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La stretta dipendenza affettiva che oggigiorno lega cani e Proprietari ha portato ad un crescente numero di occasioni di condivisione di momenti quotidiani, ma spesso crea tensioni emotive ed incomprensioni. L'aggressività dei cani, ad esempio, è una delle maggiori cause di preoccupazione dei Proprietari.
Gli studiosi del comportamento dei cani oggi affermano con certezza che la tendenza alle pulsioni aggressive abbia una predisposizione biologica, ma che alcuni comportamenti aggressivi siano caratterizzati dagli stimoli esterni che condizionano il comportamento dei cani. I cani, animali con grandi capacità di adattamento, a volte subiscono "il logorio della vita moderna", spesso sovrastimolati dalla vita frenetica che i Proprietari propongono.
L'analisi condotta da Specialisti Medici veterinari sugli aspetti preprogrammati di origine biologica ha evidenziato l'importanza dei fattori neurochimici, cioè quelle sostanze liberate a livello del sistema nervoso centrale che fungono da mediatori dell'aggressività. Particolare attenzione è stata rivolta ai neurotrasmettitori come la noradrenalina, la serotonina, la dopamina, l'acetilcolina e il Gaba (Acido Gamma Ammino - Butirrico).
La noradrenalina è la principale sostanza responsabile della trasmissione dell'impulso nervoso tra le sinapsi del sistema nervoso simpatico. La noradrenalina viene liberata dalle ghiandole surrenali, in risposta a situazioni di stress o di pericolo, per cui una sua diminuizione a livello cerebrale provoca comportamenti aggressivi del tipo agonistico-competitivi o di auotoprotezione.
Le espressioni aggressive ricollegabili alla competizione o ad esempio ad esibizioni di aggressività per desiderio di non contiguità (aggressività da timore conspecifica per interazione) possono essere indotte dall'abbassamento del livello di noradrenalina.
E' logico affermare che le forme aggressive non possono essere ricollegabili in modo specifico ad un singolo mediatore chimico, ma spesso sono frutto d'influenze di diversi mediatori chimici.
Pertanto il controllo dei livelli dei mediatori chimici gioca un ruolo importante nello studio dei disturbi di comportamento relativi alle espressioni aggressive.
A questo proposito è bene sottolineare che gli Specialisti del settore nel trattamento delle espressione aggressive dei cani si sono avvicinati alla farmacologia specifica. Molto spesso vengono prescritte dagli Esperti miscellanee controllate di farmaci che vengono usate come coadiuvanti, nel tentativo di risoluzione del problema.
Anche l'analisi degli ormoni ed il controllo endocrino sono importanti per la regolazione della motivazione aggressiva. Il comportamento aggressivo conspecifico, specialmente quello tra maschi, è influenzato dell'ormone sessuale testosterone, prodotto dalle gonadi.
La rimozione dei testicoli determina, oltre alla perdita della libido, una drastica riduzione della motivazione alle espressioni aggressive conspecifiche rivolte a soggetti dello stesso sesso. Il tutto in concomitanza all'abbassamento dei livelli ematici dell'ormone. Prima dell'intervento chirurgico diventa logico attuare una sorta di test per accertarsi che l'iperaggressività fondi la sua causa nell'aspetto endocrino. A tal proposito è possibile istituire una terapia farmacologia che conduce il maschio ad una temporanea castrazione chimica. L'analisi del comportamento del cane nei mesi successivi all'applicazione del farmaco può orientare o sulla castrazione o sul mantenimento delle gonadi. Nel caso di espressioni aggressive causate da timore, la castrazione del soggetto è controindicata. Per questo motivo è logico ricercare con precisione le cause del comportamento aggressivo e dopo averle identificate con certezza, apportare i giusti interventi correttivi.
Dopo la castrazione chirurgica, si presenta una drastica riduzione del livello di testosterone e nel giro di alcuni mesi si potrà notare un cambiamento del comportamento aggressivo del soggetto.
La conferma dell'influenza dell'ormone testosterone nelle forme di aggressività competitiva tra maschi, è data dal fatto che se si inietta testosterone ad un soggetto al quale siano stati asportate chirurgicamente le gonadi, si ristabilisce normalmente il comportamento agonistico e l'attitudine al combattimento. I livelli plasmatici del testosterone o di altri ormoni implicati nei comportamenti aggressivi quali ACHT (adrenocorticotropina) emesso dall'ipofisi, l'adrenalina emessa dalla parte midollare delle ghiandole surrenali, o il cortisolo ed il cortisone emessi dalla parte corticale delle ghiandole surrenali, non determinano un aumento dell'aggressività. Nei cani, animali dotati di un notevole psichismo, le esperienze di vittoria o sconfitta in un combattimento possono essere così determinanti che anche se s'inietta testosterone ad un animale subordinato esso mantiene il suo stato di subordinazione e non aumenta nessun aumento significativo dell'aggressività. Questo aspetto può far pensare a quanto risulti importante per i cani, il rispetto e la devozione verso il Leader del gruppo sociale. L'inibizione aggressiva è quindi soggetta a status gerarchico.
E' chiaro come un singolo fattore non sia responsabile della motivazione aggressiva, perché questa è il risultato di complesse interazioni tra le determinanti biologiche dell'individuo ed i fattori ambientali (stimoli esperienze) che ne regolano l'espressione.
L'analisi motivazionale dell'aggressività conspecifica di natura competitiva, vale a dire quella che fa sì che gli animali della stessa specie combattano per il territorio, la posizione gerarchica al fine di aumentare le probabilità di riproduzione, ha condotto all'ipotesi che negli animali, uomo compreso, esista un'appetenza ad aggredire i propri simili. In questo senso, l'aggressività non è quindi solo evocata da stimoli esterni, ma è anche il risultato di una predisposizione endogena che, generando una vera e propria pulsione aggressiva, spinge l'animale alla ricerca (fase appetitiva) dello stimolo scatenante (generalmente un conspecifico dello stesso sesso) per poter "scaricare" nel combattimento (fase consumatoria), l'accumulo di energia aggressiva (comportamento appetitivo).
Nell'uomo, ad esempio, alcune "occasioni aggressive" sono ricercate da soggetti particolarmente predisposti alle espressioni aggressive. Alcune persone cercano la lite e generalizzano questo comportamento in situazioni diverse, in auto, allo stadio, nel gruppo sociale in cui gravitano. Alcune persone vanno allo stadio non per vedere l'evento sportivo, ma perché sanno che è un luogo in cui "sfogare" la loro voglia di aggressività. Questo concetto può essere considerato simile a quello pulsionale della fame, della sete e del comportamento sessuale, che sono caratterizzati da una forte componente appetitiva, un istinto primario che deve essere soddisfatto ad ogni costo.
Questo concetto porta ad almeno tre ipotesi:
"Capirsi e ... farsi capire" deve essere la regola, senza terrorismo e senza azioni tecnicamente non accettabili.