimo, lei mi accompagnava nelle vacanze in Sardegna e quando pescavo i polpi, girava sopra di me, ficcando il naso sott'acqua per vedere dove fossi sparito. Aveva un'acquaticità straordinaria, insomma Cindy era un allegro Yellow Submarine.
Ogni giorno, il livello dell'acqua nella piscina aumentava e lei si modellava da sola, controllava l'ingresso nella piscina, modulava il respiro e gestiva il peso del suo corpo per battere la pressione che invece la voleva tenere a galla. Cindy si divertiva e migliorava giorno per giorno.
Tonino ogni tanto mi chiamava per sentire come tutto stesse procedendo ed io, trasferivo i miei entusiasmi. Quando una cosa funzionerà, me lo sento dentro, non so come faccio a capirlo, ma so che ciò avviene. Capita anche con le cose che sento non funzioneranno, poi se mi sbaglio, so chiedere scusa, perdono con facilità e so ripartire mettendoci una pietra sopra.
Ai primi di Aprile Cindy era pronta per la marcia su Roma!
Io non potevo passare in video, ero già conosciuto nel mondo della cinofilia italiana, avevo già scritto due libri, passaggi televisivi, interviste e un grande lavoro di sacrifici sul territorio, stage e chilometri su e giù per lo stivale. Vi svelo che le "scommesse" dovevano essere presentate da persone qualunque e non da professionisti di settore. Allora chiesi alla madre della mia seconda figlia riconosciuta, se volesse essere lei a condurre Cindy in "Scommettiamo che?", condotto da Fabrizio Frizzi e dalla modella Argentina Valeria Mazza.
Alessandra accettò e contribuì al trionfo.
Al Centro di produzione cinematografiche Dear di Roma in via Ettore Romagnoli, ci attendeva l'immenso studio 5, dove all'interno del luccicante set televisivo approntato, era stata montata una piscina dal diametro di dieci metri, con all'interno due telecamere sommerse e un sommozzatore, un operatore video. L'immagine che Cindy aveva davanti a sè, era completamente diversa rispetto alla tinozza lasciata all'Eagle Nest. Davanti a lei c'era un enorme lago! Poi bisognava considerare il sommozzatore, le luci degli stativi, la musica dei maestri d'orchestra, i labor indaffarati, insomma un sacco di potenziali distrazioni.
Arrivò la serata della trasmissione, io e Fabrizio ci davamo pacche sulle spalle per esorcizzare la prova. Avevamo fatto conoscenza qualche tempo prima a Salsomaggiore durante la preparazione di Miss Italia, dove avevo portato sei Dalmata che sfilarono con le candidate Miss. Fabrizio era una brava persona, semplice gentile e alla mano, mi piaceva parlare con lui.
Alessandra e Cindy furono protagonisti di un impresa memorabile, superarono la prova e gli italiani con il televoto le spinsero in finale. Cindy si beccò le carezze di Sandra Mondaini, Giletti, Magalli, Valeria Marini e approdò alla grande successiva finale, scontrandosi con le migliori scommesse delle altre puntate.
Il due Giugno era il giorno del mio compleanno e Cindy mi fece un bel regalo, vinse la finale stracciando gli altri concorrenti suscitando gli entusiasmi del pubblico in sala e di quello davanti si teleschermi.
Cindy diventò il porta fortuna della trasmissione per la felicità mia di Tonino e Michele Guardì.
La Rai dopo due mesi, accreditò sul mio conto corrente 50 milioni di lire, il premio esentasse della vincita di Cindy, il cane più ricco d'Italia!
.... continua
L.R.


L'ORA DI PROTEZIONE CIVILE

Sono tanti anni, che non riesco a scansare l'ambiente cinofilo, tanto da averlo fatto diventare il mio mestiere da tempo. Un'attività ininterrotta che mi ha portato a conoscere una marea di persone e personaggi, di tutti i tipi e di tutte le classi sociali, anche Puppy Class.

Ho sempre cercato di dare il meglio, perché faceva bene soprattutto a me, anche se giorno per giorno, mi accorgevo che dava benessere anche a chi mi stava vicino. Devo dire che, molte volte, mi sono stupito del successo che mi veniva attribuito, ritenendomi certamente non meritevole di tanto rispetto e considerazione. Certamente ne vado ancora oggi intimamente fiero, poi guardando alle spalle l'andamento della mia carriera, mi accorgo di aver applicato le regole tanto care al Mister Arrigo Sacchi che diceva: "Per vincere ci vuole oc, urìcia e bus dal cul!".
La terza componente credo che sia stata la maggior responsabile della mia affermazione professionale, unita ad altre, come dedizione, pazienza, conoscenza e passione.
Ad onor del vero, vi devo dire che anche i sacrifici hanno contribuito, però il "fattore culo" mi ha sempre accompagnato con spietato tempismo. Nella vita non va sempre tutto bene, a volte ho inciampato e ruzzolato lungo, mi sono "sverniciato" le ginocchia, la testa piena di bernoccoli, ho sofferto, poi però me la sono cavata e ho sempre raddoppiato. Ancora oggi è così, se un dispiacere mi affligge e mi fa soffrire, un problema mi colpisce, taaac, esce fuori una soluzione inaspettata che mi lascia stupefatto.
..... Ricordo che era il 1983 quando con "Pavlon" Villani fondai il Gruppo Cinofilo Cani da Soccorso Calamità e Catastrofe di Fidenza. Al tempo avevamo le pezze al culo, si addestrava in un piccolo campetto attiguo al capannone fornitura gas del comune di Fidenza. C'era molta improvvisazione, ma ci si dava da fare.
Io avevo il mio Pastore Tedesco Sirio, un cane serio vè, uno che non dava molta confidenza ma aveva un cuore buono e generoso. Villani aveva Black un pastore tedesco rustico e fumino, Anselmi, il ferroviere, che ha fatto poi carriera nella Protezione Civile Regionale Emilia Romagna, al tempo aveva Kim un bel Pastore Tedesco, Lannutti allora degustatore di buona birra, ha fatto poi splendida carriera diventando Direttore Marketing della Franke, lui aveva Yaro un giovane Pastore Tedesco dotato e vivace, fin troppo, perché accoppiò nel baule dell'auto una mia Golden al 24 giorno di calore. Nacquero 11 cuccioli mannaggia!
I nostri cani di allora, erano Pastori Tedeschi con gli attributi a posto, a posto, sani, forti, attivi e con quella sorta di "cazzimma" che potremmo chiamare ardore. Non erano aggressivi, erano sicuri e forti come Rocky e se c'era di "tirar giù" tiravano giù, ma la facevano l'ultima, solo se messi veramente alle strette, tale cane tale padrone!
Insomma, eravamo un team un po' scalcinato, ma ci credevamo, e di interventi reali in soccorso alle persone in difficoltà, ne abbiamo fatti tanti, sia in superficie che su macerie. Quando eravamo tutti belli in divisa arancione, con i nostri PT al fianco impettiti, figuravamo bene e si sa che sul gentil sesso la divisa fa colpo. Eravamo un po seri, un po no, certamente innocenti!
Tecnicamente avemmo la fortuna di poter iniziare un rapporto didattico con La Società Svizzera Cani da Catastrofe Cantone dei Grigioni. In terra elvetica ho incontrato uno dei miei maestri Tony Enzler. Parlava solo il tedesco e della traduzione delle sue lezioni si occupava l'ingeniere Jeremias Janky. Io prendevo una quantità enorme di appunti, fino ad arrivare a deformare il mio dito medio, poi cercavo di rispondere in dialetto fidentino alle richieste di spiegazioni che mi faceva Villani, insomma mi rinchiudevo la sera, nel rifugio antiatomico di Coira Meiersboden, stanco e mezzo rincoglionito.
La serie di incontri con gli Svizzeri furono tecnicamente illuminanti e ci dettero tanto materiale sano su cui lavorare ed impegnarci, poi il Comune di Fidenza, con la RDB laterizi, ci mollarono in concessione un vasto terreno sul quale nacque l'allora nuovo campo di addestramento con un area destinata a campo macerie. Quest'area non è più utilizzata, è oggi abbandonata e lasciata a se stessa, ma è piena di storia!
... continua
L.R.


VIVA LA TOPA

... è ora di chiamarla una buona volta col suo vero nome, se non altro per la sua massiccia diffusione. Il termine da vocabolario zoologico è: Myocastor coypus, detta Nutria e non è un ratto!

Molte persone provano un senso di fastidio quando la vedono, nera o castana, che muove tra l'erba vicino a corsi d'acqua, è la coda che la frega, perché ricorda quella di un topo gigante, un ratton!

Così si sprecano urla del tipo: "Oddiooo un topo gigante nel cortile..." o "disinfestate la zona dai topi...". Eppure è un animale praticamente innocuo. Per questo motivo non bisogna farci prendere dal panico, la nutria non è altro che un pacifico castoro sudamericano. Questo roditore è stato allevato in ilo tempore per confezionare pellicce, ora fuori moda, e molti allevatori nel momento della dismissione produttiva, hanno pensato bene di liberare questo erbivoro nei corsi d'acqua della nostra scalcinata nazione.
Così si è diffusa in modo rapidissimo sul territorio, può essere lunga 40 ai 60 cm e pesare circa 7-10 kg, la sua testa è molto grossa e con muso corto, la coda lunga 30-45 cm è cilindrica con pochi peli, mentre più corte e tozze sono "gambe" e le zampe, a cinque dita.
Quelle posteriori sono munite di membrana natatoria.
Interpretazioni malevoli considerano la nutria un veicolo di malattie contagiose. La voce è girata a seguito del fatto che alcuni esemplari di questo animale, alcuni anni fa, sono risultati positivi al virus della leptospirosi. Dal punto di vista ufficiale, però, timori e "fake news" a parte, questo animale non gioca un ruolo epidemiologico di diffusore ambientale dell'infezione primario, ma solo "secondario ed occasionale".
La nutria è una perfetta vegetariana evidente anche visivamente, se si analizza il loro diastema tra gli incisivi e i molari, ama nutrirsi di barbabietole da zucchero, mais e patate, per questo motivo si è tirata addosso le ire dei coltivatori che la vorrebbero eliminare dal territorio. Se minacciata e se sono ad essa precluse di via di fuga, si comporta come la maggior parte degli animali, si difende a suo modo, soffiando, inarcando la schiena o mostrando i denti, arriva a mordere solo ed esclusivamente per difendere il proprio territorio e la prole.
La nutria come riportato, è di origini sudamericane, ma vivendo prettamente vicino alla vegetazione e ai corsi d'acqua, ha trovato un habitat ideale alla propria riproduzione, anche nel nostro territorio. Capita quindi di incrociarne qualcuna, mentre mangia le erbe presenti nei prati comuni di città o in campagna, o mentre sgranocchia ghiande o frutti caduchi. Purtroppo la nutria scava cunicoli profondi negli argini di fiumi e torrenti, creando la fragilità di queste strutture di contenimento idrico. Per questo motivo, vista la sua massiccia diffusione, si sente sempre più spesso parlare di abbattimento di massa o di sterminio giustificando il tutto, con la necessità del contenimento riproduttivo.
Eppure esiste un mezzo di controllo meno cruento, e uno tra tutti è il controllo della fertilità applicabile utilizzando la sterilizzazione di ambo i sessi in determinati luoghi, come ad esempio già avviene per il controllo delle colonie di gatti. Sono certo che i costi iniziali per applicare questi metodi non cruenti, potrebbero risultare impegnativi, ma il risultato è certo, ben più duraturo nel tempo e sicuramente più etico e civile, piuttosto che subdoli avvelenamenti o fucilate terroristiche.
L'aneddoto
... ho sempre frequentato la Romagna per condurre i miei stage e lezioni di cinofilia. Là, vive un mio caro Amico, il Signor Balducci, che per me resta sempre il Toro dell'Adriatica per un talento innato coltivato fin dall'età puberale. Terminate le mie lezioni mi concedevo alle piacevoli chiacchere con lui, e come due invorniti, parlavamo sempre degli stessi argomenti, donne, il motore, e di qualche morto ammazzato. Tutto questo avveniva al ristorante il Ciliegio sulle colline di Cesena. Si stava bene al Ciliegio, si pagava il giusto! Io ero solito mangiare i passatelli al tartufo, "al me amig" invece era appassionato del bastone del ciliegio, un ramo robusto e nerboruto al quale venivano arrotolati lardo di colonnata coperto poi da controfiletto di manzo, almeno così Io pensavo.
Venne un dì, che ricevetti una telefonata all'Eagle Nest, era il Signor Balducci che mesto al telefono mi comunicava la brutale chiusura dell'amato Ciliegio. Nel frigorifero e in ghiacciai i Nas scovarono nutrie spellate e sfilettate, pronte per salire sul bastone del ciliegio.
Anche quella volta me la sono cavata, ma il merito è stato dei passatelli!

p.s. Il Resto del Carlino al tempo riportò che nella residenza dei titolari del ristorante, furono trovati recinti con all'interno duemila nutrie.

L.R.


MILIARDI TERMOVALORIZZATI

"Nel mezzo del cammin di nostra vita..." ogni tanto inciampo nell'immondizia abbandonata in ogni dove.
Grazie alla mia "Vita Spericolata" percorro le strade lungo questa sgangherata penisola, "Ogni Volta" incappo nei rifiuti abbandonati lungo la via.
Ricordo che ero a Capaci, sulla Palermo Trapani, saranno state le sette del mattino "l'Albachiara", mi crogiolavo nell'osservare la bellezza del panorama costiero "Stupendo" dell'isola delle "fimmine". Nel mentre, ringraziavo Dio e i cani per avermi dato la possibilità di avere davanti agli occhi cotanta bellezza mozzafiato, cosi mi ripetevo "Vivere o niente" in quella "Domenica Lunatica".
Roba da spellare viva la gente.
Vi giuro che mi batteva forte il cuore, tutto andava bene e siccome "Vado al massimo" non desideravo "Un Mondo migliore". Procedendo in direzione Sud Ovest, passai Partinico e da lì "Basta Poco" e si arriva a Balestrate. Improvvisamente si presentò davanti ai miei occhi un panorama desolante: ecco "I Soliti", un intera area di sosta adibita ad ampio parcheggio piena di rifiuti, era una discarica a cielo aperto, ho pensato che fosse "Colpa d'Alfredo".
"La Combriccola" di gabbiani grassi e arruffati, erano guardiani dello scempio, non sapevo se avvicinarmi e non capivo se fossero "Buoni o Cattivi". Mi sono domandato, ma una persona parte da casa sua con la busta dei suoi scarti e li viene a gettare qui? Veramente? "Un Senso non ce l'ha", sono rimasto "Senza Parole". Non ci sono "Alibi", mi sono detto non è questo "Il Mondo che Vorrei".
Poi, per Villagrazia di Carini, guarda un pò "Cosa succede in Città", per le viuzze del borgo, si trovano "Più in alto che c'è", borse di plastica colme di rifiuti, che penzolano dai balconi e dalle finestre, immagino in attesa che "Ogni volta" qualche operatore ecologico le stacchi dagli spaghi campanari.
Per me è stato un "Duro Incontro".
Ma chi? Ma come? Ma chi Cazzu?.... ma soprattutto perché?
Perché violentare una terra così bella, panorami indescrivibili, mirabili tradizioni, i profumi del lentisco e della macchia mediterranea, perché, ma perchè? L'abbandono dei rifiuti mi manda il sangue alla testa, mi fa proprio arrabbiare, è come il turpiloquio, come la violenza ad una donna o ad un bambino, come la mancanza di rispetto per gli anziani, è la lapidazione del bello e di ciò che la natura ci ha donato.
Ora vediamo? La frase che accompagna molta gente del sud per celebrare l'arte del rimando. Bisogna sostituire questa frase con semplici parole: Cosa fatta capo ha! ... e salvaguardare la nostra terra, tutti insieme!
STOP INCENERITORI, IL VERO CAMBIAMENTO È NEL RICICLO
In questi giorni ho sentito parlare del termovalorizzatore di Amager Bakke, in Danimarca, come di un modello positivo di gestione dei rifiuti.
Ma non è tutto oro quel che luccica!
L'ex-ministro dell'Ambiente danese Ida Auken definisce quell'inceneritore "uno scandalo", perché per funzionare e rendere, deve importare enormi quantitativi di spazzatura dall'estero. La Auken sponsorizza invece i centri per la separazione e il riciclo dei rifiuti, come soluzione innovativa ed efficace.
Risulta evidente che la distruzione o il riciclo delle immondizie è solo il punto di arrivo, bisogna lavorare al problema prima, all'inizio della catena produttiva dei rifiuti. Questo richiede l'impegno di tutti Noi!
In Italia pare funzionare il modello di Treviso. Qui la raccolta differenziata arriva all'85%, l'impatto ambientale è quasi zero e i depositi dei materiali riciclati producono lavoro e utili, a fronte di tariffe per i cittadini nettamente inferiori alla media nazionale.
La spazzatura, nelle nostra città, non può smaltirsi per magia e nemmeno essere bruciata per strada, come invece accade nella terra dei fuochi. E' pure obsoleto incenerirla, così come stiparla in montagne di discariche. E' vero che l'Italia è il paese della perenne emergenza rifiuti, secondo me c'è qualcuno, senza scrupolo, che ci divora dentro, speculando sulla salute della gente, con la compiacenza di qualche politichetto locale, in grado di regge il moccolo per interessi personali con una sfacciataggine che rasenta l'impudicizia.
E' giunta l'ora di ribellarsi al fatto di essere ritenuti collettivamente rimbambiti, indolenti e menefreghisti e lasciare che il Bel Paese sprofondi ricoperto di plastica e miasmi cancerogeni. Bisognerebbe contemplare termini come, prevenzione, riuso, riciclo e solo come ultima spiaggia la discarica che deve ricevere solo l'uno per cento dei rifiuti.
Il non riciclabile va passato per il termovalorizzatore, che se costruito seguendo le moderne tecnologie, può produrre energia per scaldare le abitazioni domestiche senza far ammalare di cancro la gente.
L'uovo di colombo è rappresentato dalla raccolta differenziata, che non solo è l'inizio della via ecologica, ma può alla fine della filiera, produrre guadagno. Un altro passo importante da considerare e necessario, è quello di eliminare la plastica laddove si può. Usare la carta, il vetro e rivedere il packaging degli alimenti, per garantire il riciclo, il riuso, la conversione e lo smaltimento innocuo.
Invece dall'Italia partono camion e container colmi di "ecoballe" che viaggiano costosissimi verso il Nord Europa, regalando ai paesi scandinavi, che sanno gestire i rifiuti, elevatissimi guadagni. Le tonnellate di immondizie che non partono verso il Nord, restano a marcire e ad inquinare col gas serra il Bel Paese, la gente si ammala, la gente muore e la terra crepa.
L'immondizia è una grande risorsa abbandonata a se stessa, a cui manca l'immaginazione di qualcuno, perché venga riciclata per il bene comune!
L.R.


INPS E QUOTA 100

.... Ieri stavo insegnando ad Amon il salto con il riporto.

Eravamo concentrati sul fatto che "coprisse" l'oxer (l'ostacolo largo) senza toccarlo. Lui è un salame, perché non è consapevole della forza che ha, e probabilmente, non si rende nemmeno conto della sua fisicità. Comunque, da sempre l'idea di voler prendere la barriera a cornate.
Ma non si può, il regolamento non lo consente.
Nel mentre, al cancello del Centro di Addestramento, si presenta una persona, un anziano claudicante che mi chiede se avesse potuto fermarsi per vedere la lezione. Nel mentre, il mio amato "taglialegna", a forza di "sbattere" imperterrito contro le assi del salto, cominciava a capire che sarebbe stata una buona idea raccogliere per bene gli arti posteriori.
Ieri era una bella giornata di sole, fredda ma piacevole.
Il nonnino aveva gli occhi chiari velati dalla cataratta, ma lo sguardo era vispo e compiaciuto, mentre osservava la potenza di Amon che svolgeva il suo lavoro. Dopo un po', terminata la sessione didattica, mi sono seduto vicino all'anziano.
Il Signor Otello, dopo avermi ringraziato della concessione all'ingresso, ha iniziato una serie di complimenti rivolti al cane, affermando che era meglio vedere il quattro zampe al lavoro, piuttosto che gli operai del comune nella buca dei lavori in corso! Amon lo guardava, e dava l'idea di essere compiaciuto dei complimenti ricevuti.
Chiesi ad Otello se nella sua vita avesse avuto cani, rispose di sì mentre mi suggeriva di chiamarlo Tèlò, un soprannome affibbiatogli fin da ragazzo da alcuni amici di borgata.
Il nonnino iniziò a raccontarmi del suo Brilen, un Setter Laverack maschio, sovradimensionato e fuori taglia, "l'era un pisaion" sorridendo affermò Otello, "quel mascalzone orinava ovunque e a caccia non valeva una cicca frusta vè".
L'anziano portava il fedele Amico con sé all'osteria, perché tutti lo guardassero, e Tèlò, ne andava intimamente fiero.
Il cane, benchè grosso ed imponente, aveva un suo stile ed una certa eleganza e riusciva a suscitare gli apprezzamenti dei compagni di bevute nella gargotta. Gli occhi del nonnino, si inumidirono un pochino mentre mi raccontava del suo Brilen, quando nascosti in un fosso pieno di fango, scamparono al rastrellamento dei soldati della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale.
Era piacevole per me ascoltare il suo racconto semplice, Tèlò mi parlava con evidente emozione del suo amato Brilen, mentre guardava con tenerezza Amon, che immobile come una Sfinge, sembrava riservare estremo rispetto all'uomo ed alle sue parole.
Otello era vestito con abiti semplici, portava un vecchio cappotto in tweed di lana cotta pesante, un pantalone in fustagno a coste, dove sulla tasca, era ancora attaccata una fettuccia chiara riportante la qualità: Visconti di Modrone. Solitamente quei cartellini vanno staccati, ma Tèlò ci teneva a lasciarlo "parchè le na brèga fenna vè". Nel discorrere mi disse che il calzone lo aveva ricevuto dalla Caritas Diocesana solo una settimana addietro. In testa portava una cuffia grigia, di quelle col pon pon sulla punta. Era elegante ma allo stesso tempo buffo, mi faceva un po tenerezza, con quelle mani rovinate dal cemento e dai mattoni, compagni quotidiani di una vita da muratore.
Nel nostro piacevole discorrere la confidenza aumentava, così domandai se vivesse solo e se avesse figli. Tèlò chinò il capo, mentre a bassa voce disse: "Sono solo".
Il nonnino è vedovo, la sua sposa lo ha lasciato tre anni fa, vivevano insieme in una casa popolare, di figli non ne sono mai arrivati e adesso campa con la sua sola pensione di 580 euro mensili.
Io sinceramente non so come Tèlò possa cavarsela con questa misera pensione che l'INPS, peggior ente italiano, gli corrisponde ogni trenta giorni. A me pare veramente assurdo che i nostri anziani, che hanno lavorato una vita intera, debbano tirare la cinghia ed essere costretti a giungere alla soglia della povertà. Non possiamo infischiarcene del fatto che un nonnino muoia di stenti, che non sappia cosa mangiare, che non possa pagarsi le medicine o che patisca il freddo all'interno di una triste casa popolare. A me sembrano davvero pochi 580 euro mensili. Non sono mai stato bravo in matematica, ma se divido 580 per i 30 giorni della durata del mese il risultato è 19.
19 euro al giorno per vivere!
Eppure Tèlò ha versato i contributi, ha messo giù le "marchette", si è sempre comportato bene e i suoi datori di lavoro hanno integrato il dovuto alla Previdenza Sociale.
I nostri governanti dovrebbero portare i 19 euro giornalieri almeno a 35, per non fare differenze, altrimenti dovrebbero essere bollati coma razzisti.
Gli Italiani, popolo fiero, non possono essere trascurati dai rappresentanti del popolo, non si può obliare la povera gente, soprattutto gli anziani. Chi governa non può fottersene degli italiani in difficoltà, gli indigenti stanno aumentando. I quattrini versati e affidati dai lavoratori nazionali alla Previdenza Sociale, devono servire per sostenere in primis i nostri nonni, poi il resto.
... il sole al campo, a un certo punto poi se ne è andato, e la nebbia è scesa rapida sulla palizzata, il salto e i riportelli, un uomo anziano stretto nel suo cappotto cammina verso il cancello e porta nella sua mano la bottiglia di lambrusco che avevo comprato per la mia cena, sono certo che oggi tornerà per parlare ancora un po ...
Io lo aspetto
L.R.
p.s. .... Mi ha detto che mi porta i funghi secchi che ha raccolto a Settembre nel bosco, vi saprò dire...


PREVENZIONE INTIMA

Entrare in intimità con un altro corpo dovrebbe significare donare se stessi, amare, anche se l'accoppiamento è una delle pratiche più divertenti al mondo dove non è necessario ridere. Ma l'aspetto strettamente meccanico va protetto, soprattutto nella giornata mondiale contro l'AIDS. Ogni anno, il primo di Dicembre, viene ricordato che esiste il virus dell'Hiv con conseguente impennata delle vendite dei condom. Lo strumento in questione, resta l'unico contraccettivo che oltre ad evitare gravidanze non desiderate, protegge da malattie sessuali. La prevenzione prevede che il povero incappucciato, si trovi così imbustato in quell'antipatico plasticone invaselinato, con quel profumo di corsia ospedaliera, che è in grado di ridurre sensibilità e coprire altre fragranze ben più apprezzate, ma salva dal contagio. Diciamola pure, usare il preservativo sta sul c.z.o un po a tutti, maschi e fimmine!

Ad Amsterdam, ormai da qualche anno, ha aperto la Condomerie Warmoesstraat 141, 1012 JB, due occhi di vetrina con una esposizione infinita di tutto il panorama mondiale dei guanti inguinali. Così troviamo ampio panorama di modelli: classici, sottili, innovativi, ultrasottili, stimolanti, ritardanti, resistenti, XL, Xs, senza lattice, misti, vegan, extralubrificati, speciali, personalizzati. Ce ne sono di quattro categorie dove diventa necessario dilungarsi un tantino nell'analisi: Gli aromatizzati, gli economici, gli spettacolari e quelli in scadenza.

Gli aromatizzati:

Si chiamano Esp Minibar, per gli amanti del sesso sicuro ma con un pizzico di ironia che non guasta mai, questi oggettini, sono l'ideale per sorprendere il partner.

Gli Esp Minibar, infatti, sono di dimensioni standard, ma con un aroma non alcolico a base di Irish Cream, Cognac e Orange Triple Sec. .... "Lasciati avvolgere dalle calde note di questi liquori: ti basterà scegliere l'aroma che più ti rappresenta per dare inizio a dolci ed intensi attimi di piacere" ......eeeee violà, il gioco è fatto, come degustare un boero classico con dentro la mitica "visola" (ciliegia alcolica).
Ci sono poi i Love Match, ottimi alleati per scoprire ogni volta un sapore diverso ....."prova gli aromi afrodisiaci di cioccolato, fragola e banana e riaccendi la fantasia grazie alla straordinaria stimolazione di colori e fragranze nuove. Il gusto profondo del cioccolato, quello afrodisiaco della banana e quello intenso della fragola amplificheranno i vostri sensi rendendo la vostra performance un momento unico e speciale."

Gli economici:

Sono i primi, quelli classici, lisci, senza tanti fronzoli, certamente i più usati e più amati. Si trovano esposti in prima linea nei supermercati, nelle farmacia e nei distributori automatici degli autogrill. Sono i più usati da allegri camionisti e dalle "signore della strada" acquirenti all'ingrosso della protezione in lattice.

 Gli spettacolari:

Hanno colori che vanno dall'infrarosso al violetto, ma è la foggia che impressiona, così si possono trovare condom a forma di speleologo, minatore, Peppa Pig, Cappuccetto Rosso, gufetto, amanita falloide, poi c'è il subacqueo, per ambienti particolarmente umidi.

Quelli a scadenza:

Questo tipo di cappuccio è regolarmente imbustato e la confezione è ben sigillata, ma è l'età di produzione che lo caratterizza. Anche i condom hanno scadenza, sopratutto la lubrificazione si deteriora. I più datati si presentano ingialliti e secchi e risultano di tribolato utilizzo. Hanno il vantaggio che sono venduti sottocosto, si perché questi oggettini di piacere costano tanto.

Il nostro modello poi non è tanto simpatico perché interrompe la passione, ci si deve fermare, spacchettare, capire il verso, srotolare e ricominciare. Queste pratiche, a volte, turbano il maschietto che deve riprendere il controllo della situazione per favorire l'alzabandiera. Per la donna è più semplice, apre il sacco, tanto tocca poi all'ometto sbadilarci dentro! Ho un mio caro amico che nel passato si allenava a casa, faceva le prove nella sua cameretta, provava e riprovava la vestizione e misurava il tempo col cronometro.

Quando l'ho visto la prima volta nudo, sotto la doccia del campo da calcio, ho capito che non ne avrebbe mai srotolato uno fino in fondo!

L.R.


GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITA'

... ho fatto un duro incontro quella mattina... a... a!
Avevo tredici anni e mio padre e mia madre mi caricarono su un treno, direzione Lourdes.
Era il convoglio dell'Unitalsi che attraversava il Nord Italia, poi la Francia, per arrivare ai piedi dei Pirenei nella grotta di Bernardetta. Giunti nel luogo sacro, mi destinarono all'ospedale Salus, dove una Madre di Carità, divideva in due gruppi ragazzi e ragazze, i barellieri e le dame.
Io tredicenne sbarbato, andavo fiero di quel bracciale azzurro che mi avevano infilato sul bicipite destro, mi distinguevo, ma sinceramente non sapevo cosa aspettarmi. All'improvviso, venni additato dalla "sorella" che aveva in mano il menage organizzativo del trasporto delle barelle verso la fonte dell'acqua miracolosa.
"Hey tu, ragazzo morettino, senti un po, vai al terzo piano, nella camera trentadue, c'è da prendere la disabile e portarla alla fonte, vai subito, dai corri, i miracoli non possono aspettare!".
Ricordo che sono partito a spron battuto, facevo le scale tre per tre, era il mio primo servizio e volevo farlo bene. Giunto alle trentadue, picchiai le nocche sulla porta e da dentro giunse un timido "Avanti!".
Su una sedia a rotelle, c'era una giovane ragazza, aveva i capelli lunghissimi e biondi, arrivavano fino ai mozzi delle ruote, io non le vedevo il volto perché era girata verso la finestra. "Vieni pure avanti" mi disse con voce garbata, poi mettendo le mani sui ferri delle ruote, girò la sedia di Lillà verso di me. Rimasi pietrificato. Martina aveva un occhio posizionato perfettamente nella sede consona, il secondo invece, era in mezzo ad una guancia.
Quel giovane ragazzotto di strada non era preparato per quel duro incontro, così all'improvviso, davanti a quello sguardo difficile da sostenere, non sapevo come osservarla, se guardare o se abbassare gli occhi. Ricordo che presi forte il respiro, volevo mascherare il mio imbarazzo per non offenderla e per non dare poi quell'idea di essere un pivellino e schiarendomi la voce le dissi: "Signorina, se è comoda la porterei alla fonte", lei annui e diventammo Amici.
Nei giorni successivi la Madre di Carità, mi confessò che Martina chiedeva sempre di essere portata alla fonte da Luca di Parma. L'acqua Santa, in quell'occasione, non fece nessun miracolo e gli occhi di Martina rimasero dove erano, un prodigio comunque si verificò, dopo alcuni giorni mi resi conto che gli occhi disassati di Martina non mi impressionavano più, Lei si sentiva bella, era bella, ed i suoi occhi azzurri brillavano lì, dove stavano.
Nel secondo servizio presi un'altra brutta botta!
La camera questa volta era la 27 al secondo piano. Dopo autorizzazione entrai e mi trovai nel giaciglio una ragazza paraplegica tra le lenzuola piene di sangue! Volai giù dalle scale urlando "Sorella, Sorella, la ragazza alla 27 sta morendo dissanguata!" La religiosa allarmata, comincio a correre sulle scale sollevandosi le vesti, ricordo che la veletta che aveva sul capo rotolò giù, nella tromba delle scale, così svelò i suoi capelli neri raccolti in un morbido ed elegante chignon. Giunta sulla soglia della camera, la ragazza bagnata di sangue scrollava la testa, sorridendo. La suora capì subito, si volse verso di me picchiando la mia spalla con la mano che sapeva di mandarino, e mi tranquillizzò. Avevo tredici anni ed avevo solo qualche barlume di conoscenza relativo alla ciclicità mensile femminile.
Tornai da Lourdes e con me avevo la statuetta in plastica della Madonnina contenente l'acqua della fonte, mi è sempre sembrato macabro dover svitare la testa della Madonna per bere il santo liquido. In verità vi devo confessare che ho sempre sperato in un miracolo e che l'acqua si potesse trasformare in grappa, infondo avevo fatto il bravo e mi ero comportato bene.

L.R.


GILLETS JAUNES

Italia, terra di piagnoni ed ipercritici ideologici, dei bastian contrari a favore del nulla. Col tempo e con la mediocrità, ci siamo specializzati nel tirarci la zappa sui piedi da soli, cronici creduloni nel nome di un ideologia che non esiste più. Siamo diventati testardi autolesionisti in preda ad improbabili influencer di "stockausen", interpretati da siurette e nullafacenti!

Mo basta, non si trovano più spiegazioni intelligenti della realtà.
Il calcio non è più lo sport nazionale, è stato surclassato da due nuove attività popolari: il gossip e dire peste e corna del nemico di turno che vorremmo sotterrare. L'attuale Governo poi, è il bersaglio prediletto di nostalgici rivoluzionari. Continuiamo a lamentarci con fanfaluche e piagnistei degni dei più stolti marmocchi di borgata. Eppure ai nostri vicini di casa, con cresta e bargigli, sembra vada meno di bene di Noi.
Esiste qualcuno peggio di Gigetto Di Maio? Pare proprio di si!
E' il galletto francese Emmanuel Macron, che assiste sorridendo come un ebete all'incendio di Parigi. Il titolare dell'Eliseo, si ciuccia le violentissime proteste dei gilet gialli, che sferragliano nella terra del rocquefort, Champagne compreso. La Francia è sotto assedio, pare che anche la Gendarmerie National, sia dalla parte della folla in ribellione. La causa del malcontento sono le accise applicate ai carburanti che muovono Renault, Citroen e Peugeot. Intanto negli Champs Elysee e sotto l'Arc the Triomphe, la guerriglia urbana produce danni a manetta.
I manifestanti hanno dato fuoco anche ad una banca, pare vi siano più di tre milioni di euro di danni all'arredo urbano.
Tutti protestano, il popolo si è mosso, Parigi è sotto assedio.
Dopo i gilet gialli, che protestano per la questione delle accise, anche le ambulanze scendono in campo per dire la loro.
Parigi è stata invasa dai mezzi di soccorso che hanno bloccato alcuni accessi a Place de la Concorde per chiedere la sospensione della riforma del finanziamento del trasporto sanitario, che rischia di mettere in ginocchio le piccole e medie imprese del settore. Sirene "spietate" quindi, lancio di petardi, mezzi parcheggiati in file selvagge davanti all'Assemblea Nazionale, luci blu che volteggiano sui muri delle maison lungo la Senna. Bloccato anche l'accesso alla piazza da rue de Rivoli.
Gli agricoltori poi l'hanno fatta grossa, carri spandiletame hanno scaricato stallatico all'ingresso della casa del Presidente, autobotti cariche di colaticcio, hanno imperlato di piscio le mura dei palazzi governativi. Immagino che Le Roi, tumulato a Les Invalides, si stia agitando nel sarcofago.
Tutti contro il governucolo di Macron, definito dal popolo il "Presidente dei ricchi". I Gillet Gialli non mollano e non si fermano nemmeno davanti agli idranti e ai gas lacrimogeni, così gli sbirri di Macron, si mettono in bella evidenza con elmetti e divise antisommossa, nel tentativo di impressionare i manifestanti e ricondurli alla calma. Bisogna sperare che non arrivino all'uso dei temuti taser o ancor peggio alle pallottole, sarebbe uno scandalo poi se l'Europa giustificasse il Presidente francese, al quale pare tutto sia concesso.
Ci auguriamo che tutto rientri e che Parigi sia "liberata" senza che nessuno si faccia male.
La vita delle persone vale ben di più di un litro di benzina verde.

L.R.


LE FATTURE DELLE STREGHE CYBERNETICHE

Imprenditori di tutte le categorie preparatevi, da capodanno sarete sottoposti all'immane boiata della fatturazione elettronica. Il credito sarà esigibile solamente dopo essersi fracassati gli zebedei per ore, davanti allo schermo del personal computer. E' un' immane scocciatura alla quale anche datati piccoli e medi imprenditori, titolari di partite iva e piccole imprese famigliari, saranno sottoposti per poter riscuotere compensi per forniture o prestazioni lavorative.

C'è sempre qualcosa di tragico nel nostro glorioso paese , nel peggio non c'è fondo e non si finisce mai di percepirne il basso. Ancora una volta i governanti si "prendono a cuore" i titolari di partite iva, obbligando i piccoli imprenditori a dover pagare consulenze aggiuntive di specialisti dell'invio elettronico di bolle e parcelle. Ve lo immaginate il vostro gommista, con le mani nere, causa vulcanizzazione pneumatici e con le dita grosse come cotechini, digitare sulla tastiera ricevute da inviare direttamente all'Agenzia delle Entrate su portali dedicati? Che seccatura e che perdita di tempo inutile causata da questa imposizione del menga. I piccoli imprenditori non finiranno mai più la loro giornata lavorativa.

Io sono ammorbato da questa odiosa burocrazia che ci attanaglia da anni e che non pare voler lasciare il posto a certificazioni snelle e veloci.L'illusione di ricavarne benefici è meglio mettersela in tasca, la fatturazione elettronica non comporterà alcun beneficio ne per il lavoratore autonomo, ne per l'erario, gli evasori continueranno a evitare con cura di compilare fatture e a fottere il fisco, staccando ogni tanto la corrente all'elaboratore elettronico. La pratica cibernetica, anziché snellire i meccanismi commerciali, complica in modo tremendo la contabilità spiccia, oltretutto senza vantaggi per l'amministrazione pubblica. A volte mi domando se chi legifera conosce il mondo reale, l'impegno quotidiano del piccolo imprenditore, oppure se si arruffa tra scartoffie e statistiche di stockausen! Un risultato è comunque certo, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, sono seccati da queste nuove e criticate disposizioni, che probabilmente, vorrebbero impiegare energie disponibili per tenere in piedi le loro aziende e nel migliore dei casi creare nuovi posti di lavoro.Tutto si complica signori, e nel futuro saremo sottoposti a sempre più ossessivi e geniali controlli, ci faranno l'autopsia ancor prima di crepare e prima di passare a miglior vita, ci chiederanno di inviare la fattura elettronica emessa dalle pompe funebri.

L.R.


LUCI, LUCI ... DI SOLITO COSI' NON SI FA!

Essendo un po costipato, ho deciso di restare buonino, buonino in casa, onde evitare peggioramenti e dovere restare poi a letto febbricitante. Ho preparato la pentola con le essenze per i suffumigi e porto pazienza. Così, tra una lettura e l'altra, l'esecuzione di una ricetta e una schitarrata passa tempo, ho acceso la Tv su Canale 5, la rete ammiraglia di Mediaset.
Sono rimasto abbagliato da Barbara D'Urso, la regina incontrastata della rete di quel Berluscone lì.
L'avevo incrociata personalmente a Cologno Monzese, qualche anno fa, e già allora avevo colto la bellezza che da sempre la contraddistingue.
Il tempo però passa, e anche per la bella partenopea, i segni dell'età si notano, ma solo a luci spente.
Gli studi di Pomeriggio Cinque e Domenica Live, produzioni di cui Barbarella è la conduttrice, sono illuminati da una luce eterea, e il volto della Dottoressa Giò è irradiato da un bagliore mariano, roba da far invidia a Maria di Nazareth.
La conduttrice è umana, e come tutti noi, è destinata a perdere freschezze giovanili.
Per ritardare l'evoluzione dei segni del tempo, la D'Urso, non solo fa uso del trucco professionale, ma riceve l'aiutino di alcuni speciali riflettori che la avvolgono in una luce eterea, eliminando dal suo bel viso, ogni tipo di segno del tempo.
Al suo aspetto immacolato, dobbiamo unire anche il luminoso sorriso che rimane quello della gioventù, così come gambe e seno, ancora in grado di far invidia a subrettine da quattro soldi. Lei ha ancora un corpo da urlo, esaltato da tubini aderenti, gonne corte e scollature audaci, un sorriso smagliante e un fascino irresistibile, tanto da fare invidia alle colleghe molto più giovani di Lei. Nonostante ciò, Barbara risulta sempre essere illuminata da fortissimi riflettori, che negli studi di Mediaset la fanno sembrare una creatura quasi "paradisiaca".
Barbarella, sbeffeggiata per l'uso di questi artifici adottati per ingannare il pubblico sul suo attuale aspetto, afferma che: "meglio le luci che la chirurgia plastica".
Come si fa a darle torto, osservando milf e carampane, abituali frequentatrici del suo salotto, fatte, rifatte e strafatte! Alcune delle sue ospiti hanno il volto deformato, portano in giro labbra che sembrano pneumatici di un Tir, le gote sono gonfie come quelle di Rocky pestato da Ivan Drago. Per non parlare poi dei seni esposti senza pudicizia, sovradimensionati e puntellati, affinché l'organo di suzione sia sempre rivolto magicamente al cielo.
Barbarella ha raggiunto l'età di sessant'anni e continua fare audience. Risulta essere una delle "regine" della tv italiana, e porta avanti l'impegnativo compito di gestire un contenitore quotidiano in cui affronta temi di attualità, costume, moda e gossip.
Molti la accusano di fare "tv trash", Barbara ha dichiarato che nei suoi programmi vuole riportare semplicemente quello che accade nella vita reale al di fuori degli studi televisivi e lo fa tenendo la mano sul cuore.
Spero non mi venga la febbre, così domani potrò uscire e non rischiare di dover accendere la TV nel pomeriggio, in fondo bisogna tenere i giorni chiari, quelli scuri vanno rispediti al destino!
L.R.


JUVENTUS 1 INTER 0

Non so se la Juve ha rubato e non me ne fotte niente di eventuali dispiaceri nerazzurri. Sta di fatto che il Presidente dell'Inter dagli occhi a mandorla, dormiva in tribuna allo Juventus Stadium.
Forse sono stato ingannato dalla conformazione delle commensure olftalmiche di Steven Zhang, ma dava proprio la sensazione di essersi rotto i "cojon" di tutto l'ambaradan dello Stadium piemontese. Personalmente preferivo l'indonesiano Thoihr, quello coi denti da nutria che si pettinava nella galleria del vento della Suzuki Indomobil, mi era più simpatico. Meno male che Capitan Zanetti tiene botta, e che con la sua classe ed il suo ciuffo sempre in ordine, salva l'immagine del soccer team meneghino.
Ma è degli inni di squadra che voglio parlare, non di chi vince o chi perde.


"Juve Storia di un grande amore"
Nel corso della sua storia, la Juventus ha avuto cinque inni ufficiali. Il primo fu scritto nel lontano 1915 dal poeta Corrado Corradino, si chiamava "Inno Juve" e fu utilizzato nel 1963 e poi sostituito nel 1973 da "Juve, Juve", il brano più longevo, scritto da Renzo Cochis e Lubiak , che accompagnò la squadra bianconera fino al 1991. Dal 1992 l'inno è "Sempre Juve" Edizioni Musicali Eraora che viene utilizzato per sei anni per poi lasciare spazio a "Grande Juve, bella Signora", edito dalla celebre casa discografica Fonit Cetra, l'inno resisterà fino al 2007, quando fu sostituito da "Juve, storia di un grande amore", scritta da Claudio Guidetti e Alessandra Torre, arrangiato dal ladro di biciclette Paolo Belli. Tifosissimo bianconero, Belli racconterà di aver accettato l'incarico per fede bianconera ma con il timore che l'inno non si rivelasse altro che una marcetta senza senso. Invece "Juve, storia di un grande amore" è considerato un vero e proprio successo, sia nel testo che nel coinvolgimento emotivo musicale.


"Pazza Inter"
E' dal Settembre 2012 che i tifosi nerazzurri non possono più cantare ed amare l'inno "Pazza Inter". La squadra del cuore è stata privata del suo, ormai storico, inno. "Pazza Inter" da allora non risuona più tra le mura amiche di San Siro come nel tempo in cui scaldava il cuore dei fedelissimi.
Il motivo? Rosita Celentano ha chiesto un risarcimento milionario alla società nerazzurra per sfruttamento dei diritti d'autore. Così da allora, zitti e mosca e l'inno è stato incartato e messo in cantina. Al Giuseppe Meazza è tornata la vecchia "C'è solo l'Inter" di Elio e le storie tese, cantata da Graziano Romani. Il brano è stato pubblicato nel 2002 ed è dedicato all'indimenticabile e sagace Giuseppe Prisco, storico vicepresidente nerazzurro.
Devo dire che se ci si stacca dalle gradevolezze del tifoso, che ama tout court, "Pazza Inter" non sembrava un granché, benché ci avessero forse messo mano i geni del molleggiato nazionale. L'inizio era affidato al modello di bravura e correttezza capitan Zanetti che cantando sembrava avesse rubato la voce a Topo Gigio, la metrica sembra plagiata da Baila del Sugar Modenese. L'inno meneghino di milanese aveva ben poco, però evidentemente aveva un suo perché e ai tifosi andava bene così.

Il Milan, in quanto ad inno, batte due a zero i nerazzurri.
Il vecchio Inno "Milan Milan" dell'era Berlusconi era certamente di grande effetto, l'ode rossonera partiva pomposa, imperiale, poi giunta al canto, faceva sentire il calore della curva che canta, accompagnata dai fiati che regalano un corteggio epico, eroico, viene davvero voglia di cantarla anche ora. L'autore del pezzo è il mitico Tony Renis scritto nel 1998 in collaborazione con Massimo Guantini e Augusto Martelli. L'inno, dalle note trionfali, ha accompagnato i rossoneri nelle loro imprese calcistiche in giro per il mondo entusiasmando i tifosi di fede rossonera. Nel dicembre 2015 nell'occasione del compleanno numero 116 della squadra rossonera, la società ha lanciato un nuovo inno dal titolo "Rossoneri" interpretato dai rapper Emis Killa e Saturnino bassista di Jovanotti. Il brano ha suscitato sia elogi che feroci critiche che sono da comprendere, come si può mettere in soffitta "Milan Milan sempre con teeee..." canto che ha accompagnato mirabolanti battaglie vissute dai campioni di Milanello.
... non fatemi infuriare il satanico Galliani per favore!
Noi a Parma abbiamo un inno che sta tra una marcetta e un valzer scalcinato, ma quando i crociati entrano al "Tardini" parte la marcia trionfale dell'Aida che fa venire i brividi ai tifosi di tutte le squadre, e il post partita finisce sempre a lambrusco e culatello!
L.R.


PARLARE A VANVERA

Ci sono alcune parole, o piccole frasi, che si diffondono nel gergo volgare come un potentissimo virus, creando un piattume endemico diffuso nel popolazzo. Il condizionamento avviene maggiormente nelle persone che hanno personalità farlocche, facilmente influenzabili, fragili, cosi usano questi termini in modo pappagallesco. Questi individui, usano tali vocaboli nel loro esprimersi, con l'intento banale di darsi un tono, che di originale ha ben poco; alcune ritengono faccia tendenza.

Facciamo alcuni esempi: Assolutamente si!

Il significato originario dell'avverbio è: "in maniera assoluta, senza limitazione". Con il tempo, però, "assolutamente" ha acquisito un valore rafforzativo in frasi sia positive, sia negative come ad esempio "un esercizio assolutamente perfetto", oppure una "posizione assolutamente non condivisibile".La distorsione d'uso avviene soprattutto nella lingua parlata, si è diffuso l'impiego di assolutamente da solo, come forma di risposta che può avere valore tanto affermativo quanto negativo:

 «Sei stanco?» «Assolutamente» (= no, per niente)

«Ti è piaciuto?» «Assolutamente» (= sì, moltissimo)

Il termine "assolutamente" è da considerarsi quindi neutro e viene caratterizzato dalle altre parole che danno significato alla frase. Fin qui va tutto bene e si spiega secondo i "diktat" grammaticali della lingua italiana e condivisi dalla Accademia della Crusca. Ma dato che "assolutamente" di per sé non ha valore né positivo, né negativo, dovrebbe essere di rigore evitare ambiguità e rispondere, come invece spessissimo oggi avviene, "assolutamente sì" o "assolutamente no". Le due affermazioni determinano un linguaggio aggressivo ed iperbolico, quindi sono inutili e da evitare come la peste.

Nel lessico corrente hanno preso piede altre espressioni, che si sono diffuse con dati epidemiologici interessanti, come ad esempio: "No beh... ", "una certa", "anche no" ed in cinofilia, è comparso un virus che galoppa ed è rappresentato dalla parola "Supeeeeer". Quando un cane esprime un comportamento apprezzato dal proprietario, parte sempre un "Supeeeerrr". Anche per delle banalità! L'altro giorno, in area di sgambamento, un Dogue de Bordeaux, ha svuotato la capiente ampolla rettale rilasciando una deiezione da record. La proprietaria, evidentemente soddisfatta per la performances del sua amato "ciccino", lo ha gratificato con "supeeeerrrrr". Ha riempito la borsa di plastica della Coop, e se ne è andata con il suo cagnotto alleggerito e trotterellante.

 Ci sono poi parole che hanno fatto ingresso nel linguaggio parlato, un tempo non accettate. Una di queste è "attenzionare". E' un verbo denominale che ha come base linguistica un nome "attenzione", al quale viene aggiunto la desinenza verbale "are". Così il nome verbalizzato prende il significato di allertare, vigilare, sorvegliare. Non ne avevamo proprio bisogno di un verbo in più, quelli che ci sono già bastavano. Questa moda deriva dal viziaccio burocratese che in modo orripilante, inventa verbi partendo da nomi, come notiziare, relazionare, segretare ecc. Basta verbi denominali, non se ne può più, così si rischia di rovinare il patrimonio lessicale, deposito prezioso di significati culturali che si sono stratificati nei secoli, col risultato di far rivoltare nella tomba i padri della lingua latina, madre dell'italiano corretto.

L.R.


C'E' SALUTO E SALUTO

... Fermo il mio furgone al checkpoint della Base Nato di Grosseto 4° Stormo Amedeo d'Aosta. Devo entrare per fare il mio lavoro, consegno i documenti e via, sono dentro, i cani e gli Eurofighter mi attendono.
Quando arrivo in garitta, vengo sempre accolto dal saluto militare, che in tutto il mondo consiste nel portare rapidamente alla fronte la mano destra. Questo gesto deriva dal fatto che, durante il Medioevo, i soldati indossavano le armature, elmi compresi. I soldati per farsi riconoscere dai propri superiori o dai loro stessi alleati, portavano la mano sulla fronte nell'atto di alzare la celata, la visiera dell'elmo. Tale gesto rimase in uso anche dopo la dismissione delle armature e degli elmi classici.
Esiste una seconda versione plausibile riferibile al saluto militare ancora oggi vigente, questo gesto di portare la mano al capo, pare richiami quello dei cavalieri medievali che, prima di affrontare l'avversario, chinavano la visiera, anche in omaggio al nemico che avevano di fronte: infatti nell'esercito italiano durante il cosiddetto "saluto al basco" la mano si tiene rigidamente distesa ma leggermente inclinata in avanti, proprio a richiamare la visiera dell'elmo che si chiude.
Il saluto militare vigente, evita anche di "scappellarsi" con atteggiamento deferente, soprattutto quando il copricapo è pesante, come ad esempio, gli elmetti bellici.
Ci sono poi saluti che fanno sempre discutere e a volte infiammano parti politiche avverse, come ad esempio, il saluto fascista a braccio teso e quello comunista col pugno chiuso.
Il saluto romano, deriva dalle tradizioni storiche dell'Antica Roma, è una forma di saluto utilizzata in varie parti del mondo nel periodo a cavallo tra la fine dell'Ottocento, e la prima metà del Novecento. Il gesto prevede il braccio destro alzato di circa 135 gradi rispetto all'asse verticale del corpo con il palmo della mano rivolta verso il basso e le dita unite. Questo saluto è chiamato anche "legionario o gladiatorio", dove la mano destra veniva usata in ilo tempore per rendere onore, fedeltà, amicizia e lealtà. L'Imperatore romano di turno, si volgeva alla platea, solitamente costituita da soldati, elevando il braccio in maniera solenne con il palmo della mano rivolto ai centurioni.
Tale gesto esprimeva saluto, benedizione, potere.
Il saluto romano d'età contemporanea, venne usato per la prima volta in Italia dai legionari fiumani di Gabriele D'Annunzio.
I militari, presentavano al saluto la mano tesa che esibiva il pugnale sguainato. Questo gesto evidentemente richiama la tradizione classica, che per la volontà fascista, rappresenta una continuità con Roma antica.
Il saluto romano in Italia e vietato dalla Legge Scelba promulgata nel Giugno del 1952, poi modificata dalla legge Mancino.
Il saluto è proibito solo qualora compiuto con intento di "compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista", e può essere punito con la reclusione da sei mesi a due anni, e con la multa da 200 euro a 500 euro. Il saluto romano non costituisce reato se compiuto come atto commemorativo.
Il pugno alzato è un saluto utilizzato da militanti e simpatizzanti politici e sociali di area comunista, rivendicativo ed antisistema. Il saluto a pugno chiuso si esprime con il braccio sinistro al cielo ed è considerato come espressione e manifestazione di solidarietà, di forza o di sfida. Il pugno alzato è anche denominato pugno chiuso, specialmente nella locuzione "saluti a pugno chiuso" usata dai comunisti e dai militanti è anche chiamato saluto rosso.
Il pugno chiuso è un simbolo di unità e di solidarietà, unisce le dita deboli che però unite insieme, creano qualcosa di potente. Il simbolo del pugno serrato destro viene adottato per la prima volta dalla Lega dei soldati rossi di prima linea nel 1923.
Membri di tale organizzazione militare, iniziarono a salutarsi portando il pugno sinistro al cuore e solo in un secondo tempo fu elevato al cielo in contrapposizione al saluto nazista, caratterizzato da braccio e mano destra distesi.
Nel 1964 ai funerali del militante comunista Palmiro Togliatti, il pugno simboleggia la sacralità del momento e torna ad riconquistare il carattere militare. Durante i cortei e le manifestazioni, viene mosso cadenzando lo slogan, assumendo così un carattere aggregante dei manifestanti. Verso la fine degli anni sessanta, le rivolte studentesche iniziano ad usare in forma massiccia il braccio sinistro col pugno serrato, per l'evidente ragione di mostrare come la sinistra politica rappresenti il punto di riferimento delle lotte proletarie.
Con il tempo il pugno alzato si trasforma da saluto militante in simbolo di lotta adottato dai comunisti.
I due gesti di saluto usati come simbolo politico di parte, suscitano sempre focose reazioni nelle teste calde dei due schieramenti, di certo restano più igienici di una umida stretta di mano sudata!
L.R.


SPARATEMI ANCORA!

.... Il Carabiniere che a Trastevere ha preso la bottigliata in testa, oltre ai punti di sutura, riceverà l'encomio.
Per il capo della Polizia Franco Gabrielli e per il Ministro dell'Interno Matteo Salvini non ci sono dubbi: i responsabili dell'aggressione al militare a Trastevere, sono ultras.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per "violenza e minacce" a carico di ignoti.
Evidentemente le immagini viste sul web, non lasciano dubbi, si distingue con chiarezza un Carabiniere che estrae la Beretta 92 Parabellum semiautomatica e, riuscendo a mantenere sangue freddo, indietreggia minacciato da quel branco di mongoli indemoniati.
Il fatto è avvenuto a Roma, giovedì sera, dopo la partita di Europa League Lazio Eintracht Francoforte. I Carabinieri in pattuglia hanno notato un gruppo di ragazzi che stavano malmenando un crucco mangiapatate.
Il povero germanico, cercava di sfuggire ai calci e ai pugni a lui diretti dal branco di ultras. I militari hanno tentato di disperdere la ghenga incappucciata, che invece di andarsene e mollare l'osso, hanno aggredito i gendarmi con lancio di bottiglie e cassonetti della differenziata.
Dalle indagini avviate dalla Procura, pare che gli aggressori facciano parte del tifo organizzato, certamente delinquenti che col calcio hanno ben poco a che fare. Questi trogloditi, cercano nel tessuto sociale sportivo, la scusa per dar sfogo alla personale aggressività patologica. Le mandrie di primitivi, ubriachi o pieni di allucinogeni, non hanno rispetto di niente e di nessuno, cosi nascosti tra i vessilli della squadra del cuore, distruggono l'arredo urbano e si spingono fino ad aggredire sfacciatamente anche le forze dell'ordine.
La vicenda di Trastevere è una pagina tristissima e indecorosa e
quando qualcuno solleva la questione, rischia di essere posto al pubblico ludibrio. Il Carabiniere ha davvero agito con buon senso, bastava veramente poco per rivivere la triste storia di Piazza Alimonda a Genova, dove ha purtroppo perso la vita, quel povero scalmanato di Carlo Giuliani.
Una scena del genere in Inghilterra o negli Stati Uniti, sarebbe finita diversamente, in Italia non è consentita alle forze dell'ordine la repressione, gli Agenti sono catechizzati alla prevenzione, cosi a volte, ne fanno le spese proprio i responsabili della sicurezza. Nei paesi anglosassoni in una situazione del genere, avrebbero sguinzagliato un Malinois o un Grigione, e certamente le natiche dei facinorosi avrebbero fatto divertire le mandibole delle gentili creature ausiliarie.
Nel peggiore dei casi poi, sarebbe volata qualche pallottola ricoperta da gomma che può essere sparata sia darmi da fuoco standard sia da pistole antisommossa dedicate. Queste pilloline, sono un'alternativa non letale ai proiettili metallici, spesso associate nell'uso per operazioni antisommossa e per disperdere le proteste. Queste pastigliette non ammazzano, ma fanno mooolto, ma mooolto male.
Tutto bene ciò che finisce bene, e grazie a Dio, per questa volta potremo ancora cantare allo stadio Vola Vola per "a Lazio" e Grazie Roma per "a magggica!"
L.R.


UN PONTE PER UNA LANTERNA

... Ci sono passato sopra decine di volte su quel Morandi li, andavo a Celle Ligure a casa di Enrica, cara Amica sincera, allora segretaria del Centro Studi del Cane Italia.
Mi è sempre andata bene, si vede che gli stralli non erano ancora sufficientemente frusti, così, ho sempre portato a casa la pelle. Peggio, è andata per quelle povere 43 anime che sono sprofondate negli abissi polverosi, nel disastro del ponte di Genova.
L'urgenza dopo il crollo, è sempre stata quella di avere una rapidissima ricostruzione, e lo stuolo di amministratori locali e governativi, hanno speso promesse in tal senso.
In nove mesi Genova riavrà il ponte sul Polcevera, così tutti affermavano!
Ne è passato di tempo dalle 11.36 di quel funesto 14 Agosto, quando 200 metri di carreggiata del viadotto, che collega il Ponente ed il Levante della città marinara, ha seppellito in un minuto, quella povera gente. I ciclopici piloni rimasti in piedi si stagliano ancora nel cielo ligure, e la loro visione rinnova rabbia e dolore. Non sarà opera facile rimuovere quelle imponenti strutture per liberare il sito e poter costruire un nuovo viadotto, ripristinando la circolazione.
Il blasonato architetto Renzo Piano, in modo fulmineo, ha regalato, ai parsimoniosi genovesi, un suo progetto per realizzare l'opera viaria. Il fatto che il famoso architetto abbia rinunciato a compensi professionali, ha evidentemente avuto un buon impatto sulla popolazione locale, storicamente micragnosa. La cosa sembrava fatta ed il progetto approvato d'emblee!
Poi sono sorte alcune perplessità negli amministratori locali, che essendo osservati speciali dal risalto internazionale dell'opera, hanno voluto guardarci dentro con più attenzione.
Il progetto presentato da Piano, portava con se anche un macabro significato simbolico, stimolato certamente dall'emotività che il disastro ha diffuso nella popolazione.
Il nuovo ponte collocato nel plastico dall'architetto, sembra il cataletto di un feretro, con 43 lampade votive per illuminare bare immaginarie. La simbologia avrà pure un suo senso, tuttavia la tragedia pretende solidità, sostanza e praticità, un ponte di quella importanza non può diventare un mausoleo.
Io credo che lo sappia anche il più scalcinato camallo che i ponti e le cosiddette infrastrutture, li progettano gli ingeneri e non gli architetti. Il Dottor Piano, con tutto il rispetto, che c'azzecca?
Non metto in discussione la bravura e le vene architettoniche del titolato creatore, (non ha mai messo mano alla progettazione di nessun ponte) ma certamente un progetto del genere, secondo logica, andrebbe affidato alle competenze di un ingegnere che mastichi conoscenze di carichi, portanze statiche, matematica e leggi fisiche. Sarebbe il caso di chiedere una consulenza all'architetto ingegnere e scultore spagnolo, Santiago Calatrava, che di ponti, cavalcavia e viadotti, ha riempito mezzo mondo.
Nella baraonda emotiva poi, gli amministratori devono sapere con lucidità, che un opera del genere deve legalmente essere sottoposta a concorso attributivo, e non può essere affidata d'ufficio al pur bravissimo tecnico di turno. Ci sarà quindi la presentazione di altri progetti dai quali scegliere quello che possa salvaguardare in primis l'interesse pubblico, poi la funzionalità ed in fine l'estetica della bella città ligure.
Il Commissario straordinario e sindaco della città Marco Bucci, ed il Presidente di Regione Giovanni Toti, hanno preso in mano la questione con decisione facendo attenzione alla legalità di cui tutti abbiamo tanto bisogno. Gli amministratori hanno inviato a dieci imprese nazionali la richiesta di presentare un programma per la demolizione e il ripristino del ponte nella terra del basilico doc.
Tutti insieme dobbiamo confidare un buon lavoro da parte di amministratori, progettisti e tecnici, affinché la bella città della lanterna, possa ricordare nel migliore dei modi, chi ha perso la vita su quel funesto viadotto in quel maledettissimo Agosto.
L.R.


SAN SILVESTRO e TWEETY

... San Silvestro a me fa venire in mente il gatto della Looney Tunes e Merrie Melodies disegnato dai geni della Warner Bross americana. Quel gatto perennemente affamato, ossessionato dalla cattura del canarino Tweety che è protetto dalla nonnina, sempre pronta a prendere a colpi d'ombrello il micio, ogni volta che questo attenta all'incolumità del volatile.
Gatto Silvestro, mi è sempre stato simpatico perché, come Will Coyote è sfigato e goffo, e non riesce mai a catturare e a mangiare Tweety.
La canarina poi, è solo apparentemente ingenua: in realtà è furba, ingegnosa e anche perfida. Insomma nei cartoon americani è disegnata magistralmente la corsa della vita con i suoi inseguimenti metaforici.
Il nostrano San Silvestro, invece arriva tutti gli anni, si presenta sempre uguale con quella pallosa tradizione che impone lo scambio degli auguri in vista del nuovo anno. In molti non ne possono più di questa barbosa commedia, dove si vorrebbe dimenticare l'anno passato pieno di sventure e malasorte, mentre si spera nel nuovo, pieno di serenità e sollievo. Nella realtà ogni stagione porta con se complicazioni e grattacapi così come incanti, magnificenze e belle avventure. Io sono a posto, ho fatto i miei Auguri pubblici a tutti i miei conoscenti e Amici, ad alcune persone che amo e che porto dentro di me nel mio scrigno più intimo, non ho fatto nessun augurio, un pò per non disturbare e un pò per orgoglio, ma le ho pensate ed ho augurato loro ogni bene.
Ho ascoltato poi il messaggio del Presidente della Repubblica, aveva l'occasione per essere originale, per distinguersi, invece mi ha ammorbato sempre con le solite pugnette piene di retorica, già pronunciate dai suoi predecessori al Quirinale. Mattarella doveva dare uno scossone al suo popolo, invece si è allineato con i suoi antesignani.
Al primo dell'anno ci siamo trovati ancora davanti il più grosso problema che affligge la nostra scalcinata nazione: La disoccupazione.
Io comincio a credere davvero che non ci sia modo di uscirne, chi non ha imparato a fare un mestiere, avrà serie difficoltà a trovare un lavoro, un pò perché siamo in tanti, e un pò perché non si è più disposti a svolgere quelle mansioni indicate come umili.
I ragazzi dovrebbero scegliere degli studi che insegnino un mestiere, e non ambire ad un diploma esclusivamente culturale da dimenticare poi in un cassetto. Se uno non sa fare niente non sarà mai assunto da una azienda e si vedrà obbligato ad accontentarsi di ruoli marginali, tipo manovale, uomo o donna delle pulizie, badante, collaboratore domestico, impieghi ritenuti vergognosi dai più.
Il 2019 non sarà facile, ma vogliate gradire con l'occasione per quest'anno, i miei Aguroni e Augurissimi a Voi e Famiglia!
L.R.


PUPPY CLASS per una crescita sana e felice

.... Molti Educatori cinofili diplomati nelle scuole della verza biologica di Stockausen, propongono la loro assistenza tecnica nelle puppy class.
La maggioranza di questi maestrucoli del piffero, sono consapevoli di non avere sufficienti conoscenze per gestire un gruppo di cani adulti sconosciuti, così si parano il deretano proponendo accozzaglie di cuccioli in età puberale. Il tutto viene gestito con dovizia per non avere la grana di gestire zuffe, affronti, attività perniciose e soprattutto le loro incapacità.
Così sulla rete, impazzano le proposte più fantasiose e bizzarre relative a queste combriccole di cuccioloni, che vengono depositati in recinti più o meno grandi e lasciati liberi di fare ciò che vogliono. Il teatrino è sempre il solito, inseguimenti più o meno graditi da chi fugge, prevaricazioni del più ardito sugli altri, e il solito timido trottolino relegato in un angolo a cagnolare. Quando il Teddy Boy del gruppo esagera col morso verso un cospecifico, interviene il Mangiafuoco titolato per sedare la rissa e controllare le intemperanze.
I Proprietari intanto girano come zombie anch'essi all'interno dello steccato, alcuni se la raccontano, altri si corteggiano, altri ammorbati, fingono di seguire i pallosissimi polpettoni cinotecnici del caposcuola, ammantato nel giacchino tecnico carico di marchi, distintivi e sigilli tra i quali spicca la scritta Istruttore.
Ogni tanto qualche proprietario illuminato, chiama a se l'amato pelosetto: "Pongoooo .....vieni dalla mamma" oppure " Peggy .....vieni dal babbo". La carnevalata poi seguita quando un proprietario si rivolge al proprio cane dicendo: " Perla, guarda la Maggie e impara, lei si che è brava!". Ogni tanto il mentore si avventura nella lettura delle gazzarre dei cuccioloni, vere e proprie inverosimili interpretazioni di ciò che avviene nel recinto, con tanto di certificazione caratteriale dell'ignaro pelosetto che comunque, caga come un leone. Quando il cronometro decreta il termine della sessione, i Proprietari passano alla cassa e lasciano l'obolo al professionista riconosciuto dalla scuola di Stockausen per l'assistenza tecnica ricevuta, passeggiata didattica compresa.
Consegna Diploma, Puppy Class conclusa.
Avanti Savoia!
L.R.


SI SALVI..NI CHI PUO?

Povero Salvini, ti sei infilato in una serie di guai infiniti inseguendo vani sogni di gloria. Sei un eroe.
Ti sei dimenticato che Noi italiani siamo bravissimi a fare harakiri, ci piantiamo allegramente martellate sugli zebedei da soli e poi, sghignazzando, diciamo che era tutto uno scherzo, o nel peggiore dei casi, troviamo qualcuno a cui dare la colpa.
Caro Salvini sei riuscito a farti amare dai più e odiare da altri, certuni ti venerano, qualcuno invece ti sfonderebbe il cranio se potesse, ma lo farebbe con delicatezza, perché la violenza è fascista.
Nelle tue esternazioni sembri un giovane seminarista, mosso dal bene e dalla pietà verso il prossimo, poi nei fatti ti si "chiude la vena" e prendi decisioni coriacee che fomentano teste calde, quelle che hanno bisogno del nemico per far scorrere il sangue nelle loro vene.
Io personalmente ti vorrei più sobrio, va bene mangiare la nutella, ma quel momento di estasi, tienilo per te, devi sapere che la nutella è un must, pensa che da ragazzino me la mettevo sulle ginocchia sbucciate, da li la frase, leccarsi le ferite. E tu qualche ferita te la dovrai pure leccare caro, li hai tutti addosso, giornali, tv, opinionisti, la baraonda ti travolgerà e dovrai metterti addosso la giacca dei pompieri, quella dei carabinieri, della polizia e anche una tonaca clericale, di quelle purpuree, per poi votarti all'onnipotente per la grazia e la gloria.
I tuoi soci intanto lavorano nel silenzio, sei tu il più importante obbiettivo dei rivoltosi, sei tu da colpire, sei il bersaglio perfetto. Il Gigetto di Pomigliano D'Arco, con il quale hai stipolato quel contratto miracoloso, ogni tanto fa capolino, ma lui lavora sotto traccia, il Demonio sei tu Matteo, quello che blocca i porti dove un tempo attraccavano i mercantili carichi di spezie, ananas e caffè nero bollente. Ministro sei tu il responsabile se a qualche ladro verranno fatte saltare le cervella da un impetuoso padrone di casa, Matteo non ne fai una giusta, un po come l'altro Matteo che aveva sempre quell'espressione intelligente e così arguta.
Il dualismo politico non morirà mai, inutile discutere, è come il tifo, obnubila la mente e diventa un ossessione per alcuni. I più accaniti rivoltosi non dormono la notte, hanno proprio un tarlo viscerale che li muove da dentro, il fuoco sacro della politica, fisima che arde nello spirito ribelle. Chi ti odia ti sta addosso continuamente, minuto per minuto, tu, Matteo Salvini, sei il loro tormento, ubbia che intriga le budella. Chi ti ama ti osserva e spera tu riesca a migliorare, insieme agli altri eletti, le sorti di questa scalcinata patria a forma di stivale, pronta a darti calci nel culo con la punta, se non fai il bravo!
L.R.


FESTIVAL DEL MENESTRELLO


.... Sono fiaccato dalla pesantissima solfa immigrazionista e razzista, vi giuro che mi sento ammorbato da questa ossessiva e quotidiana reiterazione dell'unico argomento di interesse che batte martellate sui cervelli di certa gente. Mo basta o Io rischio l'orchite cronica!
Ci si è messo anche Baglioni vè!
Il cantastorie di Centocelle non è mai riuscito a farmi spendere una lira per l'acquisto di suo disco in vinile, sul mio Pioneer PLX ho consumato Led Zeppelin, Jetro Tull, David Bowie, Pink Floyd e i più nostrani Battisti, De Gregori, De Andrè, Dalla. Lui no!
A dire il vero era il preferito di un mio flirt giovanile, a lei piaceva "....quella sua maglietta fina", Io l'ascoltavo silenzioso, prendevo spunto e gliela "cavavo", anche quando d'inverno era in flanella!
Bei tempi.
Il direttore artistico di San Remo 2019 l'ho conosciuto personalmente a Ficulle, all'interno dell'Antico Feudo di Campagna La Casella, allora conducevo le settimane vacanza con i cani in quel bel posto, accolto sempre con sincera affezione. La si parlava di cani e di musica, ed è proprio alla Casella che sono nati i germogli di quello che poi sono diventati gli spettacoli cinotecnici Cinofollie del Centro Studi del Cane Italia.
Il melodico cantautore romano, da Direttore del Festival di Sanremo ne ha combinata una bellina, bellina, ha fatto la cazzata di sparare a zero contro la politica sull'immigrazione adottata dall'attuale governo con riferimento inconfondibile al timoniere leghista, quello che ce l'ha duro!
Mai nel passato, i Direttori Artistici si sono azzardati ad avventurarsi in provocazioni politiche, nessuno mai, da Nunzio Filogamo, Enzo Tortora, Mike Bongiorno, Corrado, Claudio Cecchetto, Raimondo Vianello, Pippo Baudo, fino ai più attuali Paolo Bonolis, Gianni Morandi e Carlo Conti.
I direttori artistici, sono sempre stati super partes e hanno sempre affidato argomenti politici alla satira, lasciando campo aperto ai comici. La satira al Teatro Ariston è sempre stata ben accolta e si è sempre potuta esprimere liberamente. Chi non ricorda i monologhi graffianti di Roberto Benigni e Beppe Grillo, chi non ha sorriso alle battute geniali e garbate di Fiorello. Anche i politici sottoposti a sfottò, ridevano divertiti per essere stati presi in giro da quelle pasquinate, che non volevano colpire la persona, ma canzonarla in modo goliardico, usando l'arte della dialettica, dell'imitazione della mimica.
"Strada facendo" Baglioni si è fermato su "la vita è adesso" e non ha fatto satira, bensì politica. Il cosmopolita di porta cortese inoltre prende un bello "stipendietto", si parla di settecentomila eurini per condurre il Festival della canzone italiana, e non è certo corretto fare politica con i soldi del canone.
La democrazia prevede di rispettare le scelte fatte dalla metà degli Italiani, cioè quelli che hanno votato le attuali forze politiche che sono al governo del Paese, gradite o meno al direttore artistico.
Personalmente Baglioni lo preferivo cantante melodico con una apprezzabile estensione tonale, qualche volta mi ha fatto sognare la maglietta fina, accoccolato ad ascoltare il mare a questo piccolo grande amore. Il mio consiglio è di essere sincero, evitando di essere incauto. Oggigiorno il buonismo è di moda anche nel carrozzone del mondo dello spettacolo, è trendy stare dalla parte dei deboli a parole, per poi mantenere le dovute distanze per non essere scocciati da povera gente derelitta.
Baglioni è meglio che canti e che diriga il Palco dell'Ariston e non faccia comizi, a meno che non sia una trovata pubblicitaria per attirare l'attenzione sul 69° Festival della Canzone Italiana.
L.R.


E Forza Italiaaaa
.... Bisogna dargli atto di essere stato veramente geniale, una vita di incredibili successi, Il Milan con il quale ha vinto il vincibile, Canale 5, Rete 4, Italia Uno, reti con cui ha inventato la tv commerciale, e poi Milano Due, zona residenziale ancora bellissima, la Mondadori, la Standa, i Supermercati Brianzoli, e ancora la Banca Mediolanum, dal nome molto equivoco con quel dito medio che gira in tondo e che non vorrei mai si piantasse proprio la!
Va che quel Berluscone lì, ne ha azzeccate nella sua vita, ha un curriculum da fare invidia. Si racconta che prima dell'intervento alla prostata ne abbia "sbadilate" di belle donne, un vero e proprio harem da collezione pregiata.
Nato nel Settembre del 1936, primogenito di una famiglia della piccola borghesia milanese, non demorde e torna in campo un'altra volta, candidandosi per le europee previste per il prossimo Maggio.
Il Rè del Bunga Bunga riesce a dare del filo da torcere anche a Matusalemme, patriarca antidiluviano citato nel libro della Genesi, come la persona più anziana che sia mai esistita. Dobbiamo aspettarci un Berlusca centenario, l'higlander del Biscione.
Ieri è apparso in televisione e mi è sembrato un tantino affannato, devo dire che mi ha fatto tenerezza, ancora pertinace, ma senza più quel nervo giovanile che tutti abbiamo conosciuto.
Scende ancora una volta in campo, contento lui, contenti tutti!
Io mi domando chi glielo faccia fare, invece di godersi il meritato riposo e la tranquillità con la vicinanza della Signora Pascale e sopratutto rallegrarsi delle delicate intemperanze di Dudu e di tutti gli altri, Dudina, Harley, Wendy, Peter, Trilly e i quindici che divide con la amata figlia Marina.
Mi sono concentrato sulla sua immagine definita in modo straordinario sullo schermo del mio tv a led, sono rimasto impressionato dai capelli, non si capisce se sono dipinti, oppure se sono di plastica come le parrucche intercambiabili di Ken e Big Jim. La pelle poi è tiratissima, il lifting verticale, praticato dal noto chirurgo estetico Roberto Calabria, lo fa sembrare certamente più giovane, ma gli conferisce una espressione ben poco naturale. Il make up poi fa la sua parte e completa la miracolosa opera di ringiovanimento. Un tempo la chirurgia plastica era considerata simbolo di una società un po' frivola, uno status symbol da ricchi. Oggi è diventata alla portata di tutti o quasi, si va dai piccoli ritocchini agli zigomi e labbra, fino a interventi chirurgici veri e propri. Tutte le persone sono un pochino vanitose e molte non accettano con serenità i naturali processi di invecchiamento.
Il Leader di Forza Italia, a parte il ringiovanimento estetico chirurgico, ha un altro problema, nel parlare ha iniziato a farfugliare e a perdere qualche colpo, quel lieve torpore mentale che prende molte persone anziane mentre discorrono. Non so come se la caverà nel Parlamento Europeo, forse comprerà la Beghelli e le concessionarie Amplifon, personalmente desidero portare rispetto al nonnino di Arcore, un po per la sua veneranda età, un po perché qualche mia fattura l'ha sempre pagata!
L.R.


LAPIDATO COI POP CORN!
.... sei crudele, sei fascista, sei razzista, sei un tanghero, un ignorante, rozzo e burino, un violento cattivo, paragonato ai gerarchi nazisti, ma di quelli più ostili e terribili, sei l'Amon Goethe di Schindler list e spari dalla tua finestra al Viminale su gente inerme. Questi magnanimi elogi, sono per te caro Matteo, della stirpe dei Salvini.
Prenderti per i fondelli con perfidia e malignità, è l'attività quotidiana di alcuni italiani ossessionati dal tuo operato che, secondo loro, produce atrocità e che li irrita a tal punto da suscitare in loro, il desiderio della tua distruzione.
Ti odiano Matteo e vorrebbero provare il piacere di vederti linciato, lapidato, sepolto.
Non so se te ne sei accorto, ma li hai tutti contro, radio, tv, giornali, solo il popolo ancora ti sostiene, anzi, pare che i consensi siano in aumento.
Come mai ci siamo ridotti così, perché nessuno fa proposte costruttive e possibili, invece di prendersela con te che qualche cazzata la combini pure.
Ci sono giornalisti che sono disposti a perdere schiere di lettori pur di darti addosso, veri e propri masochisti dalla penna vigliacca che arrivano fino ad alterare la realtà, vogliono colpirti al bersaglio grosso con violenza inaudita. Eppure tutti gli uomini di buona volontà vedono cosa sta accadendo nel Mediterraneo centrale, tutte le persone dovrebbero essere d'accordo sul fatto di portare soccorso a quei poveretti in difficoltà che rischiano di morire annegati o assiderati. Non bisogna allungarla troppo!
E' la modalità con cui aiutare il prossimo che conduce Professoroni, Giudici, Avvocati, Dotti Medici e Sapienti, Attori, Cantanti e parte del popolazzo, a battibeccare violentemente, perdendosi in morbose offensive discussioni quotidiane, che servono solo a far perdere tempo, o nel peggiore dei casi voti in cabina elettorale. Così facendo si foraggiano sentimenti malevoli e non serve a nessuno.
La tua fortuna Matteo, è che sei riuscito a cavalcare consapevolezze diffuse tra la maggioranza degli italiani, che ormai ritengono l'invasione incontrollata di questa povera gente, non più gestibile. L'accoglienza va organizzata e non lo si può più considerare come superiore precetto morale.
Gli Italiani vedono giornalmente il disagio di questi esseri umani nelle stazioni, nei parchi cittadini, nelle zone sub urbane e sono snervati da intemperanze e modalità comportamentali che allontanano la possibilità di una vera e serena integrazione.
Gli italiani sono brave persone, ci sono Regioni d'Italia generose e molto ospitali, l'accoglienza va gestita bene, e anche l'ospite deve imparare a condividere rituali e abitudini locali, per poter essere apprezzato e ben voluto con serenità conviviale. In fondo anche ogni nostra famiglia ha rituali, abitudini ed usanze soggettive e tipiche del gruppo sociale di appartenenza. Bisogna essere solidali sempre, ma non può mancare l'organizzazione, altrimenti regnerebbe il caos.
Caro Matteo hai saputo raccogliere le lagnanze degli Italiani, hai saputo ascoltarli e hai messo davanti al tuo impegno politico, proprio le loro lamentele, questo è il motivo della tua forte acquisita popolarità, questa è la chiave del tuo successo, piaccia o no.
Per te ci vorrebbe un antagonista serio, una brava persona che non pensasse di offenderti e calunniarti, ma che piuttosto si impegni consapevolmente verso una forte, leale e onesta opposizione. Perché l'opposizione serie porta equilibrio e valutazioni più corrette per il bene comune. Il tuo antagonista politico potrebbe essere manna dal cielo per tutti Noi, dovrebbe iniziare la sua carriera facendo come hai fatto tu, ascoltare le persone per la strada, andare nei paesi e fare propri i problemi delle persone comuni, diventare uno di loro, scorrazzare in lungo e in largo su e giù per nostra sgangherata penisola, ascoltando la gente. Per questo caro Matteo mangi la Nutella, sei furbo e psicologicamente ben consigliato.
Basta lagnanze e piagnistei infantili quindi, ci vogliono concretezze e devono partire da ogni bravo italiano, cercando di aiutare fin dove si può le persone che ci stanno accanto e che hanno bisogno di pane, coperte e sempre più, di consolazione.
L.R.


PENSIERI E PAROLE - QUESTIONE DI PERSONALITA'
Apriamo i porti? Li facciamo sbarcare si o no?
Pensare, è quell'attività della mente che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell'immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni raffigurazione del mondo; può essere consapevole o meno. Gli ossessionati, sono pervasi da improvvisi pensieri, ritenuti vere e proprie intrusioni mentali intermittenti.
Il pensiero che si forma all'interno di ogni scatola cranica, è sempre condizionato dalla propria personalità che rimane sempre una questione individuale. E' li che nascono punti di vista differenti. Pensarla in modo discorde è pluralità, è risorsa, ma se si mettono veti a priori, o se non si accetta la differenza, le opinioni dissimili possono condurre a liti furibonde, inutili sprechi e a pallosissime perdite di tempo.
Diviene allora necessario prendere in considerazione la personalità individuale.
Salvini e Saviano, hanno già nel nome la desinenza del Buon Samaritano, eppure la pensano in modo disparato, se ne dicono di tutti i colori essendo antagonisti nella visone differente per gestire la questione immigrati.
Il loro pensiero è condizionato dalla loro personalità.
Anche gli schieramenti formati da italiani che desiderano porti aperti, oppure chiusi, sono condizionati dalla personalità individuale, non c'è pezza.
Le persone con personalità emotiva, danno priorità all'esigenza viscero/passionale, cioè vengono turbate da emozioni profonde che rappresentano la loro parte irrazionale. Il loro istinto spesso prevalente sulla logica, ed è per questo che consentirebbero a mezzo continente Africano di approdare nella nostra scalcinata penisola.
La chiusura dei porti voluta dal Governo Italiano, ha il potere di amplificare i turbamenti di queste persone, tutti sanno che un'emozione, compressa e non espressa, funziona come benzina sul fuoco.
I rapporti con la famiglia di origine, e poi con quella costituita da adulti, i rapporti sentimentali, l'immagine esterna del sé, carriera, successo sociale, l'immagine interna del sé e la paura del rifiuto, dell'abbandono, del giudizio degli altri, sono le cause della formazione del personale pensiero, che diventa la base delle scelte, dei pensieri e del modus vivendi di ogni individuo.
Nella famiglia, normalmente è il padre a rivestire il modello razionale a cui il bambino fa riferimento, mentre la madre solitamente, rappresenta il modello emotivo.
Per esempio, quando dopo la maturità lo studente va dal padre e gli comunica " Babbo, ho deciso di iscrivermi al Corso Istruttori Cinofili del Centro Studi del Cane Italia", lui lo guarda serio, medita una risposta, e poi comunica che non ha intenzione di mantenere economicamente la scelta. Nella testa del patriarca rimbomba un sol pensiero: "Dove cazzo ho sbagliato a tirar su questo marmocchio, perché non pensa a trovarsi un lavoro sicuro in banca, invece di pensare a quattro cani spelacchiati? Se il ragazzo va dalla madre, con la stessa grande notizia, la mammetta scoppia in lacrime, affermando che da sempre quello di lavorare e dedicarsi agli animali era il suo sogno.
La persona iperlogica possiede un'agenda organizzata, tutto deve essere spiegabile, intellegibile e sopratutto sostenibile. La persona emotiva invece, cerca di organizzare i propri impegni mentalmente quando è stesa sul letto, prima di dormire. Purtroppo il risultato è che resta sveglia tutta la notte a rimuginare, e sopratutto combattere con l'ansia di non riuscire a fare tutto il giorno dopo. Il risultato è che poi si addormenta tardissimo divorata dai dubbi, e al mattino, è costretta a dormire fino all'ora di pranzo, senza combinare una beata mazza.
Anche sessualmente il pensiero è dissimile.
La persona razionale si rapporta con persone giovani, cerca carne fresca, un po per estetismi e perché sa che più una ragazza è giovane, tanto minore sarà la probabilità di contrarre malattie. L'uomo emotivo invece ambisce alla Milfona, perché nel subconscio, gli ricorda tanto la mamma.
Io personalmente ho provato tutti e due i modelli, ma sono tornato velocemente a quello giovanile, avendo rotto il femore, ad una bella matrona imperiale, durante energiche pratiche da materasso. Immagino che la signora fosse rimasta contenta, perché poi ha ritentato un approccio tre mesi dopo il traumatico evento, il tutto dopo aver tolto il gesso.
I Logici sono noti per le loro brillanti teorie e la logica inesorabile: infatti, sono considerati i tipi di personalità più precisi dal punto di vista della razionalità. Questi individui pensano di lavorare per vivere, spesso però vivono per lavorare, il loro cruccio è sistemare tutto e per i sentimenti ci sarà tempo. Sanno amare con passionalità, ma quando tutto è a posto e spesso un po egoisticamente.
La persona emotiva lavora per spendere, è spesso affetta dalla sindrome dell'acquisto compulsivo, avendo appunto base emozionale. Se colpita dall'emozione di un acquisto, può vuotare il portafoglio e rimanere sul lastrico, normalmente sono persone generose, ma pericolosissime per l'economia familiare.
Ecco dove sta la diversità tra Salvini e Saviano, l'iperlogico vuole creare le condizioni per una immigrazione regolare e controllata, perché il suo conscio non può sopportare, disordine, confusione, disorganizzazione, l'emotivo/passionale accoglierebbe tutti a braccia aperte, perché ciò fa molto bene alla sua parte emotiva.
Tutti e due resteranno della loro idea, perché alla loro età, la personalità non la si può più cambiare!


GOLA PROFONDA
La Meloni è in crescita, tranquilli, non nel ventre, li ha già dato alla luce una splendida infante qualche tempo fa, intendo nel consenso popolare che pare sia in aumento.
La Signora della Garbatella, piace agli italiani, è diretta e sincera, ascolta i problemi della gente e cavalca con rustico splendore, i grattacapi che la vita ogni giorno ci riserva. La Signora Giorgia è sanguigna e determinata, sa glissare e sorridere quando serve, pungente, mai offensiva verso gli avversari politici.
I rilievi statistici le attribuiscono la percentuale del 7% dei favori della cabina elettorale europea.
La sinistra agonizzante, pare debba prepararsi ad ingoiare l'ennesimo indigesto e polposo rospo del 34/35 % dei voti già nelle tasche allo scatenato Ministro dell'interno.
Quel "brighella" del Salvini col suo fare smargiasso, pare abbia una gran voglia di scrollarsi da dosso i freni inibitori dei Pentastellati, guidati dal Gigetto di Pomigliano, in ribasso stando al termometro che misura la febbre popolare. Salvini non ha più voglia di calare le brache o peggio ancora mettersi a novanta, per accontentare l'elevatissimo numero dei 5 stelle che stanno in Parlamento.
Manca qualche mese alle elezioni di Strasburgo e la scelta di chi governerà l'intero territorio mitteleuropeo, non solo condizionerà i cittadini dell'eurozona, ma molto probabilmente anche il futuro del nostro sgangherato stivale.
Se i sondaggi troveranno conferma dopo lo spoglio delle schede elettorali, nulla di più probabile che al leader del Carroccio, oltre alla Nutella, faccia gola la percentuale del 7% dei voti, patrimonio della bella ciumachella di Trastevere. Salvini e Meloni a braccetto fino alle elezioni nazionali per creare una coalizione che possa raggiungere il 42 % dei consensi del popolazzo, e governare la nazione spaghetti, pizza e mandolino, in posizione maggioritaria.
Forza Italia cala, come probabilmente le carni, la libido e qualche prurito osceno del suo Leader ultra ottantenne. Berlusconi appare confuso, la freschezza e l'ardore di un tempo se ne sono andati, e soltanto la tenerezza che il nonnetto suscita, probabilmente non basterà per poter accedere allo scranno europeo.
Il Cavaliere può contare su qualche centinaio di nostalgici e affezionati amici e forse su qualche "baiadera" in cerca di un prestigioso palcoscenico.
La sinistra deve ricostituirsi e alla svelta, altrimenti l'altra parte dell'emiciclo prenderà il sopravvento in modo definitivo guidando il paese a proprio esclusivo piacimento. Basta piagnistei, aggressioni e offese all'avversario politico, meglio intraprendere la strada della concretezza fatta di proposte, azioni e progetti per aiutare gli Italiani a campare nel paese più bello del mondo con serenità, sicurezza e mandolino.

Viva la Democrazia!

L.R.


PULSIONI IPERLOGICO/ RAZIONALI

Il rispetto opportuno da riservare al prossimo, dovrebbe essere una questione naturale, spontanea, non strettamente dipendente da nessun obbligo autoritario. Il "devi fare il bravo e devi fare bene", raccomandazioni genitoriali giornaliere di un tempo, dovrebbero far parte della dignità personale di ogni individuo.

Fare bene è caratteristica delle persone di valore.

Oggi giorno ci sono logiche esistenziali che purtroppo conducono al rincoglionimento globale di massa. Le nuove generazioni hanno urgente necessità di poter disporre di accorgimenti quotidiani educativi veri e propri Maestri di vita, modelli affettivi solidi che spieghino l'educazione emozionale, da far prevalere, su una sterile visione iperlogica della vita.

L'empatia e l'educazione emozionale, sono ingredienti determinanti per sviluppare la capacità di espressione delle proprie emozioni e dei propri sentimenti, bisogna insegnare ai ragazzi che si possono superare debolezze personali, celebrando il talento che è nascosto e risiede in ogni individuo.

L'attuale litigioso e stizzito regime culturale, insegna invece a puntare il dito verso il prossimo, trovare il colpevole dei nostri disagi senza lasciare dubbi.
Molto spesso non ci si accorge che il vero responsabile è dentro di Noi, non si riesce più godere a pieno delle personali emozioni, compare una repressione delle più vive impressioni sentimentali, fino alla loro eliminazione.

Le emozioni vere non si cancellano, se censurate si trasformano in inconsapevoli ombre corvine con uno straordinario potere dominante e molto, ma molto più forti della ragionevolezza razionale. Il cuore inganna meno del cervello!

L.R.


ADRIAN..AAAA A KO

... anche l'effetto sorpresa è svanito, la curiosità del fumetto made in Adrian è colato a picco, a contatto con l'acqua è diventato cartapesta.

Il molleggiato non ha voluto mettere la faccia sul parterre del Teatro Camploy di Verona, ci vuole coraggio per svelare gli effetti della vita che avanza inesorabilmente. Così il Capo Clan, ha affidato la propria immagine agli imitatori televisivi attualmente in auge e gli ascolti sono miseramente crollati. C'è chi giura di aver visto Giancarlo Scheri, attuale direttore di rete Mediaset, nel panico e mettersi le mani nella folta capigliatura, e proporre un immediato cambio di collocazione di Adrian, nel palinsesto di Canale 5.
Il Commissario Montalbano piace troppo agli Italiani, e la concomitanza in prima serata, sarebbe un colpo mortale per il Messia di via Gluck.

Eppure la sua musica ha fatto da colonna sonora per la vita di molte persone, melodie storiche per la discografia del vinile italiano. Senza poi considerare l'aspetto cinematografico, dove gli italiani sorridevano davanti alle trovate del molleggiato.

Piano piano la sua vena ispiratrice si è esaurita, le battaglie ecologiche svanite, l'artrosi ha bloccato le articolazioni e Celentano è diventato monotono, ripetitivo e scontato.
Anche le sue prediche hanno ammorbato gli italiani, che forse si sono accorti che comunque, sotto sotto, c'è sempre la ricerca di fruttuosa remunerazione, non proprio apprezzabile per chi si erge da cristiano praticante, sul pulpito del predicozzo.

Molti lo rivorrebbero semplicemente cantante, senza tanti fronzoli o quegli ormai stucchevoli atteggiamenti da mistico asceta.
Questa forse, è la via per accedere ancora una volta alla benevolenza del suo pubblico, che lo desidera con la chitarra in mano e che si accontenterebbe di qualche bella canzone come quelle di un tempo.
Resta sempre l'opzione scelta dalla sua grandissima collega Anna Maria Mazzini, che dalla clausura elvetica, ogni tanto lancia sul mercato discografico perle musicali di rara bellezza.

Forza Adriano, non è sopportabile ricordarti per il flop del fumetto Mediaset, regalaci una nuova canzone che cancelli il plot che non convince e lo share che continua a scendere.

L.R.


Il 69 .... ESORDIO DEL FESTIVAL!
...... Parte Renga sotto una armonia scontata, con la solita lagna di una femmina che torna o non torna, brano lento e melodico, caratterizzato da sonorità dolci, toccanti ed evocative e che arriva ad esplorare temi sentimentali come la nostalgia e la gelosia, la rottura, l'abbandono o semplicemente una dichiarazione d'amore. Francesco comunque se la cava e sale in fascia alta secondo i votanti.
.... Bisio giacca da mangiafuoco sembra un feto di un giostraio... al tappo al tappo signori al tappo si vince sempre! Claudio è partito un po impacciato poi lentamente si è sciolto un pochino, il suo monologo ha fatto gonfiare gli zebedei a molti telespettatori, i contenuti del polpettone del comico sono risultati incomprensibili, non si è proprio capito dove volesse andare a parare, triste la citazione di come immagina lui gli africani, "osso nel naso, davanti al pentolone a cantare Hakuna Matata".
....Virginia Raffaele gnoccone con una frangia troppo calata sugli occhi, un po' impacciata e falsamente disinvolta, che maldestramente tira in ballo, ironizzano sui ricami lurex della giacca di Bisio, la famiglia dei Casamonica. Virginia si lascia scappare un «salutiamo i Casamonica» accorgendosi subito dopo della gaffe e chiedendo scusa, uscita da bannare e certamente fuori luogo. Tra Bisio e la Raffaele manca la complicità sul palco, sono distanti e spesso si intralciano, incespicano a volte farfugliano, per poi buttarla sul ridere. Claudio e Virginia sono due comici straordinari, all'Ariston manca proprio il loro pezzo forte: la comicità. Virginia, elegante e sorridente, è troppo ingessata. Le sue caratterizzazioni sono sempre le solite, trite e ritrite, inoltre l'accoppiata con Baglioni, nei finti litigi, sono cose scontate, già viste l'anno scorso. Virginia non è una conduttrice e per questo avendo carta bianca, poteva certamente dare di più.

.... Nino d'Angelo sembra la caricatura del player Cassano, riesce a stonare in dialetto partenopeo, e pare che nel gozzo "tenga u' babbà", a tratti imita con scarso successo atteggiamenti da "u' zappatore" di Merola ricordo.
.... Nek si fa trovare pronto con quella bella faccia da Modenese tirato su a cotechini e purea, piace tanto al gentil sesso, introduce un rock pop con del tiro ritmico che eleva la qualità intorpidita dai due precedenti concorrenti, il pubblico finalmente si fa sentire ed esulta.
.... Il Volo atterra sul morbido di un pezzo melodico destinato ai consensi della giuria, il trio se la cava bene con i cambi di tonalità adatti alle tre voci pseudo tenorili.
Loredana Bertè con capigliatura da fatina di Pinocchio, sostiene mirabilmente la minigonna, è più sobria del solito, canta l'anima di Gaetano Curreri che gli sciorina un testo coi i controcazzi, con richiami armonici del Rocker di Zocca. Per Loredana non fiori ma opere di bene, per me è candidata al podio del Festival.
Che dire di Andrea Bocelli, primo ospite che se la canta e se la suona con l'amato figlio. Andrea si toglie il chiodo e lo caccia sulle spalle del rampollo Matteo, al quale regala un augurio di successo. Il tenore poi si infila una giacca in velluto, e la sua immagine ricorda quella di Riccardo Fogli ai tempi di Storie di tutti i giorni. La timbrica di Matteo Bocelli ricorda quella del padre, (purtroppo per lui), fuori dai tratti tenorili, il giovane Bocelli è bravo, elegante, bella voce e anche bello: ha solo 21 anni ma le premesse ci sono già tutte e il web con lui è generosissimo, qualche donnetta lo vorrebbe sposare.
Poi Andrea si siede al pianoforte e parte con voce felpata per poi toccare le note a lui più congeniali, armonie da pelle d'oca nel refrein di "Il mare calmo della sera" melodia che lo consacrò star mondiale del canto. Interviene nel duetto Baglioni che fa la sua parte, ma i brividi li stimola il tenore che sale di ottava in ottava senza mai un calo, mentre il Direttore artistico apre solo le fauci, standing ovation della platea.
Apprezzato Daniele Silvestri con Rancore, l'eleganza di Paola Turci, la maturità di Arisa, la forza garbata di Simone Cristicchi. L'Ariston si illumina quando sul parterre arriva Giorgia, il medley del suo ultimo album è raffinato, la sua voce, un raro gioiello. Poi duetta con Baglioni, che si intrufola sempre al fianco di colleghi di spessore, il web per questo lo canzona ed ipotizza un futuro duetto con Rosa e Olindo, citando il macabro evento di Erba.
Per il resto, il buio.
Sanremo debutta dopo aver messo in cassa il record assoluto della raccolta pubblicitaria, 31,1 milioni di euro però il festival ha perso il suo fascino, sembra di essere alla sagra delle cotiche di Roncole Verdi, il palco sembra quello di un nebbioso paesello della bassa parmense, dove imperano le commedie dialettali, l'audio è traballante, sul palco e da casa, non aiuta lo spettacolo. Patty Pravo, costretta ad aspettare qualche minuto prima di partire con il suo duetto con Briga per un problema tecnico, non va per il sottile: «Sono venuta a fare una passeggiata o a cantare?».
Alla fine della prima serata di Sanremo, questa è la classifica parziale sulla base del voto della giuria demoscopica, che pesa per il 30%: nella zona alta della classifica, quella blu, si sono piazzati: Ultimo, Loredana Bertè, Daniele Silvestri, Irama, Simone Cristicchi, Francesco Renga, Il Volo, Nek; nella zona gialla, quella intermedia, Enrico Nigiotti, Federica Carta e Shade, Boomdabash, Negrita, Paola Turci, Anna Tatangelo, Patty Pravo con Briga, Arisa; nella zona bassa, quella rossa, Mahmood, Achille Lauro, Nino D'Angelo e Livio Cori, Einar, Ghemon, Motta, Ex-Otago, The Zen Circus.
Tutti gli anni lo show, perché di show si tratta, suscita critiche e consensi, fa parte del gioco da sempre, e questo da una straordinaria forza mediatica al palco dell'Ariston, San Remo resta sempre un bel Festival che piaccia o no!
L.R.