Questo sito è dedicato a tutti coloro i quali amano i cani, desiderano capire il loro comportamento e le loro necessità, e vogliono avere un amico fedele, educato e felice... Se tu sei fra di loro, puoi entrare!



Come comunicare con i cani... e farsi capire!

Ho sempre preferito le persone che quando mi parlano mi guardano negli occhi: ho l’impressione così di poter meglio arrivare all’essenza di ciò che mi stanno dicendo e, facendo a mia volta la stessa cosa, contribuire alla costruzione di una più profonda e reciproca comprensione.

Allo stesso modo ricerco questo contatto anche quando mi relaziono ai miei cani e l’intensità di quegli sguardi non solo vale più di mille parole ma riesce ad innamorarmi ogni volta. Quando ho frequentato il corso Allievi Istruttori del Centro Studi del Cane Italia, la comunicazione visiva, ovvero il contatto tra lo sguardo del cane e del suo padrone, ci è stata indicata come condizione indispensabile per instaurare un buona relazione “cane-padrone” ed avviarsi con successo verso un’ottima intesa. I proprietari più attenti avranno certamente imparato con il tempo ed un’amorevole osservazione a decodificare atteggiamenti, rituali, vocalizzi e posture dei propri amici a quattro zampe: i movimenti della coda, delle orecchie, gli inchini giocosi, piuttosto che abbai, ringhi sommessi o festosi uggiolii sono rivelatori dei loro desideri e stati d’animo.

E’ altrettanto importante, tuttavia, essere in grado di farci capire a nostra volta da loro non soltanto a scopo educativo ma anche al fine di aiutarli a gestire le proprie emozioni. Se la relazione instaurata è buona, ed il cane sufficientemente docile, sarà spontaneo per lui riconoscerci il ruolo di capo branco ed accettare quello di gregario: ciò significa che il cane sarà ben disposto ad attenersi e rispettare le indicazioni che di volta in volta gli proporremo. Ma come possiamo fare affinché tutto ciò accada davvero? Ogni volta che “parliamo” al cane, innalziamo automaticamente il suo livello di attenzione nei nostri confronti : a questo proposito è necessario sottolineare che , in quanto esseri umani, il nostro sistema primario di comunicazione è la voce e quindi l’uso della parola e l’attivazione dell’udito.

E’ altresì innegabile che per gli essere umani i suoni del linguaggio sono piuttosto arbitrari: non esiste un gruppo di parole che abbia lo stesso significato per tutti i membri della nostra specie; suoni differenti in lingue differenti possono voler dire la stessa cosa così come facilmente al medesimo oggetto corrisponderanno altrettanti suoni tutti diversi tra loro a secondo dell’idioma. Se per esempio, la parola “cane” verrà compresa da un numero relativamente ristretto di esseri umani riferibile a coloro che conoscono l’italiano, la stessa parola sarà soltanto un suono per un altro essere umano che vive, per esempio, in Francia: figuriamoci dunque quante probabilità ci sono che il nostro compagno quadrupede capisca che il suono “cane” si riferisce proprio a lui. Tuttavia, grazie alla memoria e all’esperienza, un certo numero di parole potrà essere ricordato da ogni cane sia per associazione e memorizzazione delle varie situazioni quotidiane ricorrenti che per condizionamento in ambito di educazione e addestramento.

In entrambi i casi, comunque, se vorremo che il nostro cane venga dai noi, avremo maggiori possibilità di successo se gli diremo semplicemente “Fido, vieni” piuttosto che “Fido, fai il bravo, vieni subito qui che dobbiamo andare!” Le eventualità che il cane capisca aumenteranno se aggiungeremo al “vieni” un aiuto visivo comprensibile al cane espresso tramite il linguaggio del nostro corpo (detto body language) : diremo quindi “Fido vieni” , con tono gentile e mai urlando, facendo alcuni passi indietro come a “risucchiare” il cane in un cono immaginario che termina davanti a noi oppure, nel caso si tratti di un cucciolo, “accucciandoci” per apparire meno “imponenti” e forse anche meno minacciosi ai suoi occhi. In ogni caso il cane, prima di comprendere il significato della parola, capirà il nostro tono di voce e di conseguenza il nostro stato d’animo: sarà motivato ad andare incontro ad un padrone che esprime dolcezza o gioia , piuttosto che tornare da un padrone che lo sta chiamando con tono arrabbiato o anche solo troppo indifferente. Anche la “quantità” delle parole ed il timbro, di voce con il quale le indirizzeremo al nostro cane, contribuiranno a facilitare la comunicazione ed un suo esisto più o meno positivo.

E’ pertinente ricordare che in natura il lupo Alfa del branco “si esprime” molto raramente: emette perlopiù ululati a scopo principalmente aggregativo o brevi ringhi e suoni gutturali che hanno funzione di ammonimento per gli altri membri del branco. Al suo interno soltanto i cuccioli e qualche gregario in fondo alla scala gerarchica utilizzano un numero di vocalizzi più esteso in quanto dette espressioni, oltre a denotare insicurezza e timore, confermano il rango inferiore dei soggetti che le propongono. Analogamente un saggio “capo branco bipede” non alzerà mai la voce e, nei momenti cruciali, come ad esempio per mostrare contrarietà rispetto al comportamento del proprio cane, farà uso di un tono secco e perentorio, che non ammetta obiezioni. Urlare è spesso segno di incoerenza e un proprietario che “abbaia” troppo, sarà facilmente considerato dal suo gregario un capo indeciso e poco autoritario: nella peggiore delle ipotesi il cane potrà mettere in discussione l’attribuzione della leadership al suo padrone compromettendo così la realizzazione di un buon rapporto.

Il buon capo branco dunque, userà un tono di voce forte soltanto nel caso in cui debba effettivamente segnalare una concreta situazione di pericolo o debba mostrare, con consapevolezza e non sull’onda emotiva, il proprio profondo disappunto. Uno dei metodi più validi e forse inimmaginabili che possiamo adottare per comunicare con il cane è il silenzio, specie se accompagnato da parte nostra con una postura del corpo molto controllata tendente, quando e se possibile, all’assenza di movimento. Il silenzio e la “non calanche” sono molto utili per tranquillizzare il cane che si trovi in uno stato di transitoria agitazione emotiva. Possiamo prendere ad esempio le visite dal veterinario: è facile che in sala d’attesa il nostro cane manifesti preoccupazione e cominci ad agitarsi. Se pensiamo di tranquillizzarlo facendogli coccole, moine e ripetendogli all’infinito che “va tutto bene… stai tranquillo… non succede niente…. ” stiamo sbagliando tutto.

In realtà con un simile atteggiamento stiamo rafforzando le sue paure perché il cane avvertirà la nostra ansia (noi siamo agitati nel vederlo agitato) e confonderà le nostre carezze come rinforzi al suo comportamento ovvero penserà che quella che sta vivendo sia un’emozione appropriata al contesto in quanto, non solo condivisa emotivamente dal suo “capo branco” ma addirittura premiata con lodi e carezze. Infine, per meglio comunicare con il nostro cane e con i cani in genere, possiamo attingere informazioni e suggerimenti osservando come lui stesso comunica con i suoi simili , infatti essi non comunicano soltanto tramite i “vocalizzi” : la mimica del muso, il portamento della coda, delle orecchie, il modo in cui si muovono e le posizioni e posture assunte: tutto questo ha sempre un significato ben preciso che può aiutarci a capire lo stato d’animo dei nostri beniamini.

E’ utile sapere che i cani ben socializzati hanno la naturale tendenza ad evitare conflitti e impiegano diversi “segnali di pacificazione” per far capire allo sconosciuto, sia cane che persona, che non intendono essere una minaccia; tutti i cani usano i segnali calmanti come parte del loro bagaglio comunicativo, indipendentemente dalla razza, dimensione, sesso o colore. I segnali di pacificazione sono quindi posture che i cani assumono con il preciso scopo di evitare conflitti più o meno rilevanti sia verso altri cani sia verso il proprio conduttore o altri esseri umani; inoltre, alcuni di questi movimenti vengono anche impiegati per calmare se stessi in situazioni di stress.

Tra i segnali di pacificazione più facili da osservare ci sono i seguenti comportamenti: (ad opera del cane che invia il messaggio “amicale”) - sedersi - mettersi a terra - girare la testa o lo sguardo o entrambi - sbadigliare - annusare il terreno - leccarsi il naso - assumere la posizione di “invito al gioco” Questi sono solo una parte dei più comuni segnali calmanti, ma possono essere sufficienti per iniziare ad osservare il proprio cane in un'ottica diversa da quanto siamo abituati, per comunicare ad un livello più profondo e riducendo la possibilità di equivoci. Così, nel caso in cui il nostro cane fosse troppo insistente con noi, per esempio nel ricercare la nostra attenzione in un momento poco opportuno, potremmo comunicargli che “non è aria” girando la nostra testa nella direzione opposta a lui se siamo seduti, oppure girando il corpo in posizione opposta alla sua se siamo in piedi; allo stesso modo in presenza di un cane molto eccitato potremmo invitarlo alla calma sedendoci ed indirizzandogli un grande ed evidente sbadiglio. In quanto osservatori ed affezionati proprietari, potremmo affermare che c’è stata comunicazione tra noi ed il nostro beniamino se il “segnale di comunicazione” è stato percepito ed interpretato e quindi se, chi lo ha ricevuto ha risposto modificando a sua volta il comportamento.

E’ molto importante che i proprietari di cani imparino a leggere questi segnali. Essi ci dicono molto sullo stato emotivo del cane e ci possono aiutare a prevenire inconvenienti dovuti da una cattiva o mancata lettura dei messaggi che il cane emette. All’interno delle Vacanze con il Cane organizzate dal C.S.d.C. Italia e dirette da Luca Rossi, un’ampio spazio è riservato allo studio del comportamento intraspecifico e interspecifico dei cani e all’ interpretazione dei segnali di calma. Gran parte di essi sono la chiave di lettura di quelli che troppo spesso vengono chiamate “reazioni impreviste” dei cani.

Il cane comunica le sue intenzioni: spesso siamo noi a non capirlo.