Questo sito è dedicato a tutti coloro i quali amano i cani, desiderano capire il loro comportamento e le loro necessità, e vogliono avere un amico fedele, educato e felice... Se tu sei fra di loro, puoi entrare!
L'istinto predatorio, definito in etologia predazione, è innato nel cane e fa parte delle qualità specifiche del carattere dei fedeli amici a quattro zampe. Quest'istinto conduce il cane ad attivarsi e ad inseguire la preda che fugge, per provvedere alla cattura e per soddisfare l'istinto di mantenimento.
L'istinto predatorio è caratterizzato da diversi livelli aggressivi che sono assolutamente soggettivi. Questo tipo d'aggressività è da considerarsi come un comportamento riflesso scatenato dal movimento della preda, o semplicemente dalla percezione del selvatico.
I cani possono manifestare attività predatoria anche verso oggetti in movimento, come ad esempio autovetture, ed esibire comportamenti d'inseguimento abbinati a tentativi d'improbabile cattura.
Questo tipo di aggressività implica un minimo cambiamento umorale che sembra essere automatico e preprogrammato.
E' possibile osservare questo tipo di aggressività anche in alcuni cani ai quali l'uomo ha affidato compiti di guardia. In situazioni ambientali particolari, dove l'animale vive all'interno di una recinzione e vede transitare davanti a se cicli, motocicli e autovetture, l'aggressività predatoria si esplica con l'inseguimento fino a che la recinzione lo consente.
Il cane vive una situazione di stress intenso, dimostrato dalla serie di stereotipi esibiti dal soggetto. La continua ripetizione di scatti ed inseguimenti sviluppati di gran carriera (improbabili in natura), conduce il cane a tensione emotiva. Questi cani possono arrivare al punto di roteare su se stessi nel tentativo di mordersi la coda, che nel caso rappresenta la preda che fugge.
Questo tipo d'aggressività è da considerarsi esclusivamente predatoria e non territoriale, in quanto l'esibizione aggressiva è innescata dal passaggio veloce della preda.
L'aggressività predatoria è di origine ipotalamica ed il neurotrasmettitore acetilcolina sembra, in questo senso, giocare il ruolo maggiore.
Alcuni mesi or sono ricevetti una telefonata da un allievo di Trento.
Nella conversazione telefonica mi fu trasferito che un suo conoscente possedeva un cane con il brutto vizio di "inseguirsi la coda". Il problema era così accentuato che il cane esprimeva lo stereotipo di comportamento in maniera continuativa e sul prato dove il cane viveva erano disegnati innumerevoli ghirigori circolari.
L'allievo affermò che, un "esperto cinofilo locale" aveva suggerito di provvedere al taglio chirurgico della coda e che l'esito sarebbe stato assolutamente risolutivo. Rendere il soggetto anuro avrebbe calmato il cane. Probabilmente se il Proprietario fosse stato credulone o se "l'esperto cinofilo" fosse stato convincente, avremmo un cane senza coda che s'insegue, come si dice in Emilia, le "chiappe".
Troppo spesso si cerca di intervenire togliendo o tagliando. Troppo spesso s'interviene sull'effetto e affatto sulla causa.
Ho suggerito all'allievo di proporre alcuni interventi d'ordine "logistico" ed alcuni d'ordine "diversivo". Era necessario togliere il cane da quell'ambiente per un periodo non inferiore a trenta giorni o togliere al cane l'impatto visivo che dava l'innesco all'inseguimento predatorio. Era inoltre necessario, bloccare l'attività frenetica di quel cane, istituendo proposte alternative, veri e propri "stimoli distraenti" che lo impegnassero cerebralmente. A questo proposito si presta ottimamente il lavoro di ricerca olfattiva, come ad esempio la ricerca dell'oggetto, la ricerca del padrone, la ricerca della ciotola con il cibo, la ricerca del premio sotto al birillo, ecc.
Ho suggerito inoltre di provvedere al controllo chilo/calorico della dieta, ho avuto la sensazione che il cane fosse alimentato come se dovesse svolgere un'intensissima attività, disponendo quindi d'energia in esubero che però non era dissipata. Controllare le calorie apportate ed aumentare l'attività psicofisica finalizzandola ad un obbiettivo ben preciso ha condotto il cane prima a ridurre e successivamente a smettere l'espressione dello stereotipo enunciato.
Ora questo cane s'impegna con il Proprietario in pratiche di Agility, dove la preda che fugge è rappresentata dalla pallina, usata sapientemente nei momenti di gratificazione.
Il cane sviluppa autostima perché la pallina effettivamente è "catturata" e non come nell'inseguimento delle autovetture, dove l'insuccesso era sempre presente.
L'istinto predatorio nei cani da caccia trova espressione nella cerca, nella ferma, nella cattura, nel riporto, dove tutto si svolge in maniera naturale, secondo le attitudini innate delle varie razze.
E' inutile premiare con cibo o carezze un segugio che sta seguendo la traccia a terra lasciata dal coniglio selvatico: il cane è già pienamente gratificato dal fatto di soddisfare l'istinto predatorio in se preprogrammato.
Lo stesso discorso vale per lo Sheepdog, dove il Border Collie è tutto preso dal "Drive" sulle pecore.
In molte discipline sportive cui i cani sono introdotti, si fa leva sull'istinto predatorio, l'Utilità e Difesa n'è un'altra espressione.
Concludo riportando un pensiero del mio caro amico Mauro De Cillis dove asserisce che "anche il predatore più accanito della Savana, come ad esempio la Tigre, non odia la preda che cattura e che ha tra le sue fauci; la Tigre ammazza serena, rispondendo al suo istinto predatorio".