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One track mind: una sola pista mentale

Luca Rossi, Direttore tecnico CSdC Italia

Da sempre, le capacità percettivo-sensorie dei cani, hanno suscitato grande interesse. Molti proprietari di cani si domandano come vede l'amato Fido, se in technicolor o in bianco e nero, se ha maggiori o minori capacità visive dell'uomo, per esempio di notte, se sente i suoni a maggiore distanza dalla fonte emittente e su diverse frequenze, quali cibi e gusti preferisce, e tanto altro ancora. Per lo studio dei sensi dei cani, si è paragonata la loro sensibilità sensoriale a quella dell'uomo e a quella degli insetti.

Molti studiosi, tramite prove sperimentali svolte in laboratorio ed associate ad osservazioni etologiche, hanno definito e codificato le capacità percettivo-sensorie dei nostri amici quadrupedi. Ma come fa uso, cerebralmente, il cane dei suoi sensi? Il nostri beniamini sono animali fortemente selettivi, e le loro capacità di concentrazione si ricollegano al senso di deputato ed attivato durante la situazione contingente. Semplificando, si può affermare che quando un cane sviluppa attività di perlustrazione del terreno "pensa con il naso", cioè l'olfatto diventa il senso di “connessione cerebrale”.

Proprio a proposito dell’olfatto, che per il cane è il senso di eccellenza, Fido è definito “animale macrosmatico”; questo aggettivo deriva dal greco ed è composto dalla parola “macro” (grande) e da un derivato del verbo “osman” (odorare, fiutare); il significato è pertanto “animale dotato di grande sensibilità per gli odori. Tornando alla selezione del “senso” utilizzato in una determinata circostanza, pare quindi che gli altri sensi si desensibilizzino e riducano la loro influenza sul comportamento dell'animale. Credo che questa osservazione, in un certo qual modo, possa essere estesa anche all'uomo. Se una gentil signora annusa una rosa ricevuta in omaggio, inspira profondamente e chiude gli occhi in modo preprogrammato. Chiudere gli occhi, in quel momento, riduce la sensibilità visiva, lasciando aperto il canale prioritario, che in questo caso è l'olfatto.

Altri esempi calzano, a tal proposito, a pennello. Quando il marito è intento a leggere il quotidiano e la moglie lo chiama per il pranzo, spesso tali richiami rimangono inascoltati. E' la vista, in questo caso, il senso d'eccellenza che condiziona la situazione di concentrazione mentale.

L'udito pertanto riduce la sua sensibilità. Nelle gare di Agility Dog, il senso di eccellenza utilizzato è la vista. Il cane, impegnato nella performance cinofilo-sportiva, usa questo “senso” per interpretare il percorso esteso sul parterre. Inoltre osserva le indicazioni del linguaggio del corpo emesse dal suo Conduttore. Normalmente, a Conduttori silenziosi o che usano con parsimonia la voce nella guida del cane, si abbinano soggetti rapidi e precisi; ciò accade perché il Conduttore non fa "interferenza" sul canale visivo, deputato alla concentrazione ed alla valutazione ambientale del cane. La riflessione relativa agli aspetti selettivi della concentrazione, indotta dal senso d'eccellenza contingente, è estendibile anche alle fasi di "cerca" che caratterizzano l'uso venatorio del cane. Quasi tutti i cani utilizzati nell'arte venatoria hanno la caratteristica morfologica delle orecchie pendule.

Ciò li preserva dall'ingresso nel canale udivo di oggetti causa di disturbo ma facilita, soprattutto, la concentrazione mentale sulla ricerca dell'indicazione odorosa del selvatico. L'arte venatoria è fatta di silenzi e di odori. Nell'organizzare piste di tipo cinofilo sportivo, era di regola, in fase didattica, disseminare sulla "pista" bocconcini prelibati. Ma se il senso di eccellenza per perseguire una traccia a terra è l’olfatto, perché fare interferenza attivando anche le papille gustative e quindi il gusto? Nei paesi Scandinavi, nell'organizzazione delle pratiche identificate come “Tracking” (pista), non è uso spargere bocconi sul tracciato ma ci si limita a dispensare un grande premio al termine del lavoro, cioè a fine pista. Dopo alcune esperienze, il cane impegnato nella pratica, si concentra fortemente sulle indicazioni che ricava dal terreno e tiene alta la sua motivazione per raggiungere il suo target finale.

E’ pertinente considerare non solo l’innesco motivazionale che conduce il cane alla ricerca olfattiva ma anche le sue capacità olfattive che, come già detto, sono ben diverse da quelle dell’uomo; non è necessario quindi ingigantire la traccia a terra per indurre nel cane in comportamento di ricerca, così come non è necessario ingigantire la luce rossa del semaforo per indurre il conducente al comportamento di “arresto”. Come si evidenziava poc’anzi, molti Istruttori che usano sistemi desueti per tracciare la pista, inducono il cane ad interessarsi al tracciato tramite l’attivazione del gusto, indotta dalla presenza e dala conseguente assunzione dei bocconcini a terra. La questione importante, quindi, risulta essere l’informazione sul tipo di traccia da seguire cioè la proposta tecnica di una sequenza chiara che non lasci dubbi al cane su quale sia l’odore da perseguire.

D’altro canto però, in maniera estremamente naturale, quando al cane viene presentata la ciotola contenente la sua razione quotidiana di cibo, l’approccio sarà inizialmente dettato dall’olfatto: il cane annuserà la sua razione; tuttavia, dopo il primo boccone ingurgitato, l’aspetto olfattivo lascerà il posto alle papille gustative che porteranno al cervello del cane le sensazioni dei sapori. Anche il tatto gioca un ruolo importante nell'analisi del "One Track Mind". Se un Proprietario chiede al cane di assumere la posizione di seduto con la voce e mentre pronuncia il comando accarezza l'amato Fido, questi difficilmente potrà eseguire con rapidità.

Se si desidera che il vero comando sia la voce, non si dovrà "toccare" il cane, altrimenti le sue orecchie, si "chiuderanno", lasciando aperto il canale mentale del tatto. Allora il Conduttore sarà costretto a premere sul posteriore dell'allievo per indurre la postura richiesta. Sempre a proposito del “tatto”, dobbiamo ricordare che, nel cucciolo, prima del completamento delle capacità percettivo sensorie che avviene nel periodo di transizione (dal 10 al 20 gg dalla nascita) il senso di eccellenza, e peraltro l’unico completamente sviluppato, è appunto il senso del tatto.

Tutte le attività di regolazione vitale, sono inizialmente deputate a tale senso; d’altro canto il senso dell’udito, non essendo il cane dotato di verbo, non riveste un ruolo di altrettanta importanza rispetto alla componente di udito che caratterizza l’essere umano. Le considerazioni sulla teoria organica del "One Track Mind" e la sua applicazione selettiva in ambiti pedagogici e di addestramento dei cani, possono far compiere notevoli passi avanti in ambito cinotecnico.

Utilizzare tale teoria significa mettere in condizione il cane di ricevere e percepire al meglio gli stimoli segnali provenienti dall’ambiente e di conseguenza esprimere il comportamento pertinente; significa inoltre favorire processi rapidi di apprendimento e soprattutto processi di memorizzazione stabili e duraturi E’ altamente probabile dunque che, favorendo la concentrazione dei cani durante il lavoro richiesto, gli stessi aumenteranno la qualità delle loro performances e si apriranno le vie del successo. Il Conduttore avrà benefici emozionali ed il cane svilupperà autostima.