Questo sito è dedicato a tutti coloro i quali amano i cani, desiderano capire il loro comportamento e le loro necessità, e vogliono avere un amico fedele, educato e felice... Se tu sei fra di loro, puoi entrare!
L'etologia classica, il behaviorismo, la psicologia canina hanno in parte decodificato le esibizioni comportamentali dei cani, interpretando segnali e posture emesse dai canidi. Ma nel comportamento non tutto si è appreso, anzi molto risulta di pertinenza dell'innato, cioè di quelle espressioni che sono catalogate come istinti. I sostenitori della corrente behavioristica considerano il cane come una macchina, progettata principalmente per rispondere a stimoli esterni, mentre gli etologi ritengono il cane un animale che ricerca attivamente questi stimoli. Lo studio classico del comportamento dei cani ritiene che il quattro zampe possa disporre di un energia di origine endogena (proveniente dall'interno della mente e del corpo dell'animale), peraltro mai completamente dimostrata, che si ricava dalla motivazione e dagli stimoli che innescano il comportamento attivo.
I segnali percettivi, se sono captati da un soggetto "disponibile" (per disponibilità s'intende sensibilità corporea e mentale), innalzano il livello di quest'energia; pertanto, gli stimoli potranno essere più deboli per evocare l'azione e viceversa. Si tende a definire energia questo "motore interno" che gli etologi pongono tra la motivazione e l'azione, al quale non riservano uno spazio mentale vero e proprio. Per questo motivo, l'etologo Lorenz si è dedicato allo studio degli istinti che sono da considerare degli automatismi.
L'etologia cognitiva, invece, ha cominciato ad inserire, tra la motivazione e l'azione, l'attività mentale chiamata pensiero, che abilita il cane a "stimare le situazioni", in pratica a compiere operazioni mentali. La difficoltà sta nel fatto che il cane non parla e quindi non può comunicare ciò che sente o quello che pensa. Questa limitazione di per se da spazio a molteplici interpretazioni sulle motivazioni del suo comportamento.
La psicologia cognitiva ammette quindi di entrare nel pensiero dell'animale, vale a dire consente di sperimentare se esiste un tipo d'elaborazione mentale, tra il voler esprimere un'azione e l'espressione dell'azione stessa.
L'etologia cognitiva, quindi, non si ferma esclusivamente ad analizzare i comportamenti istintivi catalogandoli esclusivamente in espressioni automatiche, ma gli etologi cognitivisti hanno chiamato in causa l'intelligenza, condizione che spiega operazioni mentali a volte elaborate e che dimostrano il senso logico per la specie rappresentata.
Il cane è un predatore che sa ritrovare zone idonee alla caccia, che tende agguati, che insegue, che sceglie la preda, che vive in branco, che si adatta all'uomo. Il problema sta nel fatto che il cane non pensa come un uomo, e molto spesso la sua logica non corrisponde a quella delle persone. L'antropomorfismo non aiuta la convivenza tra uomo e cane, così come l'eccessivo (per non dire esasperato) sentimentalismo che si trova in molte relazioni tra cane e padrone, penalizza il rapporto. Lo studio sui carnivori, come il cane, è di sicuro aiuto per approfondire la conoscenza del comportamento e della cognizione dell'uomo, in quanto tali soggetti documentano in modo straordinario i processi evolutivi delle capacità cognitive. Questi animali, nel corso del tempo, hanno dovuto adattarsi a veloci cambiamenti delle condizioni ambientali, adattando il loro comportamento. Tali modificazioni hanno caratterizzato anche aspetti comportamentali di natura sociale, come durante le fasi d'approvvigionamento del cibo appaiono svolgimenti sociali suscettibili di rapide evoluzioni, come ad esempio la suddivisione dei compiti.
I proprietari di cani domestici, vista la continua e stretta convivenza con i fedeli amici, raccontano spesso di comportamenti che implicano "riflessioni" da parte del cane.L'addomesticamento a volte sopisce alcuni istinti mentre celebra atteggiamenti adattivi e funzionali per la convivenza all'interno del gruppo sociale umano.